Copertina di La terra d’inverno

Scheda libro

La terra d’inverno

8

La terra d’inverno di Andrew Miller è un romanzo del 2024, portato in Italia l’anno successivo da NN Editore con una traduzione di Ada Arduini. Pubblicato in precedenza da Bompiani, Miller è un autore che si è distinto...

Consigliato: Sì
❄️ Inverno⏳ Letto in 18 giorni🥊 Colpisce: pancia😈 Vizio capitale: accidia

La recensione

Incipit

Era steso su un’asse di legno verniciato, sopra il radiatore a incasso. L’asse era larga esattamente come le sue spalle e sapeva, per dolorosa esperienza, che doveva mettersi seduto come un uomo che emerge dalla propria bara. Se si fosse girato sarebbe finito per terra.

Informazioni sul libro

La terra d’inverno di Andrew Miller è un romanzo del 2024, portato in Italia l’anno successivo da NN Editore con una traduzione di Ada Arduini. Pubblicato in precedenza da Bompiani, Miller è un autore che si è distinto negli anni con romanzi vincitori di numerosi premi letterari. È arrivato ben due volte nella shortlist del Booker Prize, una delle quali proprio con questo romanzo. Celebre per la sua capacità di mischiare elemento storico ed elemento psicologico, in La terra d’inverno parla del Big Freeze, un inverno talmente freddo vissuto in Inghilterra tra il 1962 e il 1963 che ha bloccato diverse cittadine in totale isolamento. Le protagoniste della storia sono due famiglie vicine di casa, entrambe composte da un marito e una moglie incinta, hanno però solo questo in comune, provenendo da classi sociali molto distanti tra loro e vivendo vite completamente differenti.

Il fatto che a lei piacesse leggere per lui era qualcosa che colmava la loro differenza di istruzione.

Naturalmente, in primavera sarebbe stato diverso – crochi, giunchiglie – ma in un giorno del genere era quasi impossibile immaginare la primavera.

In La terra d’inverno l’ambientazione è tutto. Non solo perché può essere considerato un romanzo storico che parla di un momento reale, in cui il freddo è stato tale da dover dare un nome a quel periodo, diventato indimenticabile, ma anche perché è la chiave di lettura di tutto il libro.

I rapporti tra i personaggi sono talmente glaciali da essere raccontati in sottrazione. Il focus di quello che succederà all’interno dei capitoli sarà spesso non ciò che succede ma ciò che non c’è più. L’autore mostra come il clima delle coppie narrate si sia raffreddato, diventando un inverno polare, facendo notare ai propri personaggi tutto ciò che è cambiato nella relazione e mostrandolo al lettore come un dato di fatto.

All’inizio, probabilmente nei primi sei mesi al cottage, Eric aveva l’abitudine di lasciarle un elenco dei pazienti da cui si recava, con relativi numeri di telefono, o di chi ne aveva uno. Gli faceva un po’ da segretaria. Pareva che fosse piuttosto normale, per la moglie di un medico di famiglia. E a lei piaceva. Le permetteva di ritagliarsi un ruolo, anche se piccolo. Poi quelle liste erano diventate sporadiche e alla fine aveva smesso di fargliele.

I personaggi sono glaciali anche con loro stessi e mostrano un focolare – molto fragile – di primavera solo nelle due figure femminili che, incinte, sembrano le uniche consapevoli del fatto che ciò che nascondono sia molto di più di ciò che mostrano al mondo.

Lo stile scelto per il libro è spesso definito nelle recensioni come asciutto ed essenziale, eppure il testo a un attento esame appare pieno di elementi sensoriali, attenzione psicologica e dettagli. Perché il lettore poco analitico lo percepisce come spigoloso e freddo? Perché l’autore (e la traduttrice con lui) riesce in qualcosa di veramente difficile: maschera la scelta elegante del linguaggio grazie a ciò che trasmette al lettore con le sue parole, facendogli provare una sensazione equivalente a quella che potremmo provare ritrovandoci rinchiusi in casa da una bufera: la bellezza della neve che vortica la noteremmo nei primi secondi, ma poi la dimenticheremmo ritrovandoci a pensare a quanto sia pericolosa quella montagna di ghiaccio che ci tiene lontani da amici, soccorsi, aiuti provando nient’altro che fastidio, se non addirittura paura.

Lui sapeva che era mostruoso guardarla così, ma è raro avere la possibilità di osservare qualcuno seduto nel proprio labirinto, inconsapevole, spoglio come un ramo. I dottori dovrebbero imparare il loro lavoro davanti alle finestre, di notte.

La trama è coerente e apparentemente indifferente: ciò che succede non sembra rilevante né per i personaggi né per chi legge. Si tratta di un pezzo di vita estrapolato dal contesto: sappiamo un po’ cosa c’è stato prima non sappiamo quasi niente di quello che ci sarà dopo, tutto ciò che possiamo è assistere immobili a ciò che succede sperando che i piccoli germogli che sembrano aver resistito al clima pungente della storia possano in un secondo momento crescere e diventare talmente grandi da farci emozionare per averli notati sin dall’inizio.

Proprio per questo il finale, incredibilmente coerente ma anche inaspettato, potrà suscitare emozioni diverse in chi legge, portandolo o ad amarlo o ad odiarlo profondamente.

