Scheda libro
Lode a Mishima e a Majakovskij
Lode a Mishima e a Majakovskij è, come da titolo, un omaggio degli autori Valerio Carbone e Flavio Carlini ai due grandi autori.
La recensione
Le parole, del resto, sono sempre ingannevoli, sono la maschera con cui la realtà ama nascondersi. Il linguaggio vuole cambiare la realtà, tenta di ordinarla, di sottometterla a un principio di rappresentazione. Il mondo, però, quello autentico, non ha nulla a che fare con le parole.
Lode a Mishima e a Majakovskij è, come da titolo, un omaggio degli autori Valerio Carbone e Flavio Carlini ai due grandi autori.
Le due figure, grandemente distanti tra loro in termini geografici, vengono qui trattate insieme per ciò che le relaziona: l’estraneità alle dinamiche sociali dei loro tempi e la loro morte, avvenuta per suicidio.
La struttura del testo si apre con una prefazione che introduce i due personaggi ispiratori del testo che ci vengono presentati, in breve, più per ciò che erano e rappresentavano che per le loro opere. In essa, troverete anche una breve sintesi delle trame e dei messaggi dei quattro racconti che la seguiranno.
I quattro racconti sono scritti in modo alternato da Carlini e da Carbone e in essi entrambi rendono omaggio prima ad uno dei due scrittori e, successivamente, all’altro.
Il volto di Majakovskij(lettera a Evgenia Vladimirovna Lourie) di Flavio Carlini è il racconto che apre la racconta e rappresenta una lettera di Boris Pasternak (scrittore e poeta russo) all’ex moglie, dove l’uomo le racconta ciò che ha scoperto al riguardo della morte dell’amico Majakovskij. Il racconto è scritto come se fosse un’unica lunga epistola.
Kamen-kamidi Valerio Carbone racconta il punto di vista di un un uomo, estimatore di Mishima e della sua visione della vita, al riguardo del suicidio dello scrittore. Oltre a questo aspetto ci svelerà anche qualcosa della propria vita, vissuta interamente dietro alla maschera che ha autonomamente deciso di indossare.
La testa di Mishimadi Flavio Carlini parla della morte di Mishima dal suo stesso punto di vista. L’uomo racconta il momento del suo cambiamento e del perché della sua scelta.
- *L.Ju.B.**di Valerio Carbone svela, invece, il suicidio di Majakowskij dal suo punto di vista. Un epilogo profondamente diverso da quello ipotizzato nel primo racconto, eppure, altrettanto efficace.
Lo stile utilizzato dai due autori diverge da racconto a racconto ma, specialmente, è profondamente differente da quello che potreste trovare in uno dei loro libri. Questo è evidentemente dovuto al fatto che, in tutti e quattro i casi, il loro compito è quello di scrivere una testimonianza che, come tale, si riveste del linguaggio (ovviamente italiano e, dunque, già difficile da rendere nei confronti del giapponese e del russo) del momento e, per di più, viene chiamato a rappresentare non solo fatti ma anche punti di vista filosofici e non semplici da rappresentare a parole.
Per lo stesso motivo il ritmo di lettura non è veloce. La scrittura di tutte e quattro le storie è densa e lenta, da studiare parola per parola.
Personalmente non conoscevo Mishima e Majakovskij, se non di nome, e perciò addentrarmi in questo testo è stato per me inizialmente difficoltoso: comprendevo ciò che leggevo ma allo stesso tempo recepivo la mia mancanza al riguardo. Ho apprezzato i primi due racconti, ma sono entrata meglio negli ultimi due. Questo è sicuramente dovuto a due fattori: prima di tutto grazie ai due racconti precedenti avevo già raccolto sufficienti informazioni sui due uomini per riuscire a capire al meglio ciò che leggevo ma, soprattutto, ho trovato le spiegazioni più semplici e dirette perché raccontate direttamente da loro, senza intermediari e senza congetture. Mi sono già ripromessa di leggerlo nuovamente, sicura di poterlo assimilare ancora meglio.
Si tratta di un testo che può essere estremamente utile a chi, come me, non conosce i due scrittori. Senza dubbio scoprire questi aspetti mi ha aiutato e potrà aiutarvi anche a leggere le loro opere con una maggiore consapevolezza. Se, invece, siete esperti in materia di uno o di entrambi, potrete sicuramente apprezzare i due omaggi di Carbone e Carlini che dimostrano in questo testo una profonda conoscenza e un vivo interesse al riguardo.
In conclusione, lo trovo un testo difficile ma, una volta letto, quasi necessario.
Non è assolutamente un testo per qualsiasi lettore o per qualsiasi momento, ma ritengo che sarebbe utile per chiunque, estimatori o lettori che non li apprezzano, esperti o persone che non hanno letto ancora nulla.
Quindi, non posso che consigliarvelo!
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Quattro racconti vòlti a raccontare la fine, avvenuta per suicidio, di due scrittori ed icone: Mishima e Majakovskij.
Quarta di copertina
Yukio Mishima e Vladimir Majakovskij, semplicemente quattro racconti. Un libro che non vuole esibire delle semplici biografie, piuttosto utilizzare gli spunti ricevuti dalle letture delle opere di questi due autori, così lontani e vicini al contempo, estremamente controversi e affascinanti a loro modo, per analizzare in maniera critica, tramite la letteratura, il rapporto tra individuo e società, la frizione del singolo nei confronti del conformismo e dell’emancipazione, la solitudine e la fierezza, la ferocia della vita e della morte.
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