Copertina di Chianafera

Scheda libro

Chianafera

8

Chianafera è un romanzo autobiografico archetipico di Orazio Labbate (critico letterario per La Lettura) pubblicato quest’anno da NN Editore.

Consigliato: Nì
🍂 Autunno⏳ Letto in 6 giorni🥊 Colpisce: pancia😈 Vizio capitale: accidia

La recensione

Incipit

Non conosco il moto. I miei muscoli sviluppano, da ormai decenni, la forza paziente della lenta pioggia. Non posso ancora incamminarmi, infuocato, sull’unico sentiero di arenaria, giallo sciatto e lordo, fuori di qui. È annerito dalla pioggia, compatto come spaghetti incollati da più sputazzate di bambini. Collosi e nodosi, piccolini, gli scaracchi.

Informazioni sul libro

Disse poco: A Chianafera, a sud di Butera.

Chianafera è un romanzo autobiografico archetipico di Orazio Labbate (critico letterario per La Lettura) pubblicato quest’anno da NN Editore.

Il protagonista del libro è infatti l’autore stesso che all’interno del testo tratta elementi personali quali i luoghi e le memorie più importanti della sua vita riuscendo però a renderli simbolici e rappresentativi dell’umana esistenza.

È il nostro unico untore remoto la casa dove viviamo, sulu e soltanto idda, dove impazziamo, ci sentiamo in essa sotto pressione dall’alba al tramonto senza motivo, in disfacimento colmiamo il vuoto temporale e siamo destinati, sicuru, a non crescere mai, quindi a rabbrividire nell’abominevole solitudine delle case incompiute siciliane.

Scrittura

Il libro parla di squilibrio, ma colpisce proprio per il suo equilibrio, rappresentato anche dallo stesso stile che presenta all’interno sia termini gergali e fortemente radicati al territorio che scelte più ricercate, auliche, talvolta anche tecniche che rendono il testo al contempo particolarmente personale e apparentemente slegato e dimentico del soggetto di cui parla. Il riuscire a far tornare tutto, riuscendo a non pesare nel testo maggiormente su un aspetto è la forza del libro che, nonostante sia atipico e quindi più difficile da accettare intuitivamente, non dà per questo mai la sensazione di essere forzato o artificiale. Esercizio stilistico e visceralità convivono saldamente nel romanzo senza che uno dei due vinca mai sull’altro.

Il mio spirito non è più la rappresentazione geometrica di un’enigma. È imbevuto dell’ordine fatidico di una mappa sconosciuta che mostra, però, il paese presso cui recarmi e quello da cui sto scappando irrisolto.

Esperienza sensoriale

In Chianafera le frasi sono sia tra le più belle che leggerete mai (ho colpevolmente sottolineato mezzo libro e le rileggerei a ripetizione anche senza contesto), considerandole in senso puramente estetico, sia tra le più terribili in cui entrare considerandole in modo fisico. Ciò che succede infatti è simbolico ma non mancherà di trasmettere al vostro corpo sensazioni che di astratto e figurato non hanno nulla.

Sono stato nutrito da antidoti al rinsecchimento della vecchiaia, al disseccamento glorioso della morte. Lunghe mani rapaci mi hanno ficcato in bocca imbuti gommosi e sottili dal buchino ai piedi della porticina. La bevanda cos’era se non il sangue, succo molto particolare, strana e sensibile lucerna acquosa, fitùsa, che segnava il confine e il tempo della vita nelle mie vene.

Per il lettore che riuscirà ad entrare nel testo riuscendo a farsi trascinare dalle parole e a dimenticarsi dell’atto della lettura, la percezione dell’atmosfera sarà amplificata. Il protagonista non sarà più l’autore ma saremo noi lettori, come se il libro fosse una maledizione che ha come scopo togliere parte del peso e del malessere che porta Labbate per caricarlo su di noi che, conniventi, decidiamo di tenerlo fino alla fine e (forse) anche oltre.

Paiono addormentati ma i libri conservano pensieri viventi, si servono di difese intellettuali, rendono inaffidabili i nostri sensi interni.

Simbolismo

Chianafera è pieno di scene simboliche con un significato che va ben oltre a ciò che viene raccontato (ed essendo un racconto astratto che assomiglia quasi ad un sogno è facile notarli e anche trovare loro una spiegazione – anche se penso che in certi casi ognuno di noi vedrà ciò che cerca e non necessariamente ciò che intendeva l’autore). In questa sede voglio raccontarvi solamente di quella che mi ha colpito di più: il libro.

Era rivestito in pelle nera. Sulla copertina nessuna incisione, ma a tastarlo pareva tagliuzzato continuamente come da chi tenta di aprirsi con insistenza le vene e non ci riesce e la carne diventa veicolo di oscure angosce e di cicatrici insidiose che torneranno. Non ricordavo del libro. Ero guastato dal tempo della frenetica fuga? Il libro poteva essere l’unico malinconico faro sulla mia origine?

Senza anticiparvi troppo, possiamo dire che in Chianafera Orazio Labbate fa un viaggio nel suo passato e il libro rappresenta per lui quelle memorie che vivono in lui e lo rendono ciò che sono ma che ha dimenticato, consapevolmente o meno. Il fatto che tutto ciò che è successo sia scritto (e quindi non cancellabile), che abbia una forma, non più modificabile, e che possa essere ritrovato può essere sia una consolazione che una condanna, a seconda dell’esperienza di chi legge ma la sua particolarità è nella verità raccontata che dirà qualcosa di diverso, ma di altrettanto forte, a ognuno di noi.

Strettomi alla pancia procedetti nella lettura finale della prima pagina. Non avevo inghiottito parole nuove, ma esse le inghiottiamo u stissu anche senza volerlo, perché ci arrivano per forza anno dopo anno, quando le abbiamo sofferte riga dopo riga nella testa.

