Incipit

Dopo le pungenti gelate che avevano prolungato l’inverno fino ad aprile inoltrato mantenendo uno strato di neve e ghiaccio sui campi, strade e fiumi, arrivarono le piogge. Arrivarono all’improvviso molti giorni prima della Pasqua ebraica, piogge lunghe, fitte, monotone, impreviste, che intaccavano la carne. L’aria divenne densa, e un pesante vapore saliva da ogni cosa, dalla terra, dall’uomo e dalle bestie.

Informazioni sul libro

Una primavera tardiva è una raccolta di racconti di Israel Singer scritti in anni e momenti diversi e portati insieme in Italia da Bollati Boringhieri con una traduzione di Monica Capuani.

La lista completa dei racconti è:

  1. Una primavera tardiva
  2. Perle
  3. Cave d’argilla
  4. La città vecchia
  5. Sender Prager
  6. Sabbia
  7. Pentimento
  8. Sangue
  9. Uno straniero
  10. Paralisi
  11. Terra straniera
  12. Luke
  13. Dottor Georgie

Recensione

I racconti di questa raccolta sono ambientati tutti in Polonia e spesso ruotano intorno alla presenza della Vistola, il suo fiume più lungo. L’ambientazione è il fil rouge che li collega nonché elemento fondamentale in ogni storia perché profondamente legata alle origini di ogni personaggio e motivazione principale per tutte le loro gioie e i loro dolori.

Ma tra il suo villaggio natale di Leshne e quello dove si trovava adesso scorreva il fiume, la Vistola. Le piogge avevano creato un’inondazione sopra lo spesso strato di ghiaccio, e si cominciavano a vedere le crepe.

Le descrizioni coprono buona parte del testo (in particolare a inizio racconto). Le stagioni si susseguono nel libro mostrando sempre le loro peculiarità estetiche e il loro effetto sui personaggi, attenti a compiere azioni coerenti e collegate nella forza e nella modalità con ciò che è stato descritto. Alcuni personaggi vivono in funzione del meteo e della stagione e nei loro racconti le descrizioni sono particolarmente rilevanti per comprendere la direzione della storia.

«Eh! Eh! Eh! mi sono messo in tasca un altro inverno! Eh! Eh! Eh! Rubato dal sacco!»

I protagonisti sono spesso ebrei in una posizione conflittuale con la religione: sono osservanti ma non seguono tutte le regole a loro imposte e vivono costantemente in conflitto tra il senso di colpa e la necessità di vivere in modo più conforme (e comodo) rispetto al resto del mondo. Questo li porta, come succede spesso agli esseri umani che si sentono di non dare il proprio meglio, a trovare giustificazioni a ogni loro cattiva azione che li rende innocenti davanti a Dio.

Si rodeva il cuore. Perché anche se non seguiva le regole e i precetti, tuttavia il bovaro aveva timor di Dio e amava la moglie e i cinque figli, uno più piccolo dell’altro. Aveva ingannato il suo Dio e sua moglie Ettie non perché avesse il cuore malvagio. Per tutti i suoi peccati dava la colpa al proprio mestiere, un mestiere miserabile e impegnativo.

Forse a causa di questo interno conflitto molti di loro sono nervosi e irascibili. Riescono a perdonare tutto a loro stessi ma riescono a sopportare a fatica le mancanze degli altri personaggi, sempre pronti a sminuire l’importanza delle loro lotte personali e a consigliare calma e staticità.

E così, avendo detto la loro, ripiombarono nella tradizionale consuetudine contadina, che è quella di non interferire con nessun uomo, ma di fargli fare qualunque follia desideri.

La furia cieca che impossessa la maggior parte dei protagonisti, di rado disposti a seguire la strada più cauta, porta spesso a scene crude e anche tragiche che coinvolgono sovente anche degli animali (nella raccolta sono molto presenti e uno dei racconti, Luke, ha proprio un cane come protagonista). È difficile non avere un trasporto emotivo per quello che succede perché tutto ciò che leggiamo è percepito come forte, veloce e inevitabile e ci fa sentire coinvolti in prima persona anche se il nostro carattere non ci farebbe mai comportare nello stesso modo.

… i contadini voltarono loro le spalle e tornarono lentamente verso le loro casupole. Senza parlare, facendosi solo il segno della croce.

Quest’atmosfera permea l’aria di ogni racconto e non scende mai, provocando nel lettore un stato di perenne allerta che si riattiva automaticamente al racconto successivo, anche se letto giorni dopo, e questo in parte rischia di rovinare il senso di sorpresa provato nella nuova lettura che diventa quasi una propaggine della precedente non riuscendo a vivere in modo autonomo nella memoria del lettore. Inoltre, alcuni personaggi secondari diventano principali in altre storie dando ancora di più la sensazione di continuità con tutto ciò che è già stato raccontato senza che però sia ordinato e coerente quanto un romanzo.

C’è qualcosa dentro di lui, qualcosa che si agita tra il cuore e la testa, qualcosa che lo opprime, gli fa sentire caldo, e sente caldo sulla cute, gli sembra che ogni singolo capello gli si rizzi in testa separato dagli altri.

Il messaggio finale è quasi sempre cinico o cupo. Invita il lettore a riflettere su come si sarebbe comportato ma senza regalargli grande speranza che, facendo diversamente, il riscatto tanto agognato sarebbe potuto arrivare.

Non sarebbe rimasto niente per cui il mondo avrebbe potuto ricordarlo, e il suo nome non sarebbe mai stato citato. Nessuno lo avrebbe ricordato in una preghiera, né in una Santificazione né in una Memoria delle anime durante i Giorni di Festa Solenne, e non ci sarebbe stata neanche una lapide a marcare il luogo in cui era stato deposto il suo corpo.