Copertina di Saggio sulla lucidità

Scheda libro

Saggio sulla lucidità

Saggio sulla lucidità di José Saramago è un romanzo del 2004 portato in Italia da Feltrinelli con una traduzione di Rita Desti.

Consigliato: Sì
⏳ Letto in 14 giorni🥊 Colpisce: cervello😈 Vizio capitale: superbia

Trama

Nel luogo dove si sono svolti gli eventi di Cecità, quattro anni dopo succede qualcosa di molto particolare durante le elezioni. Complotto o casualità?

Quarta di copertina

Cosa succede a un paese se alle elezioni i cittadini decidono in massa di votare scheda bianca? Quali ingranaggi vengono sollecitati fino alla rottura, quali contromisure andranno messe in atto? Se lo chiede José Saramago con questo straordinario romanzo, avvincente come un giallo e penetrante come un'analisi (fanta)politica. L'ipotesi più accreditata è che ci sia un legame fra questa "rivolta bianca" e l'epidemia di cecità che, solo quattro anni prima, si era diffusa come la peste. Gli indimenticabili protagonisti di "Cecità" fanno quindi ritorno, per condurci in un viaggio alla scoperta delle radici oscure del potere. Un viaggio che ci fa gettare uno sguardo nuovo e spietato sui meccanismi del mondo nel quale esercitiamo (o crediamo di esercitare) ogni giorno la nostra libertà.

Opinione veloce

Seguito di Cecità, non l'ho mai voluto leggere perché come si fa ad eguagliare Cecità? Probabilmente non ce la fa ma ci arriva molto vicino. È un Saramago puro: muro di testo, mancanza di punteggiatura nei dialoghi, frasi infinite, ironia incredibile che fa ridere, contenuto che fa riflettere, linguaggio e attenzione alle sfumature che insegnano e ricordano quanto le parole siano importanti e decisive. Sta diventando difficile mettere in classifica i suoi libri, sono quasi tutti portentosi!

Pro

  • +Messaggio
  • +Stile

Contro

  • -Personaggi
  • -Struttura

Indifferenti

  • =Ambientazione
  • =Ritmo

La recensione

Ritenevamo di avere la situazione sotto controllo, di essere signori e padroni della situazione, e alla fin fine ci hanno spiazzato con una sorpresa che neanche il più scaltro parrebbe capace di immaginare, un colpo di scena perfetto, devo riconoscerlo.

Informazioni sul libro

Saggio sulla lucidità di José Saramago è un romanzo del 2004 portato in Italia da Feltrinelli con una traduzione di Rita Desti.

Ambientato quattro anni dopo gli accadimenti di Cecità , mostra lo stesso Paese alle prese con una nuova “epidemia”. Se nel primo libro le persone erano diventate cieche, in questo libro sembrano aver aperto gli occhi sull’inutilità di un sistema fino a quel momento considerato intoccabile: le elezioni.

Intanto, ci muoveremo a tentoni, alla cieca, si lagnò il presidente. Il silenzio fu tale che avrebbe smussato la lama del più affilato dei coltelli. Sì, alla cieca, ripetè senza accorgersi del turbamento generale. Dal fondo della sala, si udì la voce tranquilla del ministero della cultura, Tale e quale a quattro anni fa.

È inutile iniziare a parlare di un libro di Saramago senza nominare lo stile: ciò che differenzia questo autore da chiunque altro, e che lo fa amare immensamente a tanti e odiare istantaneamente da molti è il modo unico in cui scrive. Il primo elemento evidente che vi si presenterà davanti aprendo un suo libro è il muro di testo: non solo non c’è nessun tipo di respiro tra le frasi – la sensazione è che il narratore non prenda mai fiato e parli velocemente e senza riflettere su ciò che dice ma seguendo il flusso dei suoi pensieri – ma persino i dialoghi, seppur presenti, mancano completamente della tipica punteggiatura che li contraddistingue e fa sì che i testi diventino ariosi e lascino molto spazio libero.

