Scheda libro
Cacciatori di diamanti
Wilbur Smith è uno scrittore molto prolifico ma è semplice inquadrare il suo stile, anche dopo pochi romanzi. Dopo averne letti alcuni, essendo molto simili tra loro nella struttura, viene spontaneo allontanarcisi...
La recensione
Wilbur Smith è uno scrittore molto prolifico ma è semplice inquadrare il suo stile, anche dopo pochi romanzi. Dopo averne letti alcuni, essendo molto simili tra loro nella struttura, viene spontaneo allontanarcisi pensando di aver già letto qualcosa di simile. Ogni tanto gli do un’altra possibilità perché non tutti i romanzo sono uguali e perché in alcuni libri (per esempio in quelli della saga egizia) mi ha stupita favorevolmente.
Questo libro non è frutto di un buon esperimento. La storia non è identica a quella di altri suoi romanzi ma è fortemente simile, mi ha ricordato in particolare due libri dell’autore: “Una vena d’odio” e “Come il mare”. Quello che fa differire i tre libri è principalmente il lavoro praticato dal protagonista ma, oltre a questo, penso che la lettura di uno di questi ci faccia capire anche se ci potrà piacere uno degli altri due.
I personaggi di Wilbur Smith tendono sempre ad essere molto stereotipati; il bello è intelligente, buono, attaccato ai valori più importanti e il più bravo di tutti nel suo lavoro, il brutto è incapace, si sente sempre in difetto rispetto al bello perché si accorge che lui è nettamente migliore, è furbo ma i suoi vizi lo rovinano, è sempre puerile nella breve vittoria e, ovviamente è cattivo e disposto a calpestare qualsiasi valore pur di raggiungere il proprio tornaconto. Sicuramente Smith, almeno per quanto riguarda gli uomini, segue il concetto di “mens sana in corpore sano” perché sembra sempre far riflettere ii problemi “mentali” del cattivo con evidenze estetiche. Le donne sono tutte bellissime, ma quelle con il seno grosso sono più generose e meno fredde e calcolatici, non ho ancora capito perché. In più i cattivi sono sempre parecchio ricchi mentre i buoni sono sempre poveri in canna per qualche motivo, ma allo stesso tempo guadagnano una fortuna grazie al loro lavoro perché, come ho già detto, sono talmente bravi a svolgerlo da meritarsi molti più compensi degli altri. Anche in questo romanzo gli stereotipi utilizzati sono sempre quelli e sono seguiti pedissequamente. Johnny è bellissimo, bravissimo e buonissimo ma è anche un gran macho disposto a fare anche del male ai “cattivi” se è per una buona causa. Benedict, il cattivo, è fuori forma, insicuro, pigro e vizioso. Non ama nemmeno la sua stessa sorella.
A dire la verità spesso e volentieri, grazie allo spirito di contraddizione che mi contraddistingue in molti ambiti, provo una gran pena per i “cattivi” di Wilbur Smith e, spesso, tifo per loro. Non se lo meritano di certo però capisco che possa essere tremendo per loro avere a che fare con quei santi, bellissimi, bravissimi e buonissimi eroi super mascolini senza nessun difetto e a cui ogni donna donerebbe la propria virtù. Anche in questo caso Johnny non mi sta affatto simpatico, anche questa volta il cattivo mi fa molta pena, anche in questo caso la fortuna sfacciata del protagonista mi porta pensare che, nella vita reale, quelli come Johnny non esistono affatto e quelli che hanno la sua fortuna sfacciata spesso e volentieri sono i “cattivi”. Mi dispiace Wilbur ma, anche questa volta, tifavo per il cattivo.Eccovi una parte dedicata a Benedict il cattivo, senza spoiler, che vi può far capire come è descritto al lettore:
“-No-, la rassicurò Benedict. - Lavora per mio padre.- Quell’affermazione parve fargli riacquistare fiducia; si drizzò in tutta la sua persona e, passandosi la destra tra i lunghi capelli neri, aggiunse: -Anzi, per la verità è il suo lacchè.- Anche la strascicata inflessione della voce aveva riacquistato la sua sciocca leziosità.”
