TRAMA IN BREVE

Yohnna continua a raccontare al suo ascoltatore le sue disavventure. La storia della città di Abr'al-nabìdh e delle Lacrime di Israfil è ambientata quattro anni dopo la vicenda principale del primo volume della serie.

EPIGRAFE

Se guarderai a lungo in un abisso,
anche l'abisso guarderà dentro di te.
– Friedrich Nietzsche –

INCIPIT

La donna dalla chioma chiara come il sole entrò nella torre.
Le due falci dorate appese alla sua schiena a guisa d'ali, unite al vestito bianco dalla trama leggera e delicata, la facevano sembrare un'apparizione celeste. Si fermò ai piedi della creatura gigantesca e osservò on curiosità i quattro cadaveri sparsi sul pavimento. La sua attenzione si spostò sulla mia figura stesa a terra, con entrambe le gambe schiacciate e la testa piegata in modo innaturale.
«Non posso lasciarti da solo per un po' che già mi combini pasticci, Jinn del Deserto. I giocattoli che ti ho dato... li hai già rotti tutti?»
«Eh, sì. Non è colpa mia se sono così fragili».

RECENSIONE

«Yohnna Lacrox, arrotino» risposi con voce roca. «Arroto coltelli, riparo ombrelli, pulisco camini e taglio la gola agli stronzi».

Yohnna e le Lacrime di Israfil è il secondo volume della serie fantasy con protagonista "Yohnna", scritto da Andreina Grieco ed edita da EdiKiT.
Io ho già letto e recensito in precedenza il primo volume, Yohnna e il Baluardo dei Deserti, e, perciò, vi darò un'idea sull'evoluzione di questa saga, che mi è piaciuto sin dall'incipit.

All'interno di questo secondo libro ci saranno alcuni riferimenti agli accadimenti precedenti ma questi non verranno mai raccontati in modo completo. La storia qui raccolta è totalmente comprensibile anche senza leggere il testo precedente, ma io vi consiglio di leggerli in ordine.

Come nel primo volume, troviamo il protagonista, Yohnna, alle prese con la narrazione. Il testo, prologo a parte, continua infatti con la medesima premessa: anni dopo gli eventi raccontati, l'uomo racconta ad alcune persone che, in cambio, gli pagano da bere, le sue disavventure.

La narrazione è in prima persona e viene intervallata solamente dalle frasi rivolte al suo ascoltatore (che ci fanno tanto pensare che si rivolga a noi, facendoci sentire parte integrante della scena) e da una metanarrazione del contraltare del nostro protagonista: Horéb.
Entrambi sono ironici e divertenti, non risparmiano descrizioni anche truculente, ma accompagnandole sempre con un ottimo humour che allenta la tensione anche nei momenti più difficili.

Cosa c'entra questa scena con quello che raccontavo prima?
Il legame c'è, anche se sottile È più una digressione, un "salto all'indietro" di centosessant'anni circa. Cosa sarebbe una buona storia senza un salto all'indietro di centosessant'anni?
No, non puoi dormire durante il salto all'indietro.

La storia principale è ambientata quattro anni dopo gli eventi del primo libro e il problema principale del nostro eroe rimane lo stesso di quando l'avevamo lasciato, il Jinn da lui liberato, Il Baluardo dei Deserti, torna spesso a tormentarlo, rendendogli impossibile ogni tipo di rapporto umano: una persona "normale", infatti, scoprendo ciò che lo tormenta, rischierebbe di impazzire completamente, perciò lui vive semi isolato, senza possibilità di costruirsi un futuro "tranquillo". L'unico modo che il giovane ha di liberarsi di tutto ciò è esprimere il suo terzo ed ultimo desiderio che, alla fine del volume, verrà finalmente espresso. Lascio a voi la possibilità di scoprire quale sarà e quali ne saranno le conseguenze.

«Potrei dirti il mio terzo desiderio e intascare quella moneta, ma non sei ancora pronto per scoprire la mia più sconcertante verità. Non capiresti. Devi prima conoscere la storia della città di Abr'al-nabìdh, ed è proprio quella che stavo raccontando. Mettiti comodo, ricomincerò dall'inizio».

