Copertina di Lucernario

Scheda libro

Lucernario

Tra i veli oscillanti che popolavano il suo sonno, Silvestre cominciò a udire rumori di stoviglie e avrebbe quasi giurato che dalle trame larghe dei veli trasparissero dei chiarori. Stava per irritarsi, ma...

Consigliato: Nì
⏳ Letto in 21 giorni🥊 Colpisce: pancia😈 Vizio capitale: accidia

La recensione

Incipit

Tra i veli oscillanti che popolavano il suo sonno, Silvestre cominciò a udire rumori di stoviglie e avrebbe quasi giurato che dalle trame larghe dei veli trasparissero dei chiarori. Stava per irritarsi, ma all’improvviso si rese conto che si stava svegliando. Strizzò gli occhi più volte, sbadigliò e rimase immobile, mentre sentiva il sonno allontanarsi lentamente.

Informazioni sul libro

José Saramago scrisse Lucernario nel 1953, quando la sua carriera non era ancora partita, e lo mandò ad un editore che non gli rispose mai. Il libro finì nel dimenticatoio finché, un giorno, ben trent’anni dopo, non fu casualmente ritrovato. All’epoca Saramago era già uno scrittore celebre e rinomato e si rifiutò di farlo pubblicare: disse che quel libro apparteneva ad un altro uomo e che non avrebbe avuto senso pubblicarlo mentre lui era in vita perché la continuità dei suoi scritti sarebbe stata spezzata da un testo così evidentemente differente. Fu la moglie, Pilar del Río, a decidere di farlo pubblicare nel 2011, un anno dopo la morte del marito. In Italia è pubblicato da Feltrinelli, con una traduzione di Rita Desti.

Pro

Il libro ha una struttura a capitoli alternati che raccontano ciò che succede alle sei famiglie che vivono all’interno di un condominio. L’idea del microcosmo condominiale raccontato da un narratore esterno è sicuramente ormai un archetipo della narrativa moderna, visto e rivisto in numerosi romanzi, ma in questo testo funziona particolarmente bene grazie alle abilità stilistiche dell’autore, che non deve far nulla per convincere il lettore a visualizzare l’edificio e le sue stanze e che in modo naturale e immediato entra in confidenza con l’ambientazione come se l’abitasse a sua volta.

L’elemento che stupisce, sia i fan dell’autore, sia coloro che lo leggono per la prima volta, sono però i personaggi. Nonostante siano numerosi e le pagine dedicate ad ognuno di loro, trattandosi di un libro di sole 325 pagine, siano limitate, i protagonisti della vicenda vengono raccontati con una profondità tale da farli percepire immediatamente come persone reali. Conosciamo non solo il loro carattere, ma anche i loro desideri più profondi e i pensieri più nascosti, quelli che si vergognerebbero ad esplicitare a voce alta e che non ammetterebbero mai, nemmeno con loro stessi. I non detti sono tanti ma il lettore li capirà tutti, riuscendo a capire il punto di vista di ognuno di loro (o quasi).

Indifferenti

Nonostante siano chiare sia l’ambientazione temporale (primi anni 50, gli stessi in cui Saramago ha scritto il romanzo) sia quella geografica (Lisbona), leggendolo si ha la percezione che quello che sta succedendo potrebbe esistere in qualsiasi luogo e momento. La maggioranza delle scene si verifica all’interno del condominio, ma anche quando si parla del fuori, oltre che a un riferimento esplicito, troviamo pochi elementi per immaginarlo. Il regime Salazarista che vigeva in Portogallo all’epoca si può evincere più dalle parole dei personaggi e dai loro comportamenti: il senso di oppressione che sentono, e che collegano alla famiglia e al lavoro può essere visto come un’allegoria di qualcosa di più ampio, così come la messa in discussione di Dio e della sua esistenza (famiglia, Chiesa e lavoro erano gli interessi del “buon cittadino”). Di riferimenti espliciti a ciò che sta succedendo nella politica del Paese non ce ne sono e rendono ciò che viene raccontato quotidiano e credibile per qualsiasi luogo e un arco temporale molto ampio.

Un altro elemento da non ricercare in particolare è la trama: in questo testo ciò che troverete è semplicemente un pezzo di vita di sei famiglie. Ciò che accade è quotidiano, semplice e non eclatante. Potrebbe essere successo a voi, ai vostri vicini, a persone che conoscete e sarà speciale se risuonerà in voi per il modo n cui è raccontato. Se percepirete la verità di ciò che viene detto ed esperito.

