L'assassinio del Commendatore. Libro primo

Di Haruki Murakami
Titolo originale: Kishidancho Goroshi
Voto: 8,5
Prima edizione: 2017
Numero di pagine: 430
Editore: Einaudi
Consigliato:

Tags: Contemporaneo, Giapponese, Romanzo, Serie/Saga, Narrativa, Soprannaturale, Arte, Fantasy, Horror
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Trama in breve

Il protagonista della vicenda, un pittore specializzato in ritratti, inizia a trentasei anni una nuova vita. La nuova casa in cui si trasferisce, però, nasconde dentro di sé un retaggio molto più grande di quello che l'uomo potesse pensare e, da quel momento, l'assassinio del Commendatore diventerà il fulcro della sua esistenza.

Quello che non potevo sapere in quel momento, però, era che quel quadro avrebbe portato un cambiamento radicale alla mia vita.

Incipit

Oggi, svegliandomi da un breve sonno pomeridiano, davanti a me ho trovato l'uomo senza volto. Era seduto sulla poltrona di fronte al divano dov'ero sdraiato e, con gli occhi irreali del volto che non aveva, mi fissava.
L'uomo senza volto era alto, e il suo aspetto non era cambiato dalla prima volta che l'avevo visto. Nascondeva metà della faccia inesistente sotto le larghe falde di un cappello nero, e indossava lo stesso lungo cappotto di colore scuro.

Recensione

È difficile da spiegare, ma ho come l'impressione che questo sia solo l'inizio.

L'assassinio del Commendatore di Haruki Murakami è un un'unica opera che, qui in Italia, è stata divisa in due libri distinti.

Oggi (29 Gennaio 2019), in occasione dell'uscita del Libro Secondo, ho deciso di recensire per voi il primo, in modo tale da aiutarvi ad averne un'idea più dettagliata in attesa delle prime opinioni sul secondo volume (che io stessa leggerò il prima possibile).

L'assassinio del Commendatore è un libro che si differenzia in parte da ciò che viene considerato "tipico" dell'autore perché, mentre i temi ricorrenti si ripresentano anche in questo primo libro, l'atmosfera magica e surreale arriva solamente in un secondo momento. 
Sin dall'incipit, infatti, il lettore si accorgerà di come il taglio della storia sia fortemente legato al soprannaturale, sfociando, in alcuni momenti, quasi nell'orrore. Quest'ultimo aspetto viene ricordato anche in alcune analogie e dialoghi che riportano, talvolta direttamente ma più frequentemente indirettamente, a celebri opere letterarie del genere, e alle loro tipiche tematiche.

Alla luce del giorno, tutto sarebbe apparso diverso.

La trama ci parla di un pittore, specializzato in ritrattistica, che è costretto a cambiare totalmente la propria vita a causa di una forza maggiore: la richiesta di divorzio da parte della moglie. Il protagonista, dunque, si trasferisce anche in una nuova abitazione e, da quel momento, la sua storia comincerà ad intrecciarsi con quella del precedente proprietario della casa; il celebre pittore Amada Tomohiko.

Sono convinto che nella vita di tutti arriva un momento così: un momento in cui una metamorfosi si impone da sé. Quando quell'attimo si presenta, non bisogna lasciarselo sfuggire. Bisogna coglierlo e tenerselo ben stretto.

Lo svolgimento introdurrà alcuni elementi soprannaturali che, solo verso la fine del primo volume, si espliciteranno in qualcosa che volge di più al fantastico. La mia prima curiosità nel leggere il secondo libro verterà principalmente sul cercare di capire se le due tematiche (fantastico ed orrore) continueranno ad intrecciarsi o se il primo prenderà totalmente il sopravvento.

– Spesso non capiamo bene dove passa il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Pensiamo che la linea demarcazione tra ciò che esiste e ciò che non esiste sia mobile, come una frontiera che si sposta di sua volontà. A questi spostamenti dobbiamo prestare la massima attenzione. Altrimenti non capiamo più da quale parte ci troviamo.