Opinione personale

Capita di rado di leggere un libro ben scritto come Chianafera. Leggendo questo romanzo ho avuto l’impressione di essere immersa nell’Arte e infatti dopo averlo iniziato ho sentito subito il bisogno di leggerlo tutto d’un fiato in un giorno in cui potevo permettermelo per essere sicura che l’immersione funzionasse perfettamente.

Leggendolo, ho avuto l’impressione di non esserne all’altezza. Non sono sicura di avere capito anche solo la metà di quello che può trasmettere e sono certa che rileggendolo (e lo rileggerò) troverò molto altro.

È senza dubbio un libro strano, non adatto a tutti e molto coraggioso per tutto: stile di scrittura, immagini raccontate, tematiche affrontate. Mi ha fatto venire voglia di conoscere meglio la bibliografia dell’autore (di cui ancora non ho letto altro) ma anche me stessa, perché nei momenti in cui ho letto qualcosa che risuonava dentro di me dal punto di vista personale l’ho amato ancora di più perché mi ha fatto momentaneamente dimenticare l’estetica a favore della soggettività.

Sin da quando l’ho iniziato ciò che ho provato è stato simile a ciò che mi fa provare Il corvo, la poesia di Edgar Allan Poe: ammirazione per lo stile, la sensazione di entrare in qualcosa di più grande di me e la consapevolezza di non essere abbastanza per capirlo del tutto. L’Arte per me non dà risposte ma provoca domande, e questo libro la incarna perfettamente.

In conclusione

Chianafera è un libro dall’alto valore letterario e simbolico che consiglierei particolarmente a chi ama lo stile. Labbate dimostra di avere una grande consapevolezza stilistica e gioca con le parole in modo unico e oserei dire anche inimitabile. Le sue tematiche cupe e gotiche unite a delle scene forti che colpiscono non solo intellettualmente ma anche a livello viscerale possono renderlo interessante anche a chi cerca testi che diano sensazioni tipiche della letteratura weird. Non lo consiglio a tutti perché non penso che possa piacere a chiunque, ma vi auguro sicuramente nella vostra vita di lettori in cui questo libro risponderà alle vostre esigenze. Perché è nel momento in cui abbiamo bisogno di leggere qualcosa di nuovo che facciamo un salto di qualità come lettori e il mio scopo, e ciò che auguro a tutti, è di farne il più possibile.

Ho ricevuto questo libro per collaborazione da NN Editore, una Casa Editrice che ancora una volta dimostra di cercare la qualità, sempre e comunque, e che ringrazio moltissimo per la copia.

Citazioni

Ho accettato lo strano sacramento della dimenticanza, catalogato il mio inconscio come fosse l’animale imbalsamato di un museo a cui è ancora, sempre, negato di accedere all’esistenza. Ho acquistato, infine, un’intelligenza tacita nei ragionamenti. La capacità silenziosa di apprezzare le metamorfosi perverse e sdìsuneste di volontà estranee alla mia.

Siamo mostri psichici che bramano con avidità la fuga, altresì, nella pericolosità eccentrica degli incubi. Le nostre conversazioni segrete, ogni profonda irritazione dolorosa, le malinconie incoscienti vengono fuori nelle ore notturne con un’agitazione confusa di parole.

Scavo preghiere nel costato svuotato di Dio e ho ascoltato i canti del tintinnio delle costole fra di esse e non c’è stata carne santa che ha potuto frenare la melodia a me piacevole.

Mi percepivo dentro un labirinto di fresca costruzione le cui carnevalesche mappe degli interni, appena ideate da un giullare, risultano festosamente sorprendenti alla lettura di un re ignorante, ma che, però, nascondono la catastrofe della bugia e del crollo, solo dopo.

Debole di vista – chi crede negli spettri ha tale malanno –, non ero ancora risoluto nel penetrare intra il buco.

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Trama

Un ritorno alle origini di Orazio Labbate che tramite un viaggio simbolico ripercorre le sue memorie.

Quarta di copertina

In una Sicilia in bianco e nero, Orazio Labbate è rinchiuso nel manicomio della Madonna della Catena: è ferito, è quasi cieco, e non ricorda quale dramma lo abbia spinto laggiù. Lì, il falegname Stracquadanio gli rivela di aver fabbricato per i suoi genitori un diario – eredità familiare che diventa creatura viva, capace di divorare i ricordi e restituirli deformati. Grazie al diario, Orazio capisce di avere una missione: annientare Padre e Madre, entità unica e binaria, generatrice di cicli e rituali eterni fatti per inaridire l’infanzia e intrappolare l’anima. Chiara Nightingale, un frammento di amore che gli appare in sogno, gli dà appuntamento a Chianafera, luogo mistico dove la missione avrà inizio. In un viaggio esperienziale all’interno del diario, Orazio raccoglie gli oggetti-simbolo della sua prigionia e incontra il proprio Doppio. Ma è solo quando fugge dal manicomio e arriva a Chianafera che il suo destino si compie: ritrova Chiara e incontra la Sfinge, che lo prepara allo scontro. Onirico e visionario, Chianafera è un viaggio negli inferi della memoria e dell’infanzia, un’autobiografia narrata per archetipi universali e riferimenti pop; dove l’amore prende la forma di una maschera di Halloween e l’età adulta è una meta da conquistare con il sacrificio. Orazio Labbate crea una Sicilia alchemica in un romanzo fatto di avventura, mito e psicanalisi, riportando la realtà dei sensi al suo significato più profondo.

Opinione veloce

Bello ma difficile!

Pro

  • +Atmosfera
  • +Stile

Contro

  • -Comprensione
  • -Trama

Indifferenti

  • =Credibilità
  • =Personaggi

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