Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

Di Robert Louis Stevenson

Garzanti

130 pagine

8,5/10

Consigliato: Sì

Scozzese

Stand-alone

Classico

Romanzo

Narrativa

Doppelgänger

TRAMA IN BREVE

Il signor Utterson, avvocato, sospetta che qualcosa di terribile stia capitando ad uno dei suoi clienti, nonché amico; Henry Jekyll. 
Un losco figuro sembra essere entrato nella vita dello stimato Dottore che, da quel momento, si comporta in modo molto strano.

«È una brutta storia. Quello era un individuo con cui nessuno vorrebbe trattare, un essere veramente detestabile; mentre l'uomo che ha firmato l'assegno è un modello di correttezza, ben conosciuto, e (quel che è peggio) uno dei tuoi amici, il quale fa, come si suol dire, del bene».

DEDICA

A Katharine De Mattos

INCIPIT

Il signor Utterson, di professione avvocato, era un uomo dall'aspetto burbero, mai illuminato da un sorriso; freddo, asciutto e impacciato nel parlare, restio ai sentimenti, magro, allampanato, trasandato e tetro; ma nonostante tutto con un che di amabile.

RECENSIONE

«Hai mai notato quella porta?», gli chiese; e alla sua risposta affermativa aggiunse: «nella mia mente quella porta è collegata a una storia molto strana».
«Davvero!», disse il signor Utterson con un leggero cambiamento di voce. «E di che cosa si tratta?».

Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde è stato il primo libro previsto per il Mega GDL, ho avuto perciò l'opportunità di leggerlo insieme ad un'altra trentina di persone e di conoscere anche le loro impressioni, oltre che a soffermarmi sulle mie.
La lettura è stata grandemente apprezzata da quasi la totalità del Gruppo di Lettura.

Inoltre, per me si trattava di una rilettura: ho letto questo romanzo per la prima volta circa dieci anni fa e, dunque, ero particolarmente curiosa (e preoccupata) di scoprire se avrei cambiato idea al riguardo del volume.

Specifico anche che la mia edizione non è la stessa che potete trovare in foto e al link Amazon; la mia versione Garzanti del 2002 è al momento irreperibile da quanto mi risulta. Le citazioni che troverete, perciò, potrebbero essere differenti nella versione BUR.

Con Robert Louis Stevenson è, da sempre, grande amore. Apprezzo particolarmente il suo stile di scrittura che, seppur curato, ricercato minuzioso e dettagliato risulta sempre molto scorrevole. Un altro aspetto che trovo tipicamente Stevensoniano è il raccontare eventi terribili in modo talmente semplice e diretto da renderli apparentemente leggeri. Non a caso questo autore è uno di quelli che viene, quasi all'unanimità, considerato "per ragazzi" a causa delle storie che racconta ma che, per i contenuti che presenta, sarebbe piuttosto da riservare ad un pubblico adulto e, magari, anche non particolarmente impressionabile.
L'autore è consapevole della nostra presenza e in talune occasioni si rivolge a noi direttamente.

Il secondo aspetto che caratterizza questo scrittore è la sua capacità di rendere l'atmosfera. Che si tratti di un romanzo d'avventura come L'isola del tesoro, o di un romanzo quasi horror come questo, Stevenson riesce a farci percepire in ogni momento ciò che desidera. 

L'ambientazione nei libri di questo autore è legata a doppio filo con la sua atmosfera. Le strade di Londra cambiano a seconda di ciò che sta succedendo nel romanzo, incorniciando alla perfezione lo stato d'animo dei suoi protagonisti.

La trama del libro è talmente conosciuta da non avere bisogno di presentazione; ma nel raro caso mi leggesse qualcuno che ancora non la conosce eviterò di anticipare qualcosa che potrebbe inficiare la lettura. Per coloro che non lo conoscono ma vogliono sapere l'idea da cui parte: Utterson, medico, si preoccupa degli strani comportamenti di un suo cliente, Il Dottor Jekyll che ha cominciato ad avere a che fare con un uomo conosciuto da tutti per la sua crudeltà e sgradevolezza.
Questo romanzo è anche il "padre" della narrativa sui Doppelgänger, se escludiamo alcuni classici latini e greci che hanno introdotto questa figura ma non l'hanno resa altrettanto celebre.

Il ritmo di lettura è piuttosto veloce. Lo stile classico, si sa, non è quello di un thriller contemporaneo, ma Stevenson sa come farlo scivolare e renderlo appetibile a qualsiasi livello di lettura. La curiosità di andare avanti è sempre alta, nonostante si sappia perfettamente che cosa succederà (perché purtroppo dei Grandi Classici è difficile non avere anticipazioni anzitempo), si desidera vedere in che modo l'autore riuscirà a farlo accadere.

Il finale è la parte che ho trovato meno interessante. Mentre apprezzo i classici che si aprono con documentazioni fittizie che rendono credibile la vicenda. l'inserirle a fine romanzo rischia di appiattire l'empatia venutasi a creare. È stato l'unico punto del libro in cui avrei preferito che l'autore aggiungesse qualcosa.