Trattandosi di un romanzo effettivamente diviso a metà, non bisogna stupirsi del fatto che il finale non sia affatto autoconclusivo. È necessario leggere entrambi i volumi per poter apprezzare la storia totalmente. 

La personalità del protagonista è ben definita. Impariamo a conoscerlo sia tramite i suoi pensieri, sia grazie a molti flashback del passato ancora più remoto e l'utilizzo di vezzi linguistici che ci aiutano a considerarlo reale. Sono tantissimi, infatti, i concetti che vengono ripetuti, più e più volte, dal pittore. Uno su tutti è quello di avere "tempo dalla sua parte". L'autore riesce sempre ad aggiungere qualche dettaglio o ad introdurre lo stesso messaggio sempre in modi differenti o, anche, legandolo a temi profondamente diversi tra loro. 

Un giorno sarò forse capace di ritrarre il nulla. Così come un giorno un pittore era riuscito a dipingere un quadro intitolato L'assassinio del Commendatore. Però ho bisogno di tempo.
Me lo devo fare amico, il tempo.

Il libro è scritto in prima persona; il protagonista ci racconta, molti anni dopo, di cosa gli è successo quando aveva 36 anni. Per questo motivo lui stesso specifica (talvolta anche parlandoci direttamente) di non ricordare facilmente la sequenza degli avvenimenti.
Per rendere credibile questo suo racconto, vi sono moltissimi momenti in cui il narratore riepiloga ciò che è già successo, come se cercasse di fare mente locale degli eventi. 

È senz'altro per lo stato in cui versavo in quel periodo se, quando ci ripenso (sì, sto scrivendo a molti anni di distanza), tutto – il nesso fra le cose, la loro leggerezza e gravità, lontananza o vicinanza – comincia a vacillare e diventa impreciso; se basta che distolga un attimo gli occhi perché la sequenza logica degli eventi si alteri in un istante.

Questo aspetto, unito alla grande introspezione del libro e al voluto stillicidio di nuovi accadimenti, fa sì che il ritmo di narrazione risulti lento. 

La lentezza, però, incide positivamente sulla percezione dell'atmosfera. Tutto ciò che accadrà al pittore protagonista verrà sentito anche dal lettore che, sebbene desideri scoprire sempre di più del mistero riguardante il quadro de L'assassinio del Commendatore, riuscirà ad apprezzare ogni scena, indipendentemente dalla sua limitata dinamicità.
L'atmosfera, inoltre, è legata a doppio filo con uno dei concetti espressi ripetutamente dal protagonista. L'uomo si sente come trascinato dalla corrente, non è dunque un soggetto veramente attivo della vicenda, bensì è tutto ciò che gli accade a farlo comportare in quel determinato modo. C'è dunque una sensazione di ineluttabilità che ci trascina insieme a lui, portandoci a credere, comprendere e soprattutto a non giudicare ciò che viene compiuto e raccontato.

Aggrappato a un'asse di legno, mi limitavo a seguire la corrente. Tutt'intorno era buio pesto, in cielo non si vedevano né luna né stelle. Finché non mollavo quell'asse di legno, riuscivo a stare a galla.

Inoltre, Murakami in questo volume si dimostra un maestro dei cliffhanger, cioè di quegli "ami" che vengono inseriti a fine capitolo che presentano piccole o grandi anticipazioni di ciò che verrà successivamente e che portano il lettore a decidere di non fermarsi mai. Dunque anche se la narrazione concederà pochi colpi di scena (comunque presenti), la voglia del lettore di andare avanti con lo svelamento del mistero non scemerà.

Mashaiko aveva detto giusto: per essere un posto tranquillo, indubbiamente lo era. Col senno di poi, però, so che sbagliava quando diceva che nulla, in quel luogo, avrebbe potuto distrarmi.