In preparazione a ciò Yohnna ci racconta la storia della città di Abr'al-nabìdh e delle Lacrime di Israfil, fondamentale per comprendere anche lo strano rapporto instauratosi tra i due personaggi principali della vicenda che, senza dubbio, è l'elemento dominante del libro. I due non sono propriamente amici: il Jinn non ha mangiato e ucciso Yohnna per via del suo giuramento e rappresenta, per l'ancora giovane uomo, il Male incarnato. D'altra parte, però, i due hanno vissuto molte avventure insieme e, sotto sotto, riconosciamo nella loro relazione una scintilla che, immediatamente, ci fa tifare per un lieto fine e perché il loro rapporto si trasformi in qualcosa di positivo. Questa speranza ci fa leggere ogni minimo indizio con attenzione: ma il Baluardo dei Deserti può provare amore? Ma Yohnna potrai mai accettare la sua natura demoniaca? È abbastanza facile, secondo me, immaginare di conoscere la piega che potrebbe prendere questo rapporto ma, in realtà, l'autrice ci frega, ribaltando alcune variabili che, personalmente, non avevo preso in considerazione (e hanno reso lo sviluppo più interessante e particolare).

Allah, perché io? Perché un pazzo con doppia personalità? Prima mi usava come giochino per gatti e poi tirava fuori domande da conversazione spicciola, così, come se nulla fosse. Dalla "visita al Sinai" in poi, quello schema di eventi si era ripetuto già cinque volte. Si costruiva un'entrata in scena da cattivone, poi, a metà della recita, pretendeva di interpretare il fratellone venuto da lontano per una visita. Un copione da dissociato mentale.

Ad aggiungersi a questi due personaggi che, da soli, attirano già buona parte dell'interesse del lettore, in questo volume entrerà in gioco un terzo personaggio che ho deciso di non presentarvi in alcun modo onde evitarvi anticipazioni. Vi dico, però, che è altrettanto particolare e ben reso e che ha aggiunto un "qualcosa" in più di cui la serie non aveva strettamente bisogno ma che, così, è ancora più avvincente.

Particolarissima e carismatica anche l'antagonista apparentemente buona ed angelica... che riuscirà a dare filo da torcere ad Horèb, che il lettore di vecchia data vede come un essere quasi invincibile.

Le pagine di questo volume mostrano uno Yohnna più maturo, sia fisicamente, è ben più allenato ed esperto nel combattimento, sia mentalmente: comincia a pensare a dei piani per il futuro e a come realizzarli. Questa crescita è chiara anche nello stile dell'autrice, sicuramente più consapevole, e nella struttura del libro, maggiormente ricca a livello di intreccio.
Questo è evidente sia nella costruzione del testo, ad inizio libro ci viene svelato che alla fine leggeremo del famoso terzo desiderio, ma anche dalla fine dei capitoli, che presentano buoni cliffhanger, talvolta riepilogativi di ciò che sta per succedere per mantenere il lettore "sul pezzo".

In quel momento, però, dovevo pensare solo a un obiettivo: affrontare chi mi aspettava dietro quella porta.

Sul finale, che ovviamente non svelo, l'autrice ci lascia la speranza e la voglia di poter leggere altro di questa serie e, dentro al volume stesso, riconosciamo tantissimi momenti, non raccontati pienamente, che vorremmo approfondire con romanzi (anche spin-off!) o racconti a loro dedicati. Visto che l'autrice nel libro ne dà la possibilità io lo chiedo: voglio leggere di quando Horéb ha incontrato (e/o incontrerà) gli altri Jinn!

«Ce l'hai ancora per quella sciocchezza di tre mesi fa in Cina?»
Avevo liberato un esercito di demoni minori sigillati in statue di pietra e sepolti sotto la sabbia nel deserto del Gobi. Non ti sto a spiegare il come e il perché, ma ti assicuro che se l'era voluta.

I due aspetti che ho amato meno sono invece la cura (che c'è ma non è perfetta, sono presenti diversi refusi) e la prevedibilità della maggioranza dei colpi di scena, che non trovo sia però un difetto vero e proprio perché non credo fosse intenzione dell'autrice "sbalordire" ma, piuttosto, far tornare tutto alla perfezione, cosa in cui è riuscita benissimo.
Ottimo anche il prologo che racconta una scena particolarissima che riusciremo a decifrare solamente più avanti.

Il terzo desiderio io non l'avevo indovinato, ma l'ho trovato molto in linea con il messaggio e con il pensiero di sottofondo che il lettore avrà per tutto il testo.

Sono i nostri demoni che ci rendono quello che siamo, diceva mia madre. Quanto aveva ragione.

