Il buio oltre la siepe

Di Harper Lee
Titolo originale: To Kill a Mockingbird
Voto: 8
Prima edizione: 1960
Numero di pagine: 290
Editore: Feltrinelli
Consigliato:

Tags: Classico, Statunitense, Sociale, Romanzo, Narrativa
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Trama in breve

Scout ci racconta di una vicenda avvenuta, quando aveva 9 anni, nel 1935 a Maycomb in Alabama. 
Il buio oltre la siepe riesce, senza urlare, a fare arrivare un grido forte e chiaro contro ogni forma di discriminazione, specialmente il razzismo.

Dedica

Al signor Lee e ad Alice
in segno di affetto profondo

Incipit

Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all'epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a football, Jem non ci pensò quasi più.

Recensione

Non si può capire veramente qualcuno finché non si considerano le cose dal suo punto di vista.

Mi sono decisa a leggere Il buio oltre la siepe, romanzo di Harper Lee pluriacclamato e vincitore del Pulitzer nel 1961, solamente quest'anno.
Oggi cercherò di recensirlo e farlo conoscere ai pochissimi di voi che ancora non l'hanno letto.

Elemento fondamentale dell'opera, e motivo per cui questa lettura del 1960, ad oggi è già considerata un classico della Letteratura, è il suo messaggio. Harper Lee ci racconta uno spaccato dell'Alabama degli anni '30 e ci mostra come il razzismo, fortemente radicato, lasciasse poche possibilità non solo agli uomini di colore, ritenuti inferiori e privi di diritti, ma anche ai "bianchi" desiderosi di dare loro una mano.

Voi la conoscete la verità: alcuni negri mentono, alcuni negri sono immorali, di alcuni negri maschi bisogna diffidare qualora si avvicinino alla donne, bianche o negre. Ma questa è una verità che vale per la razza umana e non per una particolare razza d'uomini.

La trama del libro, infatti, parla di Atticus, avvocato d'ufficio a cui è stato assegnato il caso di un uomo di colore accusato di violenza su una donna bianca. Pochi saranno i dubbi sulla colpevolezza dell'uomo, ma tanto ci diranno gli atteggiamenti delle persone di Maycomb, luogo in cui svolge la vicenda.

È in realtà soltanto nello svolgimento che comprenderemo come il processo e l'argomento razzismo siano le parti maggiormente determinanti dell'opera. Ciò che viene raccontato per il primo terzo del volume, infatti, è maggiormente rivolto a farci conoscere la piccola Scout, voce narrante della vicenda e figlia minore di Atticus, suo fratello Jem e il suo amico/fidanzato Dill. 

Avendolo letto per un gruppo di lettura (da me ideato e di cui potrete seguire l'evoluzione su instagram seguendo l'hashtag #LettoriOltreLaSiepe) ho avvertito maggiormente il distacco tra l'inizio del volume e ciò che succede dopo.
Penso che chi lo leggerà in modo autonomo noterà questa differenza molto meno, perché il ritmo di lettura è così veloce da far superare senza problemi il primo terzo.

Sebbene sia convinta che siano gli ultimi due terzi a dare maggior valore all'opera, troviamo anche nella prima parte alcuni argomenti interessanti e, in parte, assimilabili a quello portante del razzismo. Sono anche altre, infatti, le discriminazioni raccontate e descritte nel volume, tra cui quella della "diversità" del vicino di casa, costretto perciò a rimanere rinchiuso e a diventare per i bambini del luogo una sorta di babau da rifuggire e quella del maschilismo che si estrinseca in molte frasi in cui si delineano limiti che la figura femminile, per essere tale, non può superare. Il messaggio, perciò, è ancora più esteso ed importante e porta a riflettere su più fronti.

Jem aggiunse che ero una femmina, che le femmine s'immaginano sempre le cose, che per questo gli altri le odiano tanto, e che se cominciavo a comportarmi come una di loro, potevo andarmene e cercarmi qualcun altro per giocare.

Come si può dedurre dal ritmo veloce, lo stile è semplice e scorrevole. Scout ci racconta accadimenti svoltisi quando aveva nove anni e, per questo, talvolta riporta frasi e fatti come se essi fossero visti e sentiti da una bambina e non da un'adulta, non dando loro perciò la medesima importanza che si assegnerebbe alle medesime idee ad un'altra età. Per questo motivo ogni scena, anche la più drammatica è spiegata con semplicità e quel pizzico di ingenuità necessaria per non esagerarne la drammaticità che, pure, è presente in ciò che succede.
Questo artificio letterario da sempre non mi convince: le storie raccontate dai bambini vanno bene, dagli adulti anche, ma quando è un adulto a parlare di quando era piccolo, fatico a considerare credibili le impressioni riportate in modo ingenuo. Penso, infatti, che nessuno di noi riportando da adulto un ricordo del passato, lo farebbe con il senno del prima e non del poi. Se non ci fosse stato l'incipit e la storia fosse partita in medias res, per gusti personali, avrei dunque avuto meno difficoltà ad immedesimarmi nel modo di pensare della protagonista bambina.