Anche gli altri personaggi sono descritti approfonditamente, aspetto non scontato in un romanzo scritto in prima persona. Grande importanza per la credibilità di questo aspetto la fa la personalità del protagonista. L'uomo, infatti, ci spiega in più di un'occasione di come sia, da sempre, soggetto di confidenze da parte delle altre persone, anche se quasi sconosciute. Inoltre il pittore possiede una memoria visiva unica e, essendo particolarmente attento e minuzioso in questo campo, riesce ad individuare sui suoi interlocutori cambi di espressione e piccoli dettagli che, altrimenti, sfuggirebbero ad un uomo non così dotato.

Sul suo viso apparve un'espressione un po' incerta. Non che fosse davvero confuso, voleva solo sembrarlo. Tuttavia non ebbi l'impressione che recitasse, cercava solo di prendere tempo.

L'ambientazione è suggestiva e particolarmente importante per la vicenda. Il protagonista vive in una casa circondata dalle montagne, piuttosto isolato dal mondo esterno. Non possiede una connessione internet o un cellulare, i suoi unici contatti con la realtà sono legati ad una radio che ascolta ogni mattina per conoscere le ultime notizie dal mondo e le sue lezioni di pittura nel paese vicino.
È la nuova casa del pittore a donare gran parte dell'aura di mistero alla narrazione. Descritta egregiamente da Murakami ci regala per la prima metà del libro nuove scoperte sempre più inquietanti. Inoltre, è proprio grazie a lei che il protagonista verrà a conoscenza dell'esistenza del quadro de L'assassinio del Commendatore.
Tutti gli ambienti fondamentali ai fini della trama vengono descritti nel dettaglio, così come il tempo atmosferico ed il panorama che aiutano a loro volta nella percezione dell'atmosfera.

In conclusione, L'assassinio del Commendatore è un romanzo che ho amato sin dalle prime righe. È ancora difficile comprendere in quale modo si svilupperà la trama che, verso la fine, sembra aver preso una direzione differente da quella che avevo supposto dai primi tre quarti del romanzo. È un libro ben scritto e curato nei dettagli dall'autore, anche ciò che potrebbe essere considerato un difetto, se letto dal punto di vista personale, è invece stato scelto appositamente ed ha un suo perché (per esempio le continue ripetizioni di fatti già raccontati).

Il libro è di qualità (anche se la cura dell'edizione italiana non è impeccabile in quanto a refusi) e presenta anche molte curiosità sul Giappone e sull'arte, oltre che a riportare nomi di grandi opere musicali, pittoriche e letterarie. Lo consiglio a tutti, con la speranza di essere ancora più entusiasta della lettura del Secondo Libro che, penso, inizierò proprio oggi.

Curiosità

Al cuore dello stile nihonga c'è la linea e il modo espressivo tende più verso la dimensione piana che verso la tridimensionalità. I simboli e le allegorie rivestono più importanza che non il realismo dell'opera.

Quando la pittura importata dall'estero, la corrente yōga, fece la sua comparsa sulla scena, nacque per reazione il concetto di nihonga, per differenziarsene. Così per comodità, venne deciso di riunire nella definizione di nihonga i diversi stili preesistenti in Giappone. Naturalmente alcuni vennero esclusi e finirono per decadere e sparire.

Il mio gruppo sanguigno è A. Come quello della maggior parte dei giapponesi.

Citazioni

Perché i miei ritratti venissero tanto apprezzati non saprei dirlo nemmeno io. Da parte mia non ci mettevo molta passione, ma mi limitavo a eseguire di volta in volta il compito che mi veniva assegnato.

A saper guardare in fondo all'animo, in qualunque essere umano c'è una luce che brilla. Quando la si trova, se la superficie è appannata (e credo siano i casi più frequenti), occorre pulirla bene con una stoffa.

Eppure il mio viso mi sembrava solo la parte immaginaria di me stesso. Come se a un certo punto mi fossi diviso in due. E quella che vedevo era la parte che non avevo scelto.

La maggior parte delle cose, viste da lontano, ci sembrano belle.

Il risultato è una realtà, visibile a tutti, ed esercita un'influenza. Le cause che hanno portato a quel risultato invece non sono facili da determinare.

