Circolo chiuso

Di Jonathan Coe
Titolo originale: The Closed Circle
Voto: 8,5
Prima edizione: 2004
Numero di pagine: 403
Editore: Feltrinelli
Consigliato:

Tags: Contemporaneo, Inglese, Narrativa, Serie/Saga
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Trama in breve

Tornano i personaggi de La banda dei brocchi. Vent'anni dopo le vicende che chiudono il primo volume, ritroviamo Benjamin, Claire, Philip, Doug e molti altri ormai adulti. Gli anni '70, però, continuano a farsi sentire.

Dedica

Per Philippe Auclaire 

Incipit

Sorella carissima,

la vista da quassù è strabiliante, ma fa troppo freddo per scrivere a lungo. Riesco a malapena a tenere in mano la penna, ma mi ero ripromessa di cominciare questa lettera prima di tornare in Inghilterra, e adesso è davvero la mia ultima occasione.

Recensione

Circolo chiuso di Jonathan Coe è il secondo romanzo di una trilogia ideale che racconta come si evolvono nel tempo le vite di alcuni personaggi già presenti in La Banda dei brocchi e che ritorneranno in Middle England.

I paragoni con il volume precedente vengono spontanei e credo che possano essere interessanti per chi vuol decidere se continuare la serie, perciò in questa recensione cercherò di evidenziare le differenze tra le due opere. Ovviamente lo farò senza anticipare nulla delle trame, ma invito chi volesse approcciarsi alla serie ad andare a leggere la mia recensione de La banda dei brocchi, poiché sconsiglio vivamente di partire dal secondo volume.

Se La banda dei brocchi, è ambientato negli anni '70, questo secondo volume compie un balzo di ben trent'anni, accompagnandoci dalla fine del 1999 al 2003. L'ambientazione di Circolo chiuso è meno dettagliata e completa rispetto al periodo storico che rappresenta, ci sono solamente (pochi) riferimenti politici e pochissimi culturali.
La scena si svolge, anche in questo caso, principalmente a Birmingham (Inghilterra) e il lettore potrà notare tutte le principali differenze intercorse nella città nei tre decenni passati rispetto agli eventi precedenti.
Le descrizioni ambientali sono sempre attente e, spesso, molto suggestive. Su tutte è il panorama di Skaghen ad avermi fatto venire voglia di partire immediatamente, ma Coe riserva parole belle ed importanti anche per altre località (Italia compresa).

Era questa luce, questa luce delicata eppure prepotente, la cosa che ricordava di più, più delle dune e delle case dai tetti spioventi dipinte di marrone fulvo e giallo limone. Sapeva che era una luce creata, in parte, dal riflesso del sole sulle acque dei due mari che s'incontravano impetuosi sulla punta della penisola.

Filone principale che lega i due libri è, ovviamente, la storia dei suoi personaggi principali. Questo aspetto è quello che, ritengo, potrebbe colpire maggiormente il lettore, sia in positivo che in negativo.
Oggettivamente quello che si riscontrerà nel personaggi è un essere "fermi" alla personalità (limiti e pregi) descritte nel volume precedente. Ognuno di loro sembra aver sprecato le proprie potenzialità e, inizialmente, il libro dà una sensazione nostalgica che può spaventare. Viene da chiedersi: valeva la pena vederli crescere se ora sappiamo essere questo il loro presente? 
Coe fa ammettere ai suoi personaggi la verità che vi ho appena raccontato e, dunque, è evidente che essa non è frutto di un errore ma di una scelta da parte dell'autore ed io penso che il percorso dei personaggi funga da metafora per il "cammino" che, secondo Coe, ha fatto il mondo insieme a loro. Ritengo che il loro rimanere ancorati al passato volesse riflettere il pensiero dell'autore sui tempi che, del resto, si può desumere anche dalla minore importanza dell'ambientazione e dai numerosissimi pensieri, piuttosto cinici, dei suoi personaggi. 

Non è che la sua vita si fosse trasformata in qualcosa di completamente diverso nell'arco di quei trent'anni.

Ho letto, dunque, un messaggio tra le righe: com'è possibile che negli anni '70 si aprissero a noi così tante possibilità e che la cultura avesse un ruolo fondamentale e che ora tutte le nostre potenzialità siano state sprecate senza che nemmeno ce ne accorgessimo?

Per Doug la situazione era emblematica di tutto ciò che lui voleva dire della Gran Bretagna del 2002: rappresentava alla perfezione l'oscena inconsistenza della sua vita culturale, il grottesco trionfo dell'apparenza sulla sostanza, tutti i cliché che erano tali, guarda caso, solo perché erano veri – uno spettacolo al quale, perversamente, era contento di assistere.

