Scheda libro
Vita tra i selvaggi
Vita tra i selvaggi è una raccolta di scritti autobiografici di Shirley Jackson pubblicata per la prima volta nel 1949 e portata in Italia da Adelphi con una traduzione di Monica Pareschi.
La recensione
Incipit
Casa nostra è vecchia, rumorosa e piena zeppa. Quando siamo arrivati qui avevamo due figli e circa cinquemila libri; se tanto mi dà tanto, quando finiremo per esplodere e dovremo trasferirci di nuovo avremo una ventina di figli e almeno mezzo milione di libri; abbiamo anche un assortimento di letti tavoli sedie cavallucci a dondolo lampade vestiti di bambole modellini di navi pennelli e letteralmente migliaia di calzini.
Informazioni sul libro
Vita tra i selvaggi è una raccolta di scritti autobiografici di Shirley Jackson pubblicata per la prima volta nel 1949 e portata in Italia da Adelphi con una traduzione di Monica Pareschi.
Shirley Jackson, conosciuta prevalentemente per i suoi racconti e romanzi gotici, non aveva una stanza tutta per sé e come sfogo per quei momenti in cui non si poteva occupare del proprio lavoro a causa del suo ruolo di madre, donna di casa e moglie si dilettava a raccontare con umorismo della sua vita da casalinga disperata ante litteram.
Fu in quel periodo che la mia agenda personale si ridusse a un alternarsi di orli e di budini al cioccolato.
L’uscita di questo memoir stupì il pubblico tanto da non farlo apprezzare pienamente e farlo rivalutare in seguito. Non solo la scrittrice gotica per eccellenza osava uscire così tanto dal proprio ruolo da diventare divertente, ma azzardava anche una critica sociale che ai tempi era pura avanguardia. Nel secondo Dopoguerra, infatti, il ruolo della casalinga suburbana perfetta, che si occupa di tutto con gioia e non ha un pensiero al mondo era imperante e il pubblico non era abituato a leggere scritti che esprimessero liberamente anche i contro dell’essere donna e della modernità, nonostante Jackson lo facesse con umorismo, smorzando così l’effetto.
I sentimentali insistono a dire che se le donne fanno un terzo figlio è perché adorano i bambini, e i cinici sostengono che una donna con due bambini sani e attivi in casa farebbe qualsiasi cosa per starsene dieci giorni in pace all’ospedale; io mi colloco più o meno a metà strada, anche se tendo verso la seconda possibilità.
Oltre all’elemento innovativo, che al lettore moderno colpisce meno perché nel frattempo questo tipo di opere è diventato un genere riconosciuto e diffuso, ciò che viene raccontato è quanto di più quotidiano possibile. Jackson racconta le stesse scene che molti di noi hanno vissuto e che ancora di più abbiamo sentito esprimere un po’ da chiunque, la differenza sta tutta nel modo in cui tutto è esposto.
Infatti, se davanti alla vicina di casa che ci racconta del suo guasto alla caldaia e delle peripezie conseguenti avremmo voglia di scappare lontano, quando è Shirley Jackson a narrare si rimane ipnotizzati e non se ne ha mai abbastanza. Anche dei concetti, talmente ripetuti da diventare triti e noiosi, diventano originali e interessanti se espressi da lei.
Una delle cose più angoscianti, e anche meno originali, che ho notato riguardo ai miei figli è che mentre un anno sostituisce l’altro e Natale inevitabilmente segue il 4 luglio e il 4 luglio segue inevitabilmente Natale, loro tendono a crescere. Ogni ottobre, per esempio, Laurie compie gli anni. Ogni novembre, per quanto incredibile possa sembrare, Jannie compie gli anni; il fatto che anch’io compia gli anni in dicembre sfortunatamente è del tutto plausibile ma per qualche motivo meno commovente.
Nonostante la totale differenza di genere, però, è comunque possibile individuare moltissimi passaggi in cui è ben chiaro il perché l’autrice sia diventata portavoce del gotico. In questo testo non è presente niente che si avvicini anche solo al concetto di paura, eppure la jacksonianità delle affermazioni di Vita tra i selvaggi si evidenzia eccome. Coloro che hanno letto i suoi romanzi troveranno molti spunti che faranno loro capire da dove le sono venute le sue idee migliori.
… finché non avevo scoperto per puro caso che quella parte della stanza era abituata a una scrivania e non si sarebbe rassegnata finché non avessi scovato un vecchio scrittoio traballante e non ci avessi posato sopra un calamaio d’ottone.
A essere jacksoniana però non è solo lei: i personaggi, che coincidono con i membri della sua famiglia, sono tutti molto originali e divertenti. Se una punta amara rimarrà al lettore dopo aver terminato il libro sarà solo quella di non poterli più accompagnare e non sapere cos’altro combineranno.
Mia figlia mi guarda divertita. «Questa è Mrs. Ellenoy» dice. «Io sono là». E indica il punto in cui è. Uno dei guai di tutto questo è che è davvero molto facile lasciarsi ingannare da questa informazione.
Elemento forte del libro è il coinvolgimento diretto del lettore; non solo tutti i personaggi coinvolti vi staranno simpatici e diventeranno per voi come una seconda famiglia, ma la narratrice vi coinvolgerà nei loro dubbi. Emblematico è il caso del Grande Arcano dell’Influenza, una delle scene più spassose del testo. L’atmosfera è dunque piacevole e avvolgente, come quella della coperta che a casa Jackson sarebbe servita davvero tanto.