In conclusione, ho letto Yohnna e le Lacrime di Israfil con piacere, incuriosita da tutte le novità e dalle evoluzioni dei personaggi, vivendo anche molto dal "fan" per quanto riguarda il rapporto dei coprotagonisti che adoro in egual misura (ok, forse Horèb un po' di più). Mi capita di rado di interessarmi a dinamiche di questo tipo e penso che questo sia un grande pro di Andreina Grieco, che mi fa tornare più spensierata e meno seriosa. 

Per tutti questi motivi, ve lo consiglio. Perfetto da leggere al mare o sognandolo dalla poltrona di casa. Attenti perché la voglia di riguardare Aladdin, che lo ricorda per l'ambientazione ma per niente per la storia, sarà difficile da trattenere! Come anticipato è fortemente consigliato iniziare dal primo volume.

Aspetta, me n'è venuta in mente una, ma è piuttosto lunga.
Mettiti comodo e non ti preoccupare, tanto ho tempo. Ho tutto il tempo che voglio.

CITAZIONI

Hakawati, o cantastorie. I nobili li consideravano a livello degli imbroglioni e dei saltimbanchi, ma per il volgo erano degli eroi. In piazza raccontavano storie con timbro e movenze da attori navigati, sottolineando le parti più salienti con colpi di sciabola sotto il naso degli spettatori. Non pensavo di poter meritare quell'appellativo, anche perché in famiglia sarebbe spettato di diritto a qualcun altro. Soraya in gioventù aveva divorato libri di letteratura e di poesia, apprezzava l'arte, praticava il bel canto e poteva rivaleggiare in eloquenza con tutti gli Hakawati di Damasco. La sua condizione di madre ripudiata però non le permetteva di fare un mestiere a contatto con il pubblico, così si era adattata a fare la scrivana. L'unica sua platea ero stato io, suo figlio, per soli undici anni.

No, per me non è così semplice.
Il cuore mi si strinse per ciò che avevo appena compreso. Io non ero una persona normale: ero un perseguitato. Da un Jinn sadico e cannibale. D'accordo, Horèb era stato condannato da Salomone a non uccidere, pena la dannazione eterna, e sembrava aver preso sul serio la sua punizione, ma quel pazzo era imprevedibile. 

Non sapevo neanche perché continuavo a dargli corda in quelle schermaglie in cui l'unico a divertirsi era lui. Forse perché non riuscivo ad ammettere a me stesso di essere il più debole, di avere di fronte un avversario insormontabile.

Il Deserto siriano doveva percepire quell'opulento centro abitato come una ferita sulla pelle che si allargava sempre di più. Gli abitanti della città lo trattavano da sempre come una bestia da domare. Consolidavano il terreno con piante che crescevano nella sabbia, lo rimboscavano e lo irrigavano. Horèb mi aveva detto che, fosse per il deserto, avrebbe inghiottito le città da tempo.

Caddi a terra in ginocchio e urlai in modo stridulo. Gli altri disgraziati non si curarono del mio stato e si ammassarono attorno a me, mi calpestarono, mi travolsero col loro tanfo sudaticcio.
Il dolore, la sete, il caldo, mi mancava l'aria. Il nulla mi inghiottì.

Ti sembra una descrizione da alienato? Beh, ci sei vicino. Mi sentivo una falena che ha visto una lucerna. Avrei dato qualsiasi cosa pur di avere quella luce. No, non potevo ardire di toccarla, ma l'avrei messa sotto una teca di vetro perché nessuno potesse farlo.

Il dolore di una perdita era come un marchio a fuco sulla pelle, non sarebbe mai andato via, mai.

Forse era quella la felicità. Sapere di avere dentro di sé una turbolenza di emozioni senza nome, ma accettarle. Non sarei mai stato perfetto, una parte di me era priva di senso, eppure anche quel lago mi rendeva quello che ero.

«Io non sono un eroe. Io sono dolore.» Il dolore di chi aveva visto l'abisso dentro di sé, e aveva scoperto che non era poi così male.

QUARTA DI COPERTINA

Chi amerebbe mai un uomo maledetto?
Yohnna accarezza l’idea di farsi una famiglia, ma la presenza costante del Jinn Horèb lo spinge a tenere tutti lontano, per paura che scoprano il suo segreto.
Horèb cerca di tenere a bada il vizio di uccidere e continua la sua opera di protettore del Deserto. Lo scontro con un’entità molto più forte di lui lo costringerà di nuovo a misurarsi con i suoi limiti.
Per salvare il bambino che vorrebbe adottare da una setta satanica, Yohnna dovrà stipulare un nuovo patto con Horèb e sarà obbligato a scrutare nella parte oscura di se stesso.
Ma chi ci guadagnerà veramente da questo patto?

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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