Ritratto di signora

Di Henry James
Titolo originale: The Portrait of a Lady
Voto: 5,5
Prima edizione: 1881
Numero di pagine: 535
Editore: Newton Compton
Consigliato: Ni

Tags: Classico, Statunitense, Romanzo
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Trama in breve

Isabel Archer, giovane americana, entra in contatto con la vita totalmente differente degli aristocratici del Vecchio Continente, l'Europa.

Incipit

L. Lunari – Feltrinelli = C. e S. Linati – Einaudi = Giulio Carmenaghi – Fermento:

Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio.
Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda il tè o no c'è della gente che non ne vuol sapere – quel momento è in sé delizioso.

P. Sergi Ragionieri – Newton Compton:

In circostanze adatte, poche ore nella vita sono più piacevoli dell'ora dedicata alla cerimonia nota col nome di tè del pomeriggio. 
Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda sia che non si prenda parte al tè (per non parlare di chi il tè non lo prende mai) la situazione è in se stessa deliziosa.

B. Boffito Serra – Bur:

Sotto certi aspetti, poche ore della vita sono più piacevoli dell'ora dedicata alla cerimonia nota come il tè delle cinque.
Si prenda il tè o no (alcuni, naturalmente, non lo prendono mai) è cosa, in sé, deliziosa in date circostanze.

Recensione

Tutto sta amar qualcosa a questo mondo.

Si può recensire un classico senza essere dei critici letterari o degli esimi professori di letteratura?
Quest'estate sui social, specialmente Instagram, c'è stata una grande polemica al riguardo che mi ha lasciata piuttosto attonita.

Io, da sempre, ho stabilito come mission di Leggo Quando Voglio, quella di descrivere un libro in più elementi possibili, in modo tale da dare un'idea a chiunque delle caratteristiche di ogni romanzo.
A questi dati, che riporto in maniera più oggettiva possibile, aggiungo opinioni personali, voti e consigli perché mi sembra giusto, e decisamente più limpido, dichiarare anche quanto io ho personalmente apprezzato la lettura.
Sono una lettrice piuttosto esperta e questo mi è sempre bastato per pensare di poter essere capace di raggiungere lo scopo che mi sono autoprefissata: far capire con le mie parole, a ogni tipo di lettore, se quel libro può piacergli o meno e se per lui, vale la pena acquistarlo.

Va da sé, che quando si legge un classico, si speri di comprenderne il valore.
È veramente una posizione scomoda quella di notare aspetti che non apprezzi in una lettura divenuta immortale e elogiata dai più.
Se i classici sono diventati tali, un motivo c'è sempre; io non sono qui a svalutarli, mi permetto solo di dire il perché possano piacere o non piacere a chi li leggerà ed è piuttosto evidente che, se io stessa non li apprezzo, qualcosa di negativo da scrivere l'avrò notato.

Questa premessa perché con Ritratto di Signora ho avuto un vero e proprio smacco: di Henry James ho già letto e recensito L'Americano, romanzo decisamente meno conosciuto, e l'ho apprezzato tantissimo. Non mi sarei mai, dunque,  aspettata di trovare così poco interessante uno dei suoi libri più famosi e rinomati. Quando un classico non mi piace, specie se l'autore mi aveva già conquistata in precedenza, ho sempre il dubbio di stare facendo un errore. Eppure queste recensioni non avrebbero senso se non indicassi a voi tutto ciò che noto; perciò, anche se con rispetto, cominciamo.

La prima cosa che devo ammettere su Ritratto di Signora di Henry James è che penso che la mia impressione iniziale sia stata largamente condizionata dalla traduzione del mio volume (Newton Compton, MiniMammut). Partendo dai presupposti che non sono una traduttrice, né ne ho le competenze e che non avevo a disposizione il testo a fronte per verificare, nel mio piccolo, il lavoro del traduttore, ho avuto grandi difficoltà con la mia edizione, a prescindere dalla sua validità.