I riferimenti a ciò che è passato sono numerosi anche nella trama, in parte è evidente che Coe desiderava far comprendere al meglio tutte le situazioni in corso sintetizzando molto brevemente eventi precedenti (questo secondo libro è stato pubblicato tre anni dopo il precedente) ed è anche altrettanto evidente che ciò che accade significhi qualcosa proprio in risposta a ciò che è successo nel primo volume.

Ogni singola cosa che un essere umano fa a un altro è il risultato di una decisione umana presa a un certo punto del passato, da quella persona o da qualcun altro, venti o trenta o duecento o duemila anni prima, o forse solo mercoledì scorso.

Lo svolgimento riserverà alcuni colpi di scena che stravolgeranno, di molto, le carte in tavola, com'è tipico di questo autore che, sebbene scriva narrativa spesso mirante a fini poco commerciali, non si dimentica mai di mostrare al lettore come tutto ciò che scrive abbia un senso anche per la lettura in sé.

Il collegamento fondamentale che, a parer mio, rende quasi i due volumi uno unico, si nota anche nella struttura.
L'apertura di La banda dei brocchi, infatti, ci fa conoscere Patrick e Sophie, rispettivamente figlio e nipote di due dei personaggi principali della storia. Qui, i due ragazzi si incontrano e rievocano in flashback gli avvenimenti degli anni '70. In Circolo chiuso, invece, la storia si conclude proprio con il loro incontro che apre il primo. Inoltre, in questo secondo volume troviamo, verso la fine, un ulteriore flashforward che, azzardo, è ambientato in una delle scene che, secondo me, troveremo in Middle England, terzo volume della serie. Il prossimo mese lo leggerò e vi farò sapere se ho indovinato!

Ormai aveva smesso di stupirlo la conoscenza esaustiva di Sophie e il suo ricordo apparentemente senza sforzi di quasi tutto ciò che gli era successo a scuola.

In tutti i libri di Coe la struttura narrativa è molto variabile. Ci sono diari e lettere (come, ad esempio, quella che potete trovare nell'incipit), poesie e addirittura verbali di riunioni (del famigerato Circolo chiuso, che non è quello che può sembrare ai lettori del primo libro).
Questo permette al lettore di divertirsi e non annoiarsi mai e, anche quando Coe gioca con i tempi saltando in avanti e parlando in flashback, ci risulta sempre chiaro cosa sta succedendo e quando. I riferimenti temporali sono sempre attenti e comprensibili, anche quando non specificano la data specifica.

Lo scopo del CIRCOLO, dunque, era di creare uno spazio all'interno della commissione dove per la prima volta fosse possibile dar voce alle idee più radicali e avanzate. Sarebbe rimasto clandestino solo per consentire ai suoi membri una libertà maggiore, e non minore, di esprimere le proprie opinioni.

Credo che tra i tre libri di Coe che ho letto sino ad ora questo sia quello più semplice dal punto di vista linguistico, utilizza meno parole ricercate (nonostante non ne faccia mai sfoggio nemmeno negli altri libri, ma le scelga sempre meticolosamente). Sa scrivere e lo fa bene e con piacere,  in Circolo chiuso lo si nota principalmente durante le descrizioni e nei momenti di introspezione psicologica. Sono tanti i modi di dire un medesimo concetto, e lui trova sempre quello più sintetico, diretto e meno ovvio possibile. Stile unico, riconoscibile e tradotto con cura da D. Vezzoli per Feltrinelli.

"Le parole non significano un beneamato cazzo in uno scenario come questo. La gente continua a essere giudicata in base alle sue azioni, finora almeno: è questa l'unica cosa che mi lascia qualche speranza."

In conclusione, Circolo chiuso è stato per me non un secondo volume di una serie ma una seconda parte da integrare necessariamente con il libro precedente. È probabile che il lettore rimanga inizialmente deluso da ciò che gli viene mostrato, perché diverge dalle aspettative createsi con la lettura di La banda dei brocchi. Si comprenderà solamente in un secondo tempo che l'atmosfera è, sì, nostalgica, ma al contempo forte ed importante. Per quanto La banda dei brocchi mi sia piaciuto di più, ho apprezzato molto anche la lettura di questo volume e non vedo l'ora di poter iniziare quello successivo.

