Incipit

Non conosco il moto. I miei muscoli sviluppano, da ormai decenni, la forza paziente della lenta pioggia. Non posso ancora incamminarmi, infuocato, sull’unico sentiero di arenaria, giallo sciatto e lordo, fuori di qui. È annerito dalla pioggia, compatto come spaghetti incollati da più sputazzate di bambini. Collosi e nodosi, piccolini, gli scaracchi.

Informazioni sul libro

Disse poco: A Chianafera, a sud di Butera.

Chianafera è un romanzo autobiografico archetipico di Orazio Labbate (critico letterario per La Lettura) pubblicato quest’anno da NN Editore.

Il protagonista del libro è infatti l’autore stesso che all’interno del testo tratta elementi personali quali i luoghi e le memorie più importanti della sua vita riuscendo però a renderli simbolici e rappresentativi dell’umana esistenza.

È il nostro unico untore remoto la casa dove viviamo, sulu e soltanto idda, dove impazziamo, ci sentiamo in essa sotto pressione dall’alba al tramonto senza motivo, in disfacimento colmiamo il vuoto temporale e siamo destinati, sicuru, a non crescere mai, quindi a rabbrividire nell’abominevole solitudine delle case incompiute siciliane.

Scrittura

Il libro parla di squilibrio, ma colpisce proprio per il suo equilibrio, rappresentato anche dallo stesso stile che presenta all’interno sia termini gergali e fortemente radicati al territorio che scelte più ricercate, auliche, talvolta anche tecniche che rendono il testo al contempo particolarmente personale e apparentemente slegato e dimentico del soggetto di cui parla. Il riuscire a far tornare tutto, riuscendo a non pesare nel testo maggiormente su un aspetto è la forza del libro che, nonostante sia atipico e quindi più difficile da accettare intuitivamente, non dà per questo mai la sensazione di essere forzato o artificiale. Esercizio stilistico e visceralità convivono saldamente nel romanzo senza che uno dei due vinca mai sull’altro.

Il mio spirito non è più la rappresentazione geometrica di un’enigma. È imbevuto dell’ordine fatidico di una mappa sconosciuta che mostra, però, il paese presso cui recarmi e quello da cui sto scappando irrisolto.

Esperienza sensoriale

In Chianafera le frasi sono sia tra le più belle che leggerete mai (ho colpevolmente sottolineato mezzo libro e le rileggerei a ripetizione anche senza contesto), considerandole in senso puramente estetico, sia tra le più terribili in cui entrare considerandole in modo fisico. Ciò che succede infatti è simbolico ma non mancherà di trasmettere al vostro corpo sensazioni che di astratto e figurato non hanno nulla.

Sono stato nutrito da antidoti al rinsecchimento della vecchiaia, al disseccamento glorioso della morte. Lunghe mani rapaci mi hanno ficcato in bocca imbuti gommosi e sottili dal buchino ai piedi della porticina. La bevanda cos’era se non il sangue, succo molto particolare, strana e sensibile lucerna acquosa, fitùsa, che segnava il confine e il tempo della vita nelle mie vene.

Per il lettore che riuscirà ad entrare nel testo riuscendo a farsi trascinare dalle parole e a dimenticarsi dell’atto della lettura, la percezione dell’atmosfera sarà amplificata. Il protagonista non sarà più l’autore ma saremo noi lettori, come se il libro fosse una maledizione che ha come scopo togliere parte del peso e del malessere che porta Labbate per caricarlo su di noi che, conniventi, decidiamo di tenerlo fino alla fine e (forse) anche oltre.

Paiono addormentati ma i libri conservano pensieri viventi, si servono di difese intellettuali, rendono inaffidabili i nostri sensi interni.

Simbolismo

Chianafera è pieno di scene simboliche con un significato che va ben oltre a ciò che viene raccontato (ed essendo un racconto astratto che assomiglia quasi ad un sogno è facile notarli e anche trovare loro una spiegazione – anche se penso che in certi casi ognuno di noi vedrà ciò che cerca e non necessariamente ciò che intendeva l’autore). In questa sede voglio raccontarvi solamente di quella che mi ha colpito di più: il libro.

Era rivestito in pelle nera. Sulla copertina nessuna incisione, ma a tastarlo pareva tagliuzzato continuamente come da chi tenta di aprirsi con insistenza le vene e non ci riesce e la carne diventa veicolo di oscure angosce e di cicatrici insidiose che torneranno. Non ricordavo del libro. Ero guastato dal tempo della frenetica fuga? Il libro poteva essere l’unico malinconico faro sulla mia origine?

Senza anticiparvi troppo, possiamo dire che in Chianafera Orazio Labbate fa un viaggio nel suo passato e il libro rappresenta per lui quelle memorie che vivono in lui e lo rendono ciò che sono ma che ha dimenticato, consapevolmente o meno. Il fatto che tutto ciò che è successo sia scritto (e quindi non cancellabile), che abbia una forma, non più modificabile, e che possa essere ritrovato può essere sia una consolazione che una condanna, a seconda dell’esperienza di chi legge ma la sua particolarità è nella verità raccontata che dirà qualcosa di diverso, ma di altrettanto forte, a ognuno di noi.

Strettomi alla pancia procedetti nella lettura finale della prima pagina. Non avevo inghiottito parole nuove, ma esse le inghiottiamo u stissu anche senza volerlo, perché ci arrivano per forza anno dopo anno, quando le abbiamo sofferte riga dopo riga nella testa.