Se Henry James è famoso per il suo stile molto prolisso e arzigogolato, ricco di dettagli e di subordinate, la traduzione in italiano del mio volume è quella che lo rappresenta con un maggior numero di parole. In più occasioni ho avuto vere e proprie difficoltà a comprendere di cosa si stesse parlando, e non a causa di significati a me sconosciuti, ma proprio perché mi sembrava mancassero alcune parole chiave e che, in cambio, ve ne fossero altre inserite per vezzo, che confondevano il significato sottostante. 
Fermo restando che questo potrebbe essere vero anche per il testo originale, questo aspetto mi ha impedito di apprezzare il primo quinto del testo. Successivamente mi sono procurata una versione differente (Einaudi) e le cose sono migliorate, sebbene l'impressione sgradevole iniziale probabilmente, avesse ormai inficiato la piacevolezza generale della lettura e, nonostante questo, devo ammetterlo, io non abbia trovato particolarmente ben scritto nemmeno il nuovo testo.
In tal proposito, anche se non credo si possa notare molto in così poche parole, ho inserito nella sezione incipit l'inizio di diverse edizioni: come vedrete le stesse due frasi vengono tradotte con un numero di parole ben diverso e in modo più o meno intricato. Non so dirvi quale sia la traduzione più valida ma, personalmente, credo che se avessi avuto a disposizione l'edizione BUR, ora vi starei parlando di questo romanzo con toni differenti, dato che per me lo stile è ciò che qualifica la lettura e tutto il resto va automaticamente in secondo piano.

Secondo aspetto dopo lo stile, che mi è mancato in quest'opera rispetto a ciò che mi aspettavo, è la tipica ironia di James al riguardo della società e delle sue convenzioni. La dicotomia tra Europa e America viene rappresentata anche in questo testo ma non in modo così marcato da renderlo speciale e diverso da altre opere dell'epoca.
Questo aspetto si nota principalmente (se non totalmente) nei dialoghi che, infatti, sono l'unico elemento in cui posso dire di aver ritrovato, almeno in parte, l'autore conosciuto in L'americano.

La trama del libro parla di Isabel Archer, giovane americana che, grazie alla decisione di una volubile zia, comincia a viaggiare per l'Europa, scoprendo tutti i valori, gli usi e i costumi e le personalità del Vecchio Continente. Si comprende sin da subito che il destino di Isabel sarà quello di sposare uno dei tanti pretendenti che incontrerà lungo questo cammino.

Lo svolgimento, però, stupisce. Mentre io mi aspettavo che James indugiasse sul viaggio di Isabel per l'Europa, sfruttando l'occasione per mostrare i diversi comportamenti delle persone appartenenti ai due differenti continenti e a ceti sociali contrapposti (così come succede più evidentemente ne L'Americano) qui salta bruscamente di anni e mesi, facendo trovare tutto d'un tratto Isabel che sta per sposarsi (con chi lo lascio scoprire a voi) e, successivamente, la ritroveremo già sposata da anni e scopriremo se la sua scelta sarà stata felice o meno.

Questi balzi temporali non accelerano il ritmo di lettura, sebbene possano incuriosire il lettore che vorrà necessariamente comprendere il perché di determinate scelte. Come accade spesso è lo stile a rendere lenta la lettura, oltre che ai pochi veri e propri accadimenti della vicenda.

L'ambientazione geografica cambia spesso; i luoghi realmente esistenti maggiormente citati sono Londra, Firenze e Roma, nonostante non vi siano vere e proprie descrizioni panoramiche. Quella di James è un'attenzione per i dettagli precisa ed attenta ma limitata; potremmo conoscere esattamente l'estetica di un bottone della giacca di uno degli uomini, ma difficilmente ci verrà descritta, oltre che nominata, la piazza in cui succede ciò che leggiamo.

I personaggi vengono chiamati a rappresentare il loro mondo; sono meno stereotipati di quanto questo possa fare intendere perché persone provenienti dallo stesso luogo presentano caratteri diversi e, almeno in piccola parte, riescono a riscattarsi dall'idea generale che ce ne facciamo.
Anche tenendo conto del periodo storico in cui questo libro è stato scritto (l'emancipazione femminile era ben lungi dall'essere immaginata) ho ritenuto il personaggio di Isabel deludente: viene presentato al lettore come una donna forte, non volubile, intelligente e desiderosa di imparare ma, nonostante questo, è senza dubbio la donna più debole e vittima del proprio ruolo, presente nel libro (che, probabilmente, sarebbe stato molto più interessante se avesse parlato di una delle tre grandi amiche della protagonista).