Lo consiglio a tutti perché continuo a pensare che Coe non sia un autore che può piacere a chiunque, ma che dovrebbe esserlo.
È impegnato, serio, acculturato, la ricerca è tangibile in tutto ciò che fa e, inoltre, ha un talento indiscusso. 
Mi raccomando, però, leggete questa serie in ordine. Ancora meglio, vivetela come se si trattasse di un unico volume leggendoli uno dopo l'altro. 

Citazioni

Non è strano, che quando sei libero di fare tutto quello che vuoi finisci col fare così poco? L'infinita possibilità di scelta sembra tradursi sistematicamente in nessuna scelta.

Dopotutto era sabato mattina, e indubbiamente la maggior parte di quella gente stava andando a far compere, o semplicemente a divertirsi, eppure sembrava che stesse montando una furia collettiva su quella autostrada. Era tesa e compressa, tanto da darmi l'impressione che sarebbe bastato che qualcuno commettesse un'infrazione veramente grave per farci esplodere tutti.

Gente pallida stava riempiendo le strade di Londra l'ultima notte del Ventesimo secolo. Una massa compatta che premeva e sgomitava avanzando verso il Tamigi, per ammirare il nuovo London Eye e assistere allo strabiliante spettacolo dei fuochi d'artificio – il cosiddetto "Fiume di fuoco" – che le autorità avevano loro promesso.

Era sempre più inquieto e assetato di cambiamento: un cambiamento rapido e radicale. Si sentiva morire, sprofondare in un torpore prematuro, ed era in cerca di qualcosa che lo scuotesse in tutto il suo essere dando nuovo vigore alla sua vita.

"L'ironia è molto moderna", gli assicurò Malvina. "Molto attuale. Ormai non sei più tenuto a chiarire cosa intendi dire esattamente. Anzi, non sei nemmeno tenuto a pensare davvero quello che dici. È questo il bello."

Poco più di due settimane dopo, il pomeriggio di mercoledì 15 marzo 2000, la prima edizione dell'"Evening Mail" giunse nelle strade di Birmingham con il titolo di prima pagina che recitava direttamente "PUGNALATI ALLA SCHIENA".

Questo perché si rendeva conto di essere arrivato a un punto in cui il massimo cui poteva aspirare era che gli fosse concesso – anche solo per un paio di giorni – di frugare tra i rifiuti come un gatto affamato, in cerca di un avanzo qualsiasi della vita che un tempo aveva immaginato di condurre.

"Beh, non preoccuparti per esserti persa gli anni settanta," disse Philip. "Credo che tu stia per entrare in una capsula temporale."

Sono passati vent'anni e, sotto sotto, non è cambiato niente. Non cambia mai niente.

"Cercare di condividere la tua vita con qualcuno con cui non hai nessuna intimità, al quale non ti senti vicino – non c'è niente di peggio al mondo."

"La banda dei brocchi" li chiamavano: Brocco al trotto e Brocca rotta.

... e com'erano chiassosi gli altri commensali che se la spassavano ridendo a crepapelle, lanciandosi battute, vivendo nel presente, vivendo per il futuro: non chiusi a doppia mandata nel passato, come sembrava essere lui, come sembravano essere i suoi amici, sempre; un passato che continuava a rincorrerli, avviluppandoli nei suoi sottili viticci ogni volta che cercavano di staccarsene, di andare avanti. Una storia interminabile.

Quella pioggia, quei bigi cieli d'Inghilterra, quella massa sgambettante e preoccupata di cupa e infreddolita umanità: quelle erano le cose che la definivano.

Era solo, e libero di pensare: come invero era stato libero di pensare per settimane e mesi, ultimamente. Ma era stanco di questa libertà, sì era proprio stanco: o meglio era distrutto dalle responsabilità che comportava. Ormai stava arrivando alla conclusione che la libertà – quantomeno la libertà assoluta – era sopravvalutata.

Sinossi ufficiale

Alle soglie del capodanno del 2000 Claire Newman, reduce da un matrimonio fallito e da un lungo soggiorno in Italia, decide di tornare in Inghilterra, nella sua vecchia città di Birmingham. Pensa sia venuto il momento, dopo più di vent'anni, di scoprire definitivamente cosa sia successo a sua sorella Miriam, scomparsa misteriosamente nel 1978. Il libro, al tempo stesso seguito de "La banda dei brocchi" e romanzo in sé compiuto, conclude un'ideale trilogia costituita da "La banda dei brocchi" (dedicato agli anni Settanta) e da "La famiglia Winshaw" (dedicato agli anni Ottanta).

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