Contro

Il finale del testo può scontentare ma dicendo perché rischierei di anticiparvi troppo. Posso dirvi però che chiudendo il libro si avrà l’impressione di aver conosciuto i personaggi coinvolti per troppo poco tempo e la voglia di leggere altro su di loro sarà forte.

Infine, l’originalità. Saramago è uno scrittore che si è fatto conoscere per questo aspetto: il suo stile è in genere unico e privo di punteggiature, le sue trame sono ricche di allegorie e mai lineari o semplici. In questo caso, invece, come hanno detto i critici all’uscita del romanzo, stiamo parlando di un Saramago prima di Saramago, di un romanzo che presenta molti dei temi che verranno poi approfonditi in altri suoi libri, ma che non è facilmente ascrivibile alla sua penna, qui molto più semplice e realista.

La mia opinione

Saramago è uno dei miei scrittori preferiti e solitamente lo apprezzo per il suo modo di scrivere. Adoro l’esercizio stilistico (se ben riuscito) e rispetto particolarmente gli autori capaci di rendere più di ciò che dicono grazie alla scelta delle parole, da come girano una frase, dal gioco letterario. In questo testo quello per cui credevo di amare maggiormente Saramago non c’è, eppure, mi ha affascinata comunque. La sua arguzia è la stessa, e la capacità di trasmettere tanto con la scelta giusta delle parole è comunque presente, anche se nascosta sotto una prosa semplice e molto più lineare. Ho trovato questo libro speciale e, anche se sono grata della svolta eccentrica della sua penna, posso dire con certezza che se avesse continuato a scrivere in questo modo ma mantenendo l’intensità dei dialoghi, delle parole e dei pensieri dei personaggi come fa qui, in Lucernario, lo avrei amato comunque come faccio oggi.

Si tratta di un bel libro, che mi sentirei di consigliare a tutti ma con un limite: evitate di leggerlo se è il primo e avete intenzione di leggerne altri. Questo testo non rispecchia il “vero” Saramago e perciò come primo approccio potrebbe darvi false idee su ciò che troverete negli altri suoi testi. Se, però, appartenete a coloro che non vogliono leggerlo perché ne temono lo stile ostico, o anche, avete letto altro e a causa del modo in cui era scritto l’avete abbandonato o non apprezzato, allora vi esorto a farvi un favore e a leggere almeno lui, che non presenta i “problemi” che potreste rilevare negli altri testi ma ha la stessa potenza che ha reso Saramago un grande scrittore.

Il titolo

Il lucernario non viene mai nominato all’interno del testo perciò l’interpretazione che ho dato a questa scelta (è la stessa in lingua originale) è personale e forse sbagliata, ed è la seguente: noi vediamo un condominio e incontriamo i personaggi in stanze chiuse da muri. I personaggi si sentono oppressi, senza libertà. Il lucernario è l’unica grande fonte di luce dell’edificio e rappresenta la classica luce della speranza, della possibilità che tutto possa andare bene e che i personaggi possano sentirsi finalmente liberi.

Qualche curiosità ulteriore… perché di questo libro non vorrei mai smettere di parlare!

  • Diderot. All’interno del testo c’è uno stralcio, piuttosto lungo, di un libro di Diderot (La religiosa).

  • Manifestazione. Nel libro c’è un personaggio che scrive un diario che mi ha fatto pensare alla “manifestazione” di cui si parla al giorno d’oggi. La protagonista infatti non scrive mai del tutto la verità di ciò che succede ma la edulcora per far andare meglio la giornata.

  • Omosessualità femminile. Nella prefazione si ipotizza che uno dei motivi per cui questo libro non è stato pubblicato all’epoca in cui fu scritto è che all’interno ha come tematica l’omosessualità femminile, scabrosa per l’epoca.

  • Prefazione. All’inizio del libro troverete una prefazione del testo scritta da Pilar del Río, moglie di Saramago.

Un po’ di citazioni

Ci sono parole che si ritraggono, che si ricusano – perché per le nostre orecchie stanche di parole hanno troppo significato.

Padre e figlio non si amavano, né tanto né poco: si limitavano a vedersi tutti i giorni.

Non aveva molte idee, ma quelle che aveva erano categoriche. E la principale, intorno alla quale giravano e dalla quale conseguivano tutte le altre, consisteva nella profonda convinzione che il denaro è (parole sue) la molla della vita. Che per ottenerlo tutte le strade sono buone, purché non ne soffra la dignità. Questa riserva era molto importante, perché Anselmo aveva, come pochi, il culto della dignità.