Sebbene io nei libri non apprezzi particolarmente le trame che si tingono di rosa, devo ammettere che ciò che sono riuscita a provare per quest'opera è strettamente legato a questo: viene naturale tifare per il pretendente giusto, o perlomeno verrà spontaneo l'andare contro a quello che riterremo sbagliato. Non si tratta, però, di un romance ma di un classico e l'atmosfera che ricerco in questo genere solitamente è più profonda e piena di significato di quella che ho potuto ritrovare qui.

In conclusione, ho trovato Ritratto di Signora un romanzo che, se mi fosse stato presentato con una copertina "muta" io avrei categorizzato come un espediente, ben riuscito, di un contemporaneo desideroso di scimmiottare un romanziere classico. Questo è dovuto anche alla cattiva impressione relativa alla traduzione, che penso possa aver fatto molta differenza sulla gradevolezza della lettura.
È altrettanto possibile che, se non avessi iniziato il libro con il ricordo della bravura di James in L'americano, avrei potuto apprezzarlo maggiormente.

A questo punto mi trovo a chiedermi se è questo lo stile di scrittura che più rassomiglia a quello di James o se è quello che ho riscontrato in L'americano, non avendo testi originali a disposizione il dubbio sarà difficile da risolvere. I libri sono stati scritti a distanza di quattro anni l'uno dall'altro, perciò, non mi sembra possibile che il drastico cambiamento sia intervenuto, così netto, anche nella versione originale.

Conscia del fatto che si tratta di un classico e, in quanto tale, è presumibile che sia stata io a prendere un abbaglio non capendolo, voglio consigliarlo solo a chi sa che ne potrebbe apprezzare la trama che è l'unico elemento che credo di aver veramente svalutato per opinioni personali e non oggettive.

Citazioni

– Me ne dispiace: un'aristocrazia deve sempre essere splendida, chiarò Henrietta. – Se non è splendida, che cosa le rimane?

– Ma spesso mi sembra pure che non potrei mai essere felice in un modo superlativo; specialmente se volgessi le spalle, se mi separassi.
– Se vi separaste da che?
– Dalla vita. Dai casi e dai pericoli comuni. Da ciò che ciascuno di noi deve conoscere e soffrire.

– La signorina Stackpole prende appunti, – spiegò Ralph intervenendo.
– È una grande scrittrice di satire sociali. Legge nelle nostre menti e ne estrae quanto le interessa.

– Pensavo che gli inglesi ti piacessero poco.
– Infatti; ma questa, se mai, è una ragione in più per servirsene.

– Com'è che li chiamate? La classe media? Sono soltanto la popolazione di Londra, e non contano.

...gli pareva ch'ella dipendesse da lui, ch'ella fosse in certo modo in suo potere. Un potere però ch'egli riusciva a esercitare assai vagamente, poiché pel momento non sapeva che accettare con remissività le sue decisioni: cosa tuttavia che gli procurava una certa emozione.

Non pregava, tremava, tremava per tutta la persona. E vibrava come sempre, e si sentiva risonare tutta come un'arpa sulle cui corde fosse passata bruscamente una mano. Non desiderava altro, però, che la rimettessero nella sua custodia.

Aveva per l'amicizia, come per altri sentimenti, un ideale, che nel caso presente non le sembrava affatto raggiunto. Ma sovente ella ricordava a se stessa che ci sono ragioni essenziali per le quali gl'ideali non si possono mai realizzare. In essi bisogna credere senza vederli: una questione di fede e non d'esperienza.

A volte si sentiva un po' allarmata dal suo candore, come avesse consegnata la chiave del suo tesoro a una persona quasi estranea.

Sapeva pensare, pregio raro in una donna, e aveva pensato molto e con senno.

È la suprema fortuna esser in grado di apprezzar la gente più di quello che essa sia in grado di apprezzar di noi. E aggiungeva che, a pensarci bene, questa era l'essenza della vera aristocrazia.

Sinossi ufficiale

James dipinge il ritratto di una "nuova ragazza americana", ricca di speranze e desiderosa di indipendenza, imprigionata nelle reti di un'Europa seducente e pericolosa. Dall'apparente dolcezza dei giardini inglesi agli intrighi dei salotti fiorentini e allo splendore non più consolatorio di una Roma ostile, Isabel, figlia dei puritani, compie la sua parabola verso il sacrificio e la rinuncia, mentre intorno e dentro di lei si disgrega il romanzo tradizionale.

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