… ci stiamo ancora interrogando tutti nervosamente su quello che potremmo chiamare il Grande Arcano dell’Influenza. In effetti, sarei oltremodo grata a chiunque potesse risolverlo per noi, perché siamo davvero a corto di coperte, ed è irritante non trovare uno straccio di risposta.
Alla fine del libro il lessico familiare dei Jackson diventerà anche il vostro e la sensazione di aver vissuto una parte di vita con una famiglia spassosa e caotica vi accompagnerà per sempre.
Arrivati alla terza settimana di asilo, Charles era ormai un’istituzione nella nostra famiglia: se passava il pomeriggio a piangere, Jannie era un Charles; Laurie faceva il Charles quando riempiva il carrettino di fango e lo trascinava per tutta la cucina; persino mio marito, quando col gomito tirò il filo del telefono facendo cadere dal tavolino oltre al telefono, il posacenere e un vaso di fiori, dopo un momento disse: «Roba da Charles».
La mia opinione
Io amo Shirley Jackson. Ho letto tutto ciò che ha scritto (e che è stato tradotto da Adelphi) e se con i suoi romanzi gotici ho imparato a stimarla come scrittrice, con i suoi scritti autobiografici sono passata a volerle bene direttamente. Era una scrittrice brillante e originale che usciva dagli schemi e non temeva di essere se stessa. Sapeva vedere i piccoli dettagli e riusciva a dare loro importanza sia nella sua vita quotidiana che nei suoi scritti. Era una donna sopra le righe che scriveva nel modo che più la si addiceva, per questo capirla potrebbe non essere semplice (quando si parla di gotico ci si immagina qualcosa di molto specifico). Trovo che questo libro, così come il mio preferito suo Paranoia, sia perfetto sia come ciliegina finale per i lettori che già la amano, sia come aiuto per coloro che hanno letto qualcosa di suo ma non sentono di averla capita pienamente. Non è mai obbligatorio apprezzare un autore, l’Arte è così speciale perché suscita in noi risposte completamente diverse, ma sicuramente Jackson è una di quelle scrittrici che non smetterò mai di consigliare.
Citazioni
Non ho idea di quale sia il record mondiale ufficiale di fuga da sotto una coperta, attraversamento a rotta di collo di una stanza, apertura di una porta, di una zanzariera, uscita sulla veranda con chiusura di entrambe alle spalle, ma se supera i quattro secondi ho stabilito un primato.
«Pensate che a me andare a scuola piaceva» dissi io. Era una panzana così evidente che nessuno reputò necessario rispondere, anche solo per cortesia.
«… Occupazione?» «Scrittrice» dissi io. «Casalinga» disse lei. «Scrittrice» dissi io. «Io metto casalinga» disse lei.
Le cameriere se la prendono sempre molto comoda quando siete sedute al ristorante con i bambini. Preferisco non sospettare che questo dipenda dall’aspetto e dal comportamento dei miei figli a tavola.
Mr. Anderson – forse a causa dei suoi pressanti impegni sociali – interviene solo a patto che lo si paghi sull’unghia: circolano voci, a cui credo ciecamente, secondo cui se non incassa subito il dovuto ritorna in cantina e rompe di nuovo la caldaia.
Non ho mai trovato, dicevo, uno stile di vita preferibile a questo; l’unico difetto – a parte la fatica massacrante e la perfida pasta frolla che non vuole saperne di dorarsi – è che va avanti sempre uguale, all’infinito, apparentemente senza nessun cambiamento sostanziale.
«È un’ottima, vecchia casa» dissi. «Si capisce dai gatti» fu l’enigmatica risposta dell’imbianchino.
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Shirley Jackson racconta la sua vita domestica.
Quarta di copertina
Quando non era impegnata a ideare storie che avrebbero terrorizzato generazioni di lettori, Shirley Jackson conduceva una vita che verrebbe la tentazione di definire ordinaria, per quanto frenetica. Un marito, quattro figli, un cane, un numero imprecisato di gatti, una grande casa isolata nel Vermont: abbastanza per riempire le giornate in attesa del «miracolo serale» – il momento in cui i bambini andavano a letto e il caos si placava per qualche ora. Ma quelli dello scrittore non sono panni che si possano svestire e indossare a piacimento; e se da Conrad abbiamo imparato che chi scrive lavora anche quando guarda fuori dalla finestra, grazie a Jackson scopriamo qui che può farlo persino mentre organizza un trasloco, si prepara a un tardivo esame per la patente, passa una convulsa mattinata ai grandi magazzini, si barcamena tra bambinaie inaffidabili – o addirittura in libertà condizionata –, cerca di gestire un esilarante valzer dei posti letto quando un’influenza colpisce tutta la famiglia. Vita tra i selvaggi si rivela allora una porta, forse ben nascosta ma non necessariamente secondaria, per entrare nel bizzarro universo di una strega molto domestica. E ci fornisce la prova che la differenza tra comico e inquietante, proprio come quella tra cura e veleno, talvolta può essere una mera questione di proporzione degli ingredienti.
Opinione veloce
Un libro divertente che racconta cose che abbiamo vissuto tutti in modo speciale.
Pro
- +Atmosfera
- +Originalità
Contro
- -Struttura
- -Trama
Indifferenti
- =Ambientazione
- =Credibilità
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