Tutto questo pareva così naturale che nessuno dei due, attori di quella commedia degli inganni che era la loro vita, trovò conveniente mostrare una certa sorpresa.

Mi vuoi bene perché mi vedi tutti i giorni. Non mi vuoi bene per quello che sono, ma per quello che faccio o non faccio. Non sai chi sono. Se mi avessero scambiato con un altro quando sei nato, non ti accorgeresti dello scambio e gli vorresti bene come ne vuoi a me.

Vivo così perché lo voglio. Vivo così perché non voglio vivere in un altro modo. La vita come la intendono gli altri per me non ha valore. Non mi piace essere intrappolato e la vita è un polpo dai mille tentacoli. Uno solo basta per imprigionare un uomo. Quando mi sento imprigionato, io taglio il tentacolo. A volte fa male, ma non c’è altro modo. Capisce?

La luce si spense qualche secondo dopo. Anselmo sorrise nel buio. Era davvero bello sapere di essere rispettato e obbedito. Ma il buio è nemico dei sorrisi, suggerisce pensieri gravi.

Lídia si strofinò le braccia, come se sentisse freddo. Guardò la vestaglia abbandonata sul letto. Sapeva che se l’avesse indossata avrebbe urtato Paulino. Ebbe la tentazione di azzardarlo, ma prevalse la paura. Teneva in gran conto la propria sicurezza per metterla a rischio con un broncio.

La sua presenza era come una penitenza, inutile come tutte le penitenze e comprensibile solo perché volontaria.

Ma gli bastava varcare l’uscio di casa per sentirsi oppresso da un peso insopportabile. Si sentiva come un uomo sul punto di annegare che si riempie i polmoni non dell’aria che gli permetterebbe di vivere, ma dell’acqua che lo uccide. Pensava di avere il dovere di dichiararsi soddisfatto di ciò che la vita gli aveva dato, che altri erano meno fortunati eppure vivevano contenti. Ma il paragone non gli procurava tranquillità. Né del resto sapeva cosa fosse e dove si trovasse ciò che gli avrebbe arrecato la tranquillità. Come non sapeva se una tale tranquillità esistesse da qualche parte. Quel che sapeva, per esperienza di anni, è che lui non l’aveva. E sapeva che la desiderava, come il naufrago un legno cui aggrapparsi, come la semente il sole.

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Trama

Saramago ci trasporta in un condominio e ci racconta le vite dei suoi abitanti.

Quarta di copertina

L'azione si svolge a Lisbona a metà del XX secolo, in un palazzo di un quartiere popolare non meglio identificato dove vivono sei famiglie. Su questa scena si animano personaggi minati da tristezza e rimpianto le cui esistenze paiono ravvivarsi solo per l'improvvisa eco di un concerto di musica classica trasmesso alla radio o per l'instancabile elaborazione delle strategie, fatte di piccole ipocrisie e compromessi, con cui si tenta di fugare la minaccia dell'indigenza o di realizzare le aspirazioni conformiste della piccola borghesia. Un universo di mantenute, mogli tradite e dolenti, uomini sconfitti dalla vita che hanno rinunciato al futuro a cui fanno da contrappunto gli inserti del diario di una giovane sognatrice, vittima di una vicenda dalla morbosità inaspettata, o ancora le pagine di grande letteratura disseminate in forma di citazioni, ma soprattutto, gli ideali del protagonista Abel, giovane intellettuale libertario, figura paradigmatica di un determinato universo politico, specie considerando il contesto in cui il romanzo fu scritto, ovvero il Portogallo salazarista, paese isolato, retrivo e misero dominato da una dittatura fascista. Palesemente debitore della tradizione del grande romanzo russo da un lato e della coeva generazione dei neorealisti portoghesi dall'altro, "Lucernario" mostra evidenti le qualità destinate a caratterizzare il corpus del Saramago più noto: profondo scavo psicologico dei personaggi, grande respiro narrativo, capacità di catturare l'attenzione del lettore.

Opinione veloce

Un Saramago che non c’entra niente con gli altri suoi libri ma comunque bellissimo per la sua capacità di raccontare i punti di vista dei personaggi come se fossero persone reali.

Pro

  • +Personaggi
  • +Struttura

Contro

  • -Finale
  • -Originalità

Indifferenti

  • =Ambientazione
  • =Trama

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