Il silenzio degli innocenti è il terzo libro scritto da Thomas Harris ed il secondo sul personaggio di Hannibal Lecter. Di questo autore ho già letto Il delitto della terza luna (Red Dragon) che, come vedrete, mi era piaciuto ben poco. In questo caso, invece, ho apprezzato maggiormente il romanzo, sebbene abbia riscontrato anche questa volta alcuni degli aspetti che non mi sono piaciuti del suo predecessore. Come nella valutazione della scorsa volta ha avuto peso la fama di questa "serie", facendomi avere aspettative alte che sono state deluse, questa volta mi aspettavo, invece, qualcosa di peggio e quindi sono rimasta favorevolmente sorpresa.
Come ormai molti di voi sapranno, quando recensisco libri inseriti all'interno di una serie (anche se in questo caso è una serie in senso lato, dato che sono considerabili anche libri totalmente sé stanti) cerco sempre con le mie recensioni successive di completare discorsi aperti in quelle precedenti, è possibile, cioè, seguire un filo conduttore tra le due recensioni e potrete decidere di leggere anche contemporaneamente per vedere lo sviluppo di ogni elemento e le differenze che io ho trovato tra i romanzi.
Partiamo, quindi, da quello che mi sono chiesta nella scorsa storia: dov'è Hannibal Lecter? Nel primo romanzo il personaggio dello psicologo cannibale era il più bello ed interessante ma era, altresì, poco presente. In Il silenzio degli innocenti, non possiamo ancora dire che il dottore sia il vero protagonista della storia ma la sua presenza si fa notevolmente più importante e decisiva.
Per questo motivo ho deciso di categorizzarlo qui come il protagonista, anche se di fatto non lo è. Perché per quanto non sia l'epicentro della storia rimane sempre l'unico personaggio davvero interessante del libro e, sia questa volta che la scorsa, è il motivo per cui sicuramente leggerò anche i successivi romanzi della serie. Hannibal Lecter è un personaggio geniale, con una personalità unica e trascinante, nonostante si sappia che è un "cattivo" si tende a parteggiare per lui, perché sta istintivamente simpatico. Si tratta di uno dei cattivi meglio riusciti in un thriller e lo dimostra anche tutto quello che ne è scaturito: film, serie tv e altri romanzi.
Il dottor Lecter, che aveva assassinato nove persone, teneva le dita congiunte davanti al naso e la osservava. Dietro ai suoi occhi c'era una notte eterna.
Non posso assolutamente dire lo stesso per gli altri personaggi. Se nella lettura di Red Dragon mi sembravano stereotipati questa volta mi sembrano, addirittura banali, inutili, quasi trasparenti. Ho sentito la mancanza dell'agente Graham, protagonista dello scorso romanzo, e ho trovato impossibile immedesimarmi nella quasi detective di questo libro: Clarice Starling. I personaggi presenti anche nello scorso libro li ho riaccolti con piacere, sperando una maggiore introspezione che, però, è mancata completamente. Insomma, se non fosse per Hannibal Lecter direi che Thomas Harris non riesce a creare personaggi intriganti nelle sue storie. Il cattivo mi ha fatto, a sua volta, rimpiangere quello di Red Dragon, non è particolarmente intelligente, non è particolarmente malefico, non è particolare. A tratti mi ha fatto, addirittura pena.
Il ritmodella vicenda assomiglia a quello del romanzo precedente ma è meno enfatizzata la differenza tra parti in cui non succede nulla e parti in cui, invece, succede fin troppo. Si comprende con questo romanzo che l'autore sta imparando a calibrare i due aspetti rendendo la lettura più scorrevole e piacevole. L'ho trovato, quindi, un buon miglioramento che fa sperare nei prossimi romanzi.
Il miglioramento di questo aspetto ha migliorato, a sua volta, l'effetto suspense. In alcune parti la voglia di vedere cosa succede dopo c'è, cosa mai verificatasi nella lettura precedente. Anche in questo caso, quindi, spero nelle prossime letture per vedere l'autore migliorare ulteriormente!
Lo stile di Thomas Harris non mi è dispiaciuto nemmeno alla prima lettura e, anche in Il silenzio degli innocenti, ho apprezzato la scorrevolezza della scrittura ed il cambiamento di linguaggio a seconda del personaggio.
La tramaquesta volta, lascia decisamente più a desiderare della volta precedente, complice la totale inutilità del cattivo. Fortunatamente nello svolgimento vengono inseriti aspetti che vanno al di là delle iniziali potenzialità del romanzo, rendendo la lettura molto più interessante.
La mia impressione è che l'autore si sia concentrato molto di più su aspetti secondari della trama e non abbia dato particolare importanza allo scioglimento del filone principale e ciò si riscontra anche nella credibilità del romanzo. Non ci sono passaggi insensati ma ci sono tante cose che scricchiolano, la quasi detective Starling del tutto incapace in un primo momento diventa un genio nel risolvere gli enigmi in maniera piuttosto veloce e poco influenzata da agenti esterni. Rispetto al romanzo precedente ho trovato il tutto complessivamente meno credibile, anche se non sono presenti lacune od elementi incoerenti.
L'ambientazione è decisamente più presente e assolutamente gradita. Non si racconta tutto nel minimo dettaglio ma, almeno, veniamo a conoscenza di aspetti che l'autore avrebbe anche potuto tacere, non essendo indispensabili per il racconto. Ritengo che questo elemento sia stato un grosso aiuto in più per migliorare la godibili della lettura e rendere lo svolgimento decisamente più interessante.
Infine, prima del riepilogo finale vi parlo del titolo e del film. Il titolo Il silenzio degli innocenti, per quanto più suggestivo di quello inglese è decisamente meno attinente al contenuto del romanzo. Non entro nei particolari per non anticiparvi nulla ma vi assicuro che se si fosse chiamato letteralmente, Il silenzio degli agnelli, avrebbe avuto decisamente più senso.
Il film è bello e sufficientemente attinente al romanzo da non far infuriare la lettrice che è in me. Certe cose sono state cambiate, altre spostate, altre riassunte ma bene o male c'è tutto. Inoltre nel film vi sono aspetti migliorativi rispetto al romanzo; ad esempio la protagonista Clarice Starling(Jodie Foster) ha una personalità ben diversa e più accentuata rispetto al suo alter ego letterario ed è decisamente più apprezzabile.
In conclusione penso che questo romanzo sia decisamente migliore del precedente anche se presenta pecche che spero non siano perpetrate anche nel prossimo romanzo. Ritengo che sia possibile leggerlo anche senza il precedente e, anzi, lo consiglio proprio perché per me Red Dragon non vale la pena. Capisco pienamente perché la serie è diventata famosa dalla pubblicazione di questo romanzo in poi e penso che il prossimo libro, chiamandosi Hannibal, possa essere ancora più piacevole ed interessante di questo. Non trovo Il silenzio degli innocenti un romanzo imperdibile ma ve lo consiglio se volete una buona introduzione del personaggio di Hannibal. Ottimo da leggere sotto l'ombrellone, come ho fatto io!
Dunque, Clarice, gli agnelli hanno smesso di gridare?