Comunque sia, quello di cui devo parlarvi innanzitutto – le prime due pedine, insomma – sono il misterioso vicino che viveva dall'altra parte della valle, e un quadro intitolato L'assassinio del Commendatore.

– Il fatto è che una volta, in un libro, ho letto di un fenomeno del tutto simile.

Quel suono è un appello, su questo non ho dubbi.

Era così che quell'uomo viveva: se c'era qualcosa che non capiva, continuava a cercare finché non trovava la soluzione.

Aborro le storie di fantasmi. Non voglio averci nulla a che fare.

Già, ma tapparmi le orecchie non sarebbe bastato. Per quanto lo desiderassi, non sarei potuto sfuggire a quel suono. Chissà, forse mi avrebbe inseguito ovunque, anche se mi fossi trasferito da un'altra parte.

Il mio cuore, in quel silenzio che si protraeva indefinitamente, oscillava fra sollievo e delusione, da un estremo all'altro; e come un pendolo terminante in una pesante lama, tracciava un arco che mi lasciava cicatrici sulla pelle.

– Ritrarre un essere umano significa comprenderlo, e poi interpretarlo. Non con le parole, ma con le linee, le forme, i colori. 

Sinossi ufficiale

Una borsa con qualche vestito e le matite per disegnare. Quando la moglie gli dice che lo lascia, il protagonista di questa storia non prende altro: carica tutto in macchina e se ne va di casa. Del resto che altro può fare? Ha trentasei anni, una donna che l'ha tradito, un lavoro come pittore di ritratti su commissione che porta avanti senza troppa convinzione dopo aver messo da parte ben altre aspirazioni artistiche, e la sensazione generale di essere un fallito. Cosí inizia a vagabondare nell'Hokkaidō, tra paesini di pescatori sulla costa e ryōkan (le tipiche pensioni a conduzione famigliare giapponesi) sulle montagne. Finché un vecchio amico gli offre una sistemazione: potrebbe andare a vivere nella casa del padre, lasciata vuota da quando questi è entrato in ospizio in preda alla demenza senile. Il giovane ritrattista accetta, anche perché il padre dell'amico è Amada Tomohiko, uno dei pittori piú famosi e importanti del Giappone: abitare qualche tempo nella casa che fu sua, per quanto isolata in mezzo ai boschi, è una tentazione troppo forte. Quando si trasferisce lí, il nostro protagonista capisce che la sua decisione ha dato il via a una serie di eventi che cambieranno per sempre la sua vita… anzi, la sua realtà. Prima lo intuisce quando scopre un quadro che Amada Tomohiko aveva nascosto nel sottotetto subito dopo averlo dipinto, molti decenni prima: è una scena misteriosa e apparentemente indecifrabile, che però trasuda una violenza maligna e indicibile. Poi ne avrà la certezza quando, una notte, sente il suono flebile eppure inconfondibile di una campanella provenire dal folto del bosco. Facendosi coraggio decide di seguire quel suono che sembra aver attraversato dimensioni sconosciute: dietro un piccolo tempio abbandonato, in mezzo agli alberi, c'è un tumulo di pietre. C'è davvero qualcuno - o qualcosa - che agita una campanella lí sotto? L'assassinio del Commendatore (di cui questo Idee che affiorano è il primo volume) è il grandioso ritorno di Murakami Haruki alle atmosfere fantastiche e sospese di 1Q84: un'indagine sulla forza riparatrice dell'arte e quella distruttrice della violenza; su come sopravvivere ai traumi individuali (ad esempio la fine di un amore) e a quelli collettivi (una guerra, un disastro); sul fare tesoro della propria fragilità e diventare ciò che si è. «Murakami dipinge l'abisso interiore del suo protagonista con movimenti circolari, mettendo in scena un gioco, profondo non meno che arguto, di specchi e doppi, magia e realtà, mistero e indagine psicologica». «Rolling Stone» «Ne L'assassinio del Commendatore il genio di Murakami si muove magistrale tra realtà e allucinazione». «Der Spiegel»

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