Questo è il motivo per cui, nonostante i grandi accadimenti e l'importante messaggio, il libro non mi ha fatto avvertire l'atmosfera, se non in alcuni punti. Mi ha dato molto di più una volta chiuso, poiché ciò che rappresenta è molto importante ed è normale che emozioni.
Questo non significa che sia un romanzo che non esprime nulla, anzi, sono tantissime le scene forti ed importanti che vengono raccontate, chi non verrà frenato dalla scelta stilistica, dunque, non riscontrerà le stesse difficoltà.

L'ambientazione dell'Alabama del Sud del 1935 è resa molto bene grazie a vivide descrizioni anche relative al clima e al paesaggio (e non stupisce, essendo stata l'autrice coetanea della sua protagonista proprio in quel luogo e in quel momento, tanto che riesce semplice immaginare che vi sia qualcosa di autobiografico) ed è particolarmente importante per comprendere la vicenda: contestualizzare la storia aiuterà a comprenderne il clima generale, ancora più ostile di quello di adesso. Purtroppo, però, il tema del razzismo e della discriminazione in generale (soprattutto i pregiudizi su cosa può e non può fare una donna che, paradossalmente, sembrano mutati anche meno) sono ancora attuali e, nel 2018, ancora non si possono considerare risolti. E questo è solitamente ciò che fa un classico: essere attuale in qualunque epoca e luogo.

D'estate, i crepuscoli sono lunghi e tranquilli. Spesso la signorina Maudie ed io sedevamo in silenzio nel portico, a guardare il cielo che trascolorava dal giallo al rosa, mentre stormi di rondini passavano a volo radente sulle case.

I personaggi, anche se non approfonditi con dovizia, lasciano il segno per ciò che rappresentano. L'avvocato Atticus su tutti.

La principale è che se non lo facessi, non potrei più andare in giro a testa alta. Non potrei rappresentare questa contea all'assemblea dello Stato. – E perché no? – Perché non potrei, Scout. Vedi, Scout, a ogni avvocato capita almeno un caso, nella vita, che lo coinvolge personalmente.

In conclusione, trovo che Il buio oltre la siepe sia un romanzo che merita la propria nomea (e, soprattutto la vittoria del Pulitzer) per il messaggio importante che rappresenta.

Proprio per questo è un libro che consiglio a tutti, ma vi invito ad approcciarvi in modo differente da come ho fatto io, che questa volta sono stata limitata dalla mia volontà di non sapere niente dei libri che leggo prima di iniziarli.
Ho approcciato questo testo, infatti, pensando di stare per leggere qualcosa di avvincente più nella sua forma che nel contenuto mentre, invece, è proprio quest'ultimo a contare maggiormente e a fare la vera differenza sulla lettura. 

Citazioni

Mi ritirai, meditando sulla mia colpa. Non m'ero mai messa di volontà a imparare a leggere, ma tutte le sere, fin da quando avevo memoria, m'ero ingozzata illecitamente di giornali, nonché di qualsiasi altra cosa stesse leggendo Atticus, quando mi raggomitolavo, ogni sera, sulle sue ginocchia.

– Chiunque mette piede in questa casa è tuo ospite. Può darsi che la tua famiglia è più meglio dei Cunningham ma tu la svergogni. Se non sei capace di comportarti a tavola come si deve, puoi sederti qui e mangiare in cucina! –

L'estate era la nostra stagione preferita: significava dormire nelle brandine sotto il portico di dietro, chiuso da spalliere; significava che tutto era buono da mangiare; voleva dire migliaia di colori in un panorama riarso; ma, soprattutto, l'estate voleva dire Dill.

Sento... odore... di morte – annunciò. Quando gli dissi di piantarla, protestò. – Non scherzo mica. Io fiuto la gente e so dirti se stanno per morire. Me l'ha insegnato una vecchia signora. –

Parola d'onore, Scout, certe volte ti comporti talmente da donna, che mi fai cascare le braccia.

