TRAMA IN BREVE

Una ragazza di Tokio viene invitata da un signore straniero (svizzero) a fare una passeggiata in campagna (Enoshima) il giorno seguente, con la chiara idea di conquistarla e dormire insieme a lei. Un industriale, però, accorgendosi della sconvenienza dell’incontro (la ragazza non è al livello dell’uomo), decide di prendersi carico dello sconsiderato occidentale e imporgli una giornata molto diversa da quella programmata...

INCIPIT

Tokio, sabato 10 giugno, le tre del pomeriggio.
Dopo la pioggia torrenziale della notte, brilla un sole ardente.
Nel parco pubblico di Ueno, l'Esposizione Universale della Pace è al culmine dell'animazione. Una folla variopinta si assiepa intorno a strane costruzioni che riuniscono tutti gli stili architettonici e contengono i prodotti più svariati.

OPINIONE VELOCE

🖋 L’onorevole gita in campagna di Thomas Raucat (pseudonimo) ti fa provare mille emozioni differenti. A volte si accavallano, altre si intrecciano, altre si escludono, mai una volta rimani indifferente.

✏️ La narrazione è umoristica ed è chiaramente una parodia del romanzo giapponese classico (si evince già dall’’ onorevole’ inserito nel titolo) eppure, mentre ridiamo, sentiamo sempre uno stridio di sottofondo che ci fa pentire di ciò che stiamo facendo.

📚La struttura è un grandissimo punto di forza: il prologo racconta dell’evento ‘scatenante’ del resto del libro ed è in terza persona, tutti i successivi hanno un punto di vista differente raccontato da uno dei personaggi della storia. La voglia di arrivare al capitolo successivo per capire chi sarà il protagonista della narrazione per me è sempre stata tanta (e ho sbirciato prima, lo ammetto 😂).

💖 Sul finale non dico niente ma, ehi, che colpo. 

💶 Le mie aspettative erano bassine: l’ho comprato perché costava poco e mi volevo accaparrare la borsa Einaudi! E invece mi è piaciuto tanto: lo trovo diverso, divertente ma anche tanto tanto profondo. Consigliato!

CITAZIONI

Affinché la ragazza non dimenticasse l'impegno e si sentisse vincolata, lo straniero le anticipò le spese del viaggio mettendole in mano un biglietto da 10 yen sul quale aveva segnato l'ora del treno e il nome dell'albergo.

L'abbigliamento è impegnativo ma appassionante. È la sola cosa che abbia importanza nella vita. Non si finisce mai di riflettervi; eppure ogni volta mi occupo soltanto del prossimo abito, non ancora di quelli successivi.

Non sono abbastanza ricca per vestirmi bene. La seta costa così cara. Spendo subito in vestiario tutto il denaro che ricevo dalla mia famiglia. Dopo mi arrangio. Vendo le cose che non mi servono più. Prendo a prestito soldi e abiti, faccio dei cambi. Quando è necessario, confeziono abiti per delle signore che sono le mie onorevoli clienti; mi danno del denaro.

Oggi metterò il kimono che tenevo in disparte per la Festa Sacra; è un po' leggero e di colori forse troppo vivaci per la stagione. Ma in campagna non ha importanza; una certa audacia nel vestire non mi dispiace e mi farà sembrare più giovane. A diciott'anni si comincia a desiderare di ringiovanirsi.

Sul Giappone e le sue usanze

Poco fa, quando mi sono alzata, la luna bianca come seta illuminava un cielo terso. Sono stata presa dall'entusiasmo: sarà una passeggiata stupenda. Eppure siamo nella stagione chiamata pioggia dei susini.

Neppure il mio signor fratello maggiore è ricco. È sposato qui a Tokio. Non lo vedo spesso, ma anche se, stando alla regola familiare, dovrei essere io a lavorare per lui, mi fa ogni tanto un regalino in denaro.

Ci vuole un altro abbigliamento nuovo per le feste di febbraio, poi in aprile per la fioritura dei ciliegi. I disegni dell'obi riproducono i fiori di ciliegio. Poi c'è la festa dei giovanotti, la festa dei glicini, e poi viene l'estate. Gli abiti sono più leggeri e di colori più squillanti. In autunno la cintura deve riprodurre di nuovo i motivi di stagione. Non più farfalle ma foglie rosse di acero e in seguito crisantemi. È la festa del riso novello. Infine viene l'abbigliamento della neve.
L'anno seguente nulla di tutto ciò serve più, perché si è invecchiate. I colori devono essere meno vivi e i disegni più piccoli. A parte questo, non si porterebbe volentieri un abito dell'anno precedente. Quello che è giù stato visto una volta è considerato logoro.

Ma ballare con un signore è una cosa sconveniente. Si può ballare soltanto da sola.

La prossima festa per la quale devo pensare a vestirmi è la festa degli Spiriti. A Tokio si svolge a metà luglio. Cioè fra un mese. Quella notte tutti gli onorevoli spiriti dei morti vengono sulla terra per vedere come si comportano gli esseri viventi. Loro, essendo morti, sono diventati degli dei.

Per una signora, il solo atto di cortesia verso gli onorevoli spiriti è avere degli abiti altrettanto belli quanto quelli, invisibili, indossati da loro. Così la Notte dei Morti inaugura l'abbigliamento estivo.

Sul mucchio non c'erano biglietti più grossi di 50 sen. Allora provammo una certa vergogna. Non avremmo mai osato lanciare il nostro biglietto da 5 yen. In rapporto a questa cifra, i nostri abiti non erano abbastanza belli. Ci saremmo rese ridicole agli occhi delle signore visitatrici e soprattutto di fronte allo spirito di S. M. l'imperatore Meiji. 

Per fortuna il viso non ha bisogno di cambiare colore ad ogni stagione come gli abiti. Deve essere perfettamente bianco tutto l'anno. Le povere signorine giapponesi hanno la pelle di un colore così spento che devono ravvivarla con molto latte e molta cipria.

QUARTA DI COPERTINA

In un caldo pomeriggio estivo passeggiano nei viali di Tokio due ragazze sui diciotto anni. Le ha notate uno straniero, in Giappone per motivi di studio. Egli invita la ragazza piú graziosa a un giro in campagna, fra due giorni, e la ragazza acconsente. Ma il caso ha portato là anche un piccolo industriale di Tokio. Egli sente discorrere di quel progetto, e ne è sdegnato. Giudica indecoroso che un illustre studioso straniero visiti i dintorni di Tokio con ragazze «del popolo». Sente il dovere di accompagnarlo. Radunerà per l'occasione un gruppo di suoi illustri conoscenti. Il disegno dello straniero è quanto mai semplice; ma sorgono ad ostacolarlo mille contrattempi. Ciascuna delle persone coinvolte nella breve avventura ne vive i preparativi, le ansie, le impressioni, le gioie e le delusioni a modo proprio. Questo piccolo classico è allo stesso tempo una narrazione umoristica, un racconto filosofico e una poetica parodia del romanzo giapponese.

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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