Saramago non dà tregua fino alla fine del capitolo, che è rigorosamente non numerato e difficile da trovare in mezzo al testo. Perché l’esperienza di lettura non si fermi, infatti, anche la struttura del libro dà la stessa sensazione di compattezza e continuità: gli spazi sono pochi, i capitoli sono mediamente lunghi, non c’è indice che vi aiuti o un titolo o un numero ai capitoli che vi faccia orientare.

Queste scelte narrative, particolarmente calcate nei libri più claustrofobici e con trame distopiche come questo e il suo predecessore, rafforzano l’atmosfera percepita dal lettore che unisce un senso di impotenza e di inevitabilità alla forza di stare assistendo a qualcosa di unico e irripetibile. Le parole di Saramago sono una valanga dal ritmo sempre più veloce da cui possiamo solo decidere se farci travolgere o in cui entrare spontaneamente, diventando tutt’uno con essa.

Eppure, non c’era bisogno di essersi dottorati in sospettosità o laureati in diffidenza per cogliere qualcosa di particolare nelle ultime due frasi, quella della mattina che pareva essere stata fatta apposta, e specialmente la seconda, che un giorno o l’altro doveva succedere, ambiguità magari involontarie, magari inconsapevoli, ma, proprio per ciò, potenzialmente più pericolose, che converrebbe contrastare con l’analisi minuziosa del tono in cui le suddette parole erano state proferite, ma soprattutto con la gamma di risonanze da esse generate, ci riferiamo ai sottotoni, senza la cui considerazione, a dar fede a teorie recenti, il grado di comprensione di qualsiasi discorso oralmente espresso sarà sempre insufficiente, incompleto, limitato.

La trama è molto vicina a quella di Cecità ma mostra uno scrittore più maturo e pronto a rendere il suo messaggio meno metaforico e più evidente. Se Cecità, infatti, può essere considerato un distopico la cui base di partenza è poco evidente, Saggio sulla lucidità diventa a tutti gli effetti un romanzo politico e mostra e esplicita anche i sottesi del romanzo precedente.

Ho già risposto, Ci dia un’altra risposta, quella non ha funzionato, Era l’unica che potevo darvi perché è quella vera, Questo lo crede lei, Solo se mi mettessi qui a inventare, Lo faccia, a noi non disturba affatto che inventi le risposte che vuole, con il tempo e la pazienza, più l’applicazione adeguata di certe tecniche, finirà per arrivare a quella che vogliamo sentire.

Un’altra particolarità dell’autore portoghese è la mancanza di nomi: i suoi personaggi sono chiamati a rappresentare un concetto e non a vivere di vita propria. Questo non significa che il lettore non si possa affezionare a loro, anzi, la possibilità di riconoscere in loro un archetipo ci permette di affidarci completamente alle loro decisioni e missioni non dandoci l’impressione di tifare per uno o per l’altro ma di stare studiando la nostra psiche: in cosa ci riconosciamo e riusciamo a credere? Sapere cosa proveremo verso i personaggi di questo libro ci mostrerà chiaramente chi siamo davvero.

Altrettanto innominata è l’ambientazione: nonostante lo scrittore giochi, facendoci capire che si parla della sua Nazione di origine, decide volutamente di non renderlo mai chiaro e di non dare riferimenti geografici che permettano di riconoscere il luogo. La sensazione lasciata al lettore è che quello che succede in Saggio sulla lucidità potrebbe accadere ovunque e che non c’è differenza alcuna tra un luogo e un altro, perché l’essere umano funziona sempre allo stesso modo.

In realtà, considerando la delicata materia della comunicazione, sarebbe stato poco meno che offensivo dire Cari Compatrioti, o Stimati Cittadini, oppure, modo più semplice e più nobile se fosse stato il momento di suonare con l’adatto vibrato bordone dell’amor patrio, Portogheeeeesi, Concittaaaaadine e Concittaaaaadini, parole queste che, affrettiamoci a chiarirlo, compaiono solo grazie a una supposizione del tutto gratuita, senza alcun tipo di fondamento oggettivo, quella che il teatro dei gravissimi avvenimenti di cui, com’è nostro vanto, abbiamo dato qui dettagliata notizia, sia, o casualmente sia stato, il paese delle suddette e suddetti concittadini portoghesi.