Lo stile di Smith è abbastanza scorrevole ma, spesso e volentieri, si ferma a spiegare e a rispiegare cose in maniera talmente noiosa da indurti a saltare le pagine. Considerate che questo romanzo è breve, nonostante ciò ci sono pagine su pagine di spiegazioni sui diamanti e il loro ritrovamento che non ho gradito affatto. Solitamente amo i libri dotti che mi insegnano qualcosa ma devono essere ben scritti e devono contenere anche un contrappeso narrativo interessante. In questo libro, invece, le spiegazioni sembravano messe lì quasi ad urlare “guardate ho fatto i compiti, mi sono informato!” ed erano talmente scritte male da non coinvolgermi per niente. L’argomento mi poteva anche interessare ma scritto da Smith mi ha solo annoiata, l’avesse scritto Hugo l’avrei addirittura riletto due o tre volte per imparare tutto.
La trama oltre che banale e simile a quella di altri romanzi è anche poco credibile, tralasciando la storia principale che possiamo anche dare per buona, tutti gli espedienti dell’autore di far capire le cose con “l’intuito” ai protagonisti buoni del romanzo non mi sono affatto piaciuti. In più la personalità del protagonista non è affatto coerente con quella delineata inizialmente, colpa dello scarso lavoro dell’autore sulla psicologia del personaggio o sua semplice disattenzione.
Il ritmo nella prima parte è particolarmente lento, specie durante il flashback, nella seconda parte diventa più incalzante ma il pathos cercato non viene assolutamente raggiunto in nessun momento, nemmeno alla fine.
L’autore, si sa, è molto legato alla propria terra d’origine e inserisce descrizioni molto suggestive “_Come una nube di polvere, la caligine marina arrivava a grandi folate dalle acque fredde della corrente del Benguela e con essa arrivavano, marciando lente, l’ondate che s’abbattevano sulla gialla spiaggia e sull’alte sponde del Namaqualand.” Questa importanza che dà alla natura_lo induce però, spesso e volentieri, ad inserire metafore e similitudini su eventi naturali o su paesaggi particolari che, a mio modesto parere, rovinano di molto la concentrazione del lettore sulla poca trama presente. Una metafora può essere romantica e degna di essere riportata, una similitudine può far capire meglio cosa voglia farci capire Smith ma troppe metafore e troppe similitudini portano più a pensare a qualche frase inserita ad hoc, solo perché l’autore aveva deciso di inserirla. Alcuni esempi li inserirò tra le citazioni, giusto per far capire cosa si decide di leggere scegliendo questo libro.
Spesso e volentieri vengono ripetute le stesse parole anche a breve distanza. Questa non so però se sia una caratteristica di Smith o del traduttore della mia edizione. Il linguaggio in alcuni punti è un po’ crudo ma non ai livelli raggiunti da altri autori.
Una caratteristica positiva che ha spesso Smith non l’ho riscontrata in questo romanzo, Solitamente l’autore, infatti, chiude molto bene le storie, spiegando particolari non detti e dicendo cosa succede ai protagonisti anche anni dopo degli eventi narrati. Qui la storia, invece, si chiude senza ulteriori spiegazioni, che sarebbero state ben gradite data la poca credibilità della trama.
Non lo consiglio. Non è un libro che valga la pena leggere, non è avvincente se avete letto altro dell’autore perché è semplicissimo sapere cosa succederà poi, non insegna molto e non è scritto particolarmente bene. Potrebbe essere adatto solo come lettura da ombrellone per lettori ancora acerbi o che amano in particolare il genere e, quindi, possano apprezzare meglio i lati negativi tipici del genere che ho citato sopra.
Citazioni
“Si sentiva come se gli avessero gettato una manciata di terra negli occhi.”
“Ricordava ancora il tono di quella voce, tranquilla senza esitazioni, mentre mandava in frantumi il fragile cristallo della sua infanzia. Era stato l’inizio della solitudine.”
“Sorprendente come i ricordi potessero fare ancora tanto male, eppure il tempo avrebbe dovuto addolcirli, ammansirli.”
“La luce cruda dell’acetilene sembrava imprigionata all’interno del cristallo, imprigionata, ingrandita e rilanciatadi nuovo a loro come un fiammeggiante e azzurro lampo.”
“La sorpresa fu piacevole quanto un tuffo in un torrente di montagna.”
“L’ondate s’ergevano alte e fiere prima d’abbattersi e le loro creste fremevano inquiete prima d’assumere un luminoso color verde e di dissolversi in una nube di spruzzi trascinata dal vento. Infine s’arcuavano e scivolavano l’une sull’altre nel mugghio della fremente e bianca risacca.”
“Il tavolo prese a vibrare come un vecchio tremante.”
“Nessuno al mondo era in grado d’interpretare il significato d’un sorriso su quelle labbra… perché non aveva mai nessun corrispondente riflesso negli occhi.”
“Provò per lei, come non aveva mia provato per nessuno al mondo, un’infinita tenerezza la cui intensità sorprese lui per primo.”
“La reazione fu immediata, la lealtà faceva ormai parte integrante della sua esistenza.”
“Già, viveva sotto una montagna, che era però irraggiungibile e lui non era riuscito a scalarne neppure i fianchi meno scoscesi.”
“Lo disse come se si fosse aspettato d’essersi comprata un’altra vita e quelli lo avessero imbrogliato.”
“Era rimasta una sola gallina dalle uova d’oro, ma ancora non aveva cominciato a deporle.”
“Per il momento ancora non provava grande interesse per il conflitto che lo aspettava. Ogni cosa a suo tempo, adesso era preso da quella conclusione, da quella fine di un’epoca della sua vita. Altre cose importanti sarebbero iniziate ora; la sua vita sarebbe cambiata, anzi era già cambiata.
“Ora aveva la certezza che tutto quello che la circondava sarebbe stato suo.”
“È come un pugile al suono della campana dell’ultima ripresa, pensò intenerita, studiando quel profilo rivolto verso il mare.”
“Si sentiva a disagio, avvertiva dentro di sé, bene in fondo, un presentimento e un’apprensione, come un ticchettio che non riuscisse a collocare.”
“Stretti l’uno all’altra, così da togliersi il respiro a vicenda, non fu necessario parlare.”
“Una solitudine che lo rodeva fin nelle più recondite fibre del suo essere…Nella propria immaginazione, si vedeva come un uomo assolutamente vuoto, un guscio non contenente altro che gelida malinconia.”
“Non era più un uomo ma un animale inferocito e demente.”
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Johnny Lance ormai adulto rivive i ricordi più vividi della sua adolescenza. Ora è un cacciatore di diamanti molto dotato ma la fedeltà per il Vecchio gli impedisce di esprimere al meglio le sue potenzialità. Il Vecchio non è però l'unica persona che lui ama e si troverà davanti a molte scelte scomode, rimandate per lunghi anni...
Quarta di copertina
Johnny e Benedict, cresciuti insieme sulle montagne e nei deserti sudafricani, erano legati da un'amicizia profonda che sembrava destinata a durare per sempre. Ma quando il Vecchio mette le mani su un filone di diamanti che lo rende uno degli uomini più potenti del Sudafrica, tra i due fratelli scoppia un odio implacabile. Benedict è pronto a tutto pur di togliere di mezzo Johnny per poi impossessarsi dell'immenso impero del padre. Ma quando tutto sembra ormai perduto, Johnny sfida il fratello allo scontro finale: una battaglia all'ultimo sangue, un duello senza esclusione di colpi, una lotta per la vita.
Contro
- -Personaggi
- -Ritmo
- -Trama
Indifferenti
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- =Struttura