Al principio dell'estate mi aveva chiesto di sposarlo; poi, subito dopo, non ci aveva pensato più. Mi aveva monopolizzata, mi aveva marcata come proprietà sua, e adesso, invece, mi trascurava.

– Ma perché, santa pace, avete aspettato fino a stasera?
Perché di notte nessuno poteva vederli, perché Atticus era immerso nella lettura di un libro, perché se Boo Radley li avesse ammazzati, avrebbero perso la scuola invece di perdere le vacanze, e perché era più facile guardar dentro a una casa di notte che di giorno, volevo capirlo o no?

Allora, vidi l'ombra. Era l'ombra di un uomo col cappello in testa. Il portico posteriore adesso era inondato dalla luce della luna, e l'ombra, nera come la pece, vi mosse attraverso, in direzione di Jem.

Nel sud Alabama non ci sono stagioni ben definite; l'estate sfuma nell'autunno, e talvolta all'autunno non segue mai l'inverno.

Tutta la sera era stato sul punto di confidarmi qualcosa; il viso gli si illuminava, lui si protendeva verso di me, ma poi cambiava idea.

Come gli uccelli sanno dove rifugiarsi quando piove, capii che c'erano dei guai nella nostra strada.

Questa volta non combattiamo contro i Nordisti. Combattiamo contro i nostri amici. Però ricordati questo: anche se gli animi si scaldano, sono sempre amici nostri, e questa è sempre la nostra patria.

Per comportarmi a modo, seconda la zia Alessandra, io avrei dovuto fare cose come giocare coi servizietti da tè e portare una collana che mi aveva regalato quando ero nata e alla quale aggiungeva una perla ogni anno; inoltre, avrei dovuto essere il raggio di sole della vita solitaria di mio padre.

Quando comparivo in cucina, pareva contenta di vedermi, e a forza di stare a guardarla cominciai a pensare che il fatto d'essere femmina comportasse una certa abilità.

Il fatto di avere un fidanzato fisso era una misera consolazione della sua lontananza. Per me, l'estate era Dill. Con lui, la vita era normale; senza di lui, insopportabile.

Il resto del pomeriggio trascorse nella blanda tetraggine che cala alla comparsa dei parenti, ma fu un'atmosfera che si dissolse subito quando udimmo una macchina girare nel viale d'accesso.

A quanto pareva, non c'era persona, in tutta Maycomb, che non avesse qualche tendenza: la tendenza al bere, la tendenza al giuoco, una tendenza perversa, una tendenza buffa.

– Lo credi davvero?
Quando Atticus faceva quella domanda due volte nel giro di due giorni, significava che qualcuno stava per perdere le sue pedine. Sarebbe stato un peccato non godersi la scena.

– Comunque, voi sapete che è stato incaricato d'ufficio a difendere Tom Robinson.
– Già, ma Atticus intende difenderlo sul serio, è questo che non mi va giù.

Famiglie come gli Ewell esistono in ogni paese.
Nessun mutamento dell'economia nazionale muta la loro condizione: vivono in qualità di ospiti della contea così nei tempi di prosperità come negli abissi di una crisi.

Mai, mai in un controinterrogatorio fare a un testimone una domanda di cui ignori la risposta: era un dogma che avevo assimilato con le prime pappe.

Capii che potevo credergli. Pareva un negro rispettabile, e un negro rispettabile non avrebbe mai varcato di sua spontanea volontà la soglia di una casa altrui.

C'è però un'istituzione in questo paese di fronte alla quale tutti gli uomini sono stati creati uguali. Tale istituzione, signori, è il tribunale. I nostri tribunali hanno i loro difetti, ma, in questo paese, per i nostri tribunali, tutti gli uomini sono stati creati uguali.

– Come hanno potuto farlo, come hanno potuto?
– Non so, ma l'hanno fatto altre volte e lo faranno ancora e quando lo fanno, a quanto pare, sono solo i bambini che piangono.

Con l'andar degli anni, vedrai spesso dei bianchi mettere nel sacco i negri, però lascia che ti dica una cosa e non dimenticarlo mai: tutte le volte che un bianco fa una cosa simile a un negro, per quanto ricco sia, per quanto illustre sia la famiglia da cui proviene, quell'uomo è un pezzente.

La notte era immota. Ogni tanto c'era una brezza improvvisa che mi colpiva le gambe nude, ma questo era tutto.

Avviandomi verso casa, pensai che Jem ed io saremmo diventati grandi ma che non c'era rimasto gran che da imparare, salvo l'algebra, forse.

Sinossi ufficiale

In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.

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