Nonostante ciò che accade nel libro parta da un concetto che, analizzato da solo, è ben poco credibile – quasi la totalità di persone di un luogo che è d’accordo su qualcosa di così importante come un’elezione e sugli atteggiamenti successivi da avere – l’autore riesce ad aggiungere ad ogni scena, piccoli elementi che a loro volta raccontano qualcosa degli esseri umani e che ognuno di noi riconoscerà come verosimili. Sapremo dunque che quello che è raccontato non può realmente accadere per la premessa iniziale, ma al contempo diventerà qualcosa di già effettivamente accaduto nelle nostre menti e nei nostri cuori, che riconosceranno veri esseri umani tra i personaggi.

Nonostante ciò che accade nel libro parta da un concetto che, analizzato da solo, è ben poco credibile – quasi la totalità di persone di un luogo che è d’accordo su qualcosa di così importante come un’elezione e sugli atteggiamenti successivi da avere – l’autore riesce ad aggiungere ad ogni scena, piccoli elementi che a loro volta raccontano qualcosa degli esseri umani e che ognuno di noi riconoscerà come verosimili. Sapremo dunque di più rispetto ad altri distopici che quello che è raccontato non può realmente accadere per la premessa iniziale, ma al contempo diventerà qualcosa di già effettivamente accaduto nelle nostre menti e nei nostri cuori, che riconosceranno veri esseri umani tra i personaggi.

Non siamo robot né pietre parlanti, agente, disse la donna, in ogni verità umana c’è sempre qualcosa di angosciante, di penoso, noi siamo, e non mi riferisco solo alla semplicità della vita, siamo una piccola e tremula fiamma che minaccia di spegnersi da un momento all’altro, e abbiamo paura, soprattutto abbiamo paura.

La mia opinione

Io amo Saramago e, pian piano, sto leggendo tutti i libri che ha scritto. Sapevo che Saggio sulla lucidità era considerato un seguito di Cecità ma non avevo capito quanto concludesse e rendesse compiuto anche ciò che è successo nel libro precedente. Questo libro mi è piaciuto enormemente e ha al suo interno tutto ciò che secondo me rappresenta la Letteratura: stile unico, originalità, tematiche importanti, trama significativa, personaggi da rimpiangere e tanta capacità di conoscersi come esseri umani e non solo come lettori. Non è il migliore dell’autore – Cecità rimane al mio primo posto – ma è sicuramente tra i migliori e un lettore che ha voglia di sperimentare e spaziare in Letteratura non dovrebbe farselo mancare. Leggete prima Cecità, però!

Incipit e dedica

Tempo pessimo per votare, si lagnò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici dopo aver chiuso violentemente il parapioggia inzuppato ed essersi tolto un impermeabile che a ben poco gli era servito nell’affannato trotto di quaranta metri da dove aveva lasciato l’auto fino alla porta da cui, col cuore in gola, era appena entrato.

A Pilar, i giorni tutti A Manuel Vázquez Montalbán, vivo

Citazioni

Da un certo punto in poi, cominciò a correre la voce popolare che il miglior atteggiamento, in situazioni del genere, sarebbe stato di non dare spago agli interlocutori, voltare semplicemente le spalle, o, in casi estremi di insistenza, esclamare con voce chiara e forte Non mi scocci, a meno di non preferire, molto più semplicemente, e con più efficacia risolutiva, mandarli a cagare.

Niente di nuovo sul fronte occidentale, eccetto, è chiaro, il soldato che è appena morto.

Nelle case, nei caffè, nelle trattorie e nei bar, in tutti i luoghi pubblici dove ci fosse un televisore o una radio, gli abitanti della capitale, alcuni più tranquilli di altri, aspettavano il risultato finale dello scrutinio.

…faranno in modo di renderci la vita amara in mille maniere, dobbiamo essere pronti a tutto, ivi compreso, o principalmente, quello che ora ci sembra impossibile, il mazzo ce l’hanno loro, e l’asso nella manica pure.

Che non la senta il diavolo, signor ministro. Il diavolo ha un udito talmente buono che non ha bisogno che gli dicano le cose a volte alta, Che dio ci aiuti, allora, Non vale le pena, è sordo dalla nascita.

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