La mia opinione

Chi mi conosce anche solo un po’ mi associa all’estate: vivo per il bel tempo, il caldo, il sole sulla pelle (con una buona protezione solare!), il passare delle stagioni cambia consistentemente il mio umore e forse è anche per questo che mi sono trovata perfettamente in questo libro in cui l’inverno non è solo una stagione, ma una metafora di vita. Paradossalmente, ho trovato questo libro simile ai miei amati western, che sono la quintessenza dell’estate: in entrambi sono i piccoli gesti a fare la differenza ma, mentre nei romanzi con i cowboy questi ultimi mascherano il loro amore, la passione e il senso di fratellanza dietro modi apparentemente distaccati e scostanti, in La terra d’inverno i personaggi nascondono invece il gelo che li sta assalendo mostrandosi normali, comportandosi come se non ci fosse nulla di cui preoccuparsi. Adoro i libri in cui lo scrittore si fida completamente del lettore: Miller lascia tutti gli strumenti per comprendere ciò che sta raccontando ma non fa di tutto per fartelo vedere. Il seme è lì, può attecchire dentro di noi o rimanere ciò che è, mai annaffiato e curato. L’unico aspetto che avrei voluto diverso è il finale: ho compreso la scelta e la rispetto intellettualmente ma da lettrice avrei avuto bisogno di altro.

Consigliato a…

Quella de La terra d’inverno è una lettura immersiva e sensoriale e, per questo, non adatta ad ogni tipo di lettore o di lettura. È un testo che ha più non detto che detto e che lascia a noi il compito di vedere attraverso il vuoto siderale situato tra il pianeta realtà e quello narrato. Per questi motivi lo consiglio particolarmente a chi legge per vivere vite diverse ed è disposto a sentirsi un alieno in un mondo simile al suo ma al contempo percepito dai suoi sensi come sbagliato e giusto contemporaneamente.

Citazioni

Che ora era? Lo capì dall’aria, da molti piccoli indizi. Presenze, assenze. Quand’era arrivato aveva un orologio con cinturino di pelle marrone, una delle cose migliori che possedeva. Era riuscito a tenerselo per due settimane, ma poi gliel’avevano rubato. Sapeva chi era stato: un tizio che sei mesi dopo era morto in refettorio, soffocato da una cucchiaiata di parare schiacciate.

Anche se è completamente immobile e muto, un essere umano sfrigola come un’antenna radio, e lui sapeva di essere solo.

Lavarla così spesso un po’ lo imbarazzava. Non si considerava quel tipo d’uomo, meticoloso, che vive in periferia ed è ossessionato dagli oggetti di sua proprietà, ma in quella macchina c’era qualcosa di voluttuoso a cui non riusciva a resistere. Con il tempo ci sarebbe riuscito. Con il tempo ci avrebbe pensato come a una macchina e basta. Il tempo avrebbe appiattito tutto: aveva imparato (piuttosto di recente) che era quello che faceva.

Aspettò quattro o cinque secondi e stava per suonare il clacson quando da una spirale di nebbia sbucò una sagoma in tuta, che sbirciò e fece un gesto incerto, come un astronauta perduto che saluta l’arrivo degli alieni.

Diceva delle cose – e le scriveva – e lui trovava sconcertante che una donna potesse anche solo pensarle. Ma dove le imparava? Dai romanzi? Forse quelli che vedeva in mano alle signore al country club. Romanzi belli grossi per riempire pomeriggi infiniti.

L’esempio di suo padre – quello sì che era stato il suo catechismo, anche se non aveva niente a che fare con la religione.

Certe volte l’acqua usciva in un fiotto e ti circondava la testa di vapore; altre volte era fredda come il ferro e faceva altrettanto male. Quella mattina era della stessa temperatura della nebbia, pensò.

Questa era un’altra cosa che le piaceva, quel precipitare nella febbre del non sapere, che non è esattamente confusione, ma più come quando una parte di te non è ancora pronta ad accettare quello che l’altra parte sa fare perfettamente.

Per tutto l’inverno si sta contratti come pugni, una tensione di cui si è a malapena consapevoli fino al primo giorno di tepore, quando si leva il viso al sole. Era troppo presto per cominciare a sognare l’estate – al giorno più corto mancavano ancora due settimane – ma lei ci riuscì, e quel desiderio si muoveva sotto le sue letture come un torrente, e diventava parte di ciò che leggeva.

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Quarta di copertina

Inghilterra, primi anni Sessanta. Nell’inverno più freddo del secolo, Eric è un medico di campagna, orgoglioso delle proprie umili origini e della vita che conduce accanto alla bella e devota moglie Irene. La coppia sta per avere un figlio, ma dietro l’apparente serenità si nasconde la crisi: da qualche tempo Eric ha un’amante, una donna sposata, che accende in lui il desiderio di fuga. Ferita dalla crescente distanza dal marito, Irene trova conforto nell’amicizia con Rita, giovane sposa a sua volta in attesa, che insieme al marito Bill si è da poco trasferita da Londra nella fattoria vicina. Anche la nuova coppia è attraversata dall’inquietudine: Bill fatica a adattarsi alla vita di campagna e Rita cerca di lasciarsi alle spalle un passato che non smette di tormentarla. Nell’abbraccio della neve che cade incessante isolando le strade e le case, un fatale errore di Eric fa esplodere la tensione latente, costringendo i protagonisti ad affrontare le proprie speranze tradite. Andrew Miller racconta di una piccola comunità di persone in un momento storico in cui il passato pesa come un fardello e il futuro è una promessa di cambiamenti e libertà. E con la sapienza di un grande narratore, ne illumina sogni e illusioni, fantasmi e paure.

Pro

  • +Ambientazione
  • +Stile

Contro

  • -Finale
  • -Svolgimento

Indifferenti

  • =Ritmo
  • =Trama

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