TRAMA IN BREVE

L'amore non corrisposto, è davvero amore?
Essere perennemente fuori sincrono con il proprio tempo, significa essere "antichi"?
Il Secondo Movimento de La vertigine del caso vi farà riflettere su questo e molto, molto, di più.

«I classici sono per tutte le stagioni, parlano al di là dei tempi che cambiano, non invecchiano. oltrepassano le generazioni, abbracciano l'umano.»

INCIPIT

Questo nostro mondominio

La Milano che più mi piace è quella delle case di ringhiera con l'intonaco scrostato. La Milano dei palazzi di periferia, i colori delle facciate sbiaditi, le porte scure un po' ingrigite, le finestre aperte, i panni stesi sui fili, le persone sui ballatoi a prendere una boccata d'aria, quello stare raccolti intorno a un cortile.

Gli intempestivi

«Be', com'è che non dici niente?»
Non appena mi fa questa domanda, mi giro verso Sam, di fianco a me, e poi mi guardo attorno. «Perché, cosa dovrei dire?»
«Le persone davanti a noi in fila le vedi?
«Sì, le vedo.»
«E allora?»
«Allora ti ricordo che sei tu l'impaziente incapace di aspettare anche solo cinque minuti.»

RECENSIONE

La rallegranza, ho scoperto quello stesso pomeriggio, sempre nella casa di ringhiera, è la faccia gioiosa della lotta alla mediocrità, una lotta che ho combattuto strenuamente tutta la vita.

La vertigine del caso - Secondo Movimento, è il secondo volume del progetto "La vertigine del caso" di Vanessa Chizzini (Qui la recensione del primo libro).

Anche questo secondo volume è diviso in due parti che possono essere considerati due racconti lunghi o due romanzi brevi e sono strettamente collegati tra loro. Nonostante tutte le storie siano autoconclusive, consiglio di leggere le due opere in ordine (il Primo Movimento e solo successivamente il Secondo Movimento) perché in ogni opera successiva, specialmente in questo secondo volume, ci saranno numerosissimi riferimenti (ben spiegati e quindi comprensibili anche per chi non li avrà letti) ai racconti precedenti e, sarà inevitabile, desiderare di aver letto ciò di cui si parla per conoscerlo totalmente. 

Se con il primo volume, ho riscontrato un apprezzamento particolare per lo stile dell'autrice, questo seconda opera mi ha fatto definitivamente innamorare. C'è grande ricerca in ogni parola utilizzata e tutto, dai dialoghi alle parole scelte, e persino quelle inventate è coerente e collegato a quanto letto in precedenza. Ci sono analogie bellissime che associano la voce alla marea o al vento e descrizioni che posso definirvi solamente come "elegantemente matte", ma lo potrete capire unicamente se avete già letto il Primo Movimento.

La regina ride tirando indietro la testa, l'onda si infrange su uno scoglio a riva con uno schianto di spruzzi e schiuma e fa ritorno verso il mare.

I personaggi parlano tutti in modo diverso, esprimendo il loro carattere o una loro particolarità così come facciamo anche noi nella vita reale. Ci sono coloro che scelgono parole sempre normali, ma che esprimono il loro pensiero attraverso scelte più dure o più garbate, ma anche quelli che hanno un vero e proprio vocabolario a parte e che si distinguono ogni volta che decidono di intervenire. Un esempio lieve è Ume con il suo "Sante nubi", il più eclatante (e davvero divertente) è Egidio, che termina ogni parola in "anza".

Mi gira la testa. Tutti questi "anza" mi fanno venire il mal di mare. La voce della regina è la risacca che si infrange sulla riva, gli "anza" di Egidio sono le onde che sballottano una barchetta al largo.

Anche i nomi stessi dei personaggi sono attenti e mai banali, molti di loro hanno dei soprannomi (vedi Ume) che vengono spiegati (e le motivazioni risultano altrettanto originali), inoltre, un personaggio viene chiamato in modo differente a seconda della persona che lo sta interpellando, rendendo alla perfezione il realismo della scena e anche delle personalità differenti che si esprimono e si esplicitano anche in questo modo.

Se, infatti, alla mia precedente lettura ero rimasta folgorata dalla bravura dell'autrice, che non incespica mai e appare sicura in ogni punto della narrazione, questa volta, dando lo stile per assodato, sono stata colpita proprio dalla credibilità dei personaggi che in questi due racconti sono molti (sempre gli stessi) e che sembrano vivere realmente anche al di fuori delle pagine. Oltre a ciò che vi ho già anticipato, colpiscono i piccoli gesti che hanno tra loro: le occhiate di complicità, il prepararsi alla reazione dell'altro e molto di più. 

Ne "Questo nostro mondominio" troviamo i tre personaggi principali del Primo Movimento (Mic, Sam e la signora Adriana) alle prese con una realtà davvero interessante: un condominio. Questo luogo si rivela subito un piccolo mondo in cui c'è tutto e in cui gli abitanti si conoscono e si relazionano vicendevolmente ogni giorno. Ognuno sa la storia dell'altro e, anche chi vive solo, sa di poter fare affidamento negli altri in caso di necessità.

«Queste case sono dei mondi» ribadisce Ume. «Tutto un mondo in una stanza.»
«Un mondominio» osserva Sam. «Più che un condominio, questo è un mondominio.»
«Un mondominio, sì ecco»  concorda Ume entusiasta. «Che bella parola, è proprio così.»

Nella seconda parte "Gli intempestivi" ritroviamo tutti i personaggi introdotti in Questo nostro Mondominio e, ovviamente, i nostri tre protagonisti, in una nuova ambientazione: una piscina un po' vetusta e scrostata. Il titolo di questa parte, che può essere considerata il "lato B" del Secondo Movimento, è riferito ad un gruppo di persone conosciuto nel "lato B" del Primo Movimento: gli intempestivi, un gruppo di artisti mai realmente incontrato ma che, con i propri testi, ha fatto nascere un dibattito che continuerà in questo testo.

"Gli intempestivi si prendono il loro tempo." Senza condizionamenti, senza pressioni, senza seguire le mode, certo, ma soprattutto senza che nessuno abbia l'autorità di farci diventare qualcosa di diverso da quello che siamo, solo perché il mercato, il pubblico, il momento storico... Questo secondo me è un nodo cruciale: prendersi il proprio tempo.

L'ambientazione cambia, pur rimanendo a Milano, città importante per i personaggi, ma è sempre uno degli elementi meglio resi del testo. Mentre nel "mondominio", nonostante i suoi muri scrostati, desidereremo abitarci, anche solo in un'altra delle nostre vite possibili, la piscina diventerà un luogo da sogno, con pirati e relitti che ci aspettano!

In conclusione, il Primo Movimento de La vertigine del caso mi era piaciuto molto e mi aveva lasciato un segno che, a molto tempo di distanza, non si era assolutamente sbiadito. Ritrovare i tre protagonisti mi ha immediatamente fatta sentire a casa, ma i nuovi personaggi introdotti e la bravura nel descrivere l'ambientazione mi hanno completamente stregata. Questo Secondo Movimento mi è piaciuto ancora di più e mi ha, in realtà, avvicinato ulteriormente al Primo che, rivissuto grazie ai numerosi riferimenti, mi ha dimostrato che si tratta di un'opera che nel tempo non sbiadisce e non diventa meno importante, al massimo si scrosta solo un po' nella memoria, continuando a rimanere bella, elegante e indimenticabile.

Vanessa Chizzini è un'autrice che ho scoperto per caso e per collaborazione e, sebbene mi sia già capitato tante volte di apprezzare molto un autore non ancora celebre, con lei provo un vivo dispiacere a pensare che possa non essere letta da tante persone perché merita, merita davvero. Quindi la consiglio e, anzi, vi esorto proprio a leggere La vertigine del caso, perché quando qualcuno è davvero molto bravo è una vera ingiustizia che non venga conosciuto. Sono sicura che piacerà anche a voi.

CITAZIONI

La regina del teatro.
Un'attrice si può fregiare del massimo titolo nobiliare da quando qualche anno fa, alla doglia dei settanta, ha dato l'addio al cinema, che pure le ha dato la fama, per dedicarsi unicamente al palcoscenico. Quello di regina è un appellativo di gran pregio ma sempre più effimero, conferito com'è ad attrici, locomotive d'epoca, pizze. Le regine si ammucchiano con le signore e le dive, si confondono tra loro sotto gli stessi riflettori e le parole che tornano buone per tutte. Qui da noi l'aristocrazia è in fondo un'illusione che costa poco e rende solo in vanità.

La verità è che per me esiste anche l'eleganza dell'intonaco scrostato, ci vedo un che di sdegnoso come nella nobiltà più snob, come in chi è superiore alle bassezza e