I personaggi, se si pensa all'anno in cui il romanzo è stato scritto, sono sorprendentemente credibili. Tutti vengono descritti sia nelle loro caratteristiche fisiche che in quelle psicologiche e Stevenson non indugia a donare a tutti loro dei difetti, introdotti con fine ironia. 
Solamente il personaggio del Signor Hyde potrebbe, ad oggi, essere considerato uno "stereotipo", ma lui rappresenta un concetto piuttosto che una persona e, dunque, era inevitabile che ciò succedesse.

«Non è facile da descrivere. Nel suo aspetto c'è qualcosa di sgradevole, di detestabile addirittura. Non ho mai visto un uomo che mi riuscisse tanto odioso, eppure non so spiegare il motivo. Deve avere qualche deformità; si avverte qualcosa di deforme in lui, anche se non saprei localizzarlo. È un uomo dall'aspetto strano eppure non riesco a trovare in lui niente fuori dall'ordinario».

Notiamo la volontà di Stevenson di caratterizzare e mostrarci ogni personaggio sin dall'incipit, dove ci viene raccontato il Dottor Utterson che, sebbene non venga considerato dal titolo e, spesso, anche dalle sinossi ufficiali è per me il vero e proprio protagonista della vicenda.

In conclusione, la rilettura di questo classico mi ha ha mostrato ancora di più le qualità di Stevenson che già ho imparato ad amare e a ricercare annualmente in L'isola del tesoro. Si tratta di un romanzo quasi perfetto che lo scrittore ha scritto in tre giorni, mentre era ammalato.

Robert Louis Stevenson è, per me, uno dei rappresentati più geniali e dotati della Letteratura ottocentesca (che è anche la mia preferita in assoluto) e, dunque, vi consiglio questo romanzo, così come tutto ciò che ha scritto.

Ultima nota di dispiacere per la mancanza di reperibilità della mia edizione che, seppure non particolarmente bella, è molto interessante anche grazie alla prefazione del figlioccio dell'autore e l'introduzione della moglie.

CITAZIONI

È caratteristica dell'uomo senza pretese accettare il suo cerchio di amici così come gli viene offerto dalle mani del caso, e così faceva l'avvocato.

Persino la domenica, quando le sue attrattive più manifeste erano celate e, in proporzione, vi passava poca gente, la via risplendeva in contrasto con gli squallidi dintorni come un fuoco nella foresta: con le imposte dipinte di fresco, gli ottoni ben lucidati, la nota di lindore e gaiezza che diffondeva, attraeva e seduceva in un attimo l'occhio del passante.

Ma ci fu una circostanza curiosa: avevo sviluppato un odio subitaneo nei confronti di quel tizio, e così pure i familiari della bambina, il che era più che naturale. Ma ciò che mi colpì fu l'atteggiamento del dottore.

«Non mi va di chiedere; sa troppo di giudizio universale. Fare una domanda è come mettere in moto una pietra. Te ne stai seduto tranquillo sulla cima di una collina, e la pietra comincia a rotolare mettendone in moto delle altre; e all'improvviso un qualche individuo innocuo (l'ultima persona al mondo a cui avresti pensato) si prende un colpo in testa mentre sta lavorando nell'orto, e la famiglia è costretta a cambiar nome. No, signore, ne ho fatto una regola di vita: più una faccenda puzza, meno domande faccio».

Fino ad allora lo aveva interessato dal punto di vista intellettuale, ma ecco che anche la sua immaginazione ne era coinvolta o, meglio, soggiogata; e mentre stava disteso o si rigirava nel letto nel buio assoluto della camera dalle pesanti tende, il racconto del signor Enfield ripassava davanti agli occhi della sua mente come una sequenza di immagini luminose.

Su un unico punto concordavano: ed era la sensazione di una depravazione indefinita che il fuggitivo lasciava in chi l'aveva veduto.

E il sangue gli si gelò nelle vene.

«La vita è stata bella, l'ho amata, sì, l'ho amata molto. Ma talvolta penso che, se sapessimo tutto, non ci dispiacerebbe poi tanto andarcene».

Non credevo che su questa terra potessero esistere terrori e sofferenze così inumani.

In quel momento questo pensiero mi inebriò e deliziò come una coppa di vino.

SINOSSI UFFICIALE

Nella notte di Londra, un uomo calpesta volutamente una bambina, non curandosi delle sue grida. Rincorso da un passante, il demoniaco signor Hyde accetta di risarcirla con del denaro: ma l'assegno che produce ha la firma del distinto Jekyll, un medico stimato da molti. È l'inizio della caduta di Jekyll in un vortice di stranezze: si isola, pare tormentato da angosce violente, e soprattutto fornisce a Hyde - che ispira orrore istintivo, e che è accusato di delitti ripugnanti - non solo denaro, ma anche protezione in casa sua. Quale oscuro patto può unire due personalità tanto diverse? Ambientata in una Londra allucinata e circospetta (nel 1886, quando il romanzo fu pubblicato, in città era attivo Jack lo Squartatore), questa fantasia nera di Stevenson ha dato corpo all'idea della doppia personalità. E nel condurre il lettore in una trama che ha il ritmo del romanzo giallo e la tensione dell'horror, porta a galla verità che non appartengono solo allo sventurato, ambizioso Jekyll, ma che parlano ai lati oscuri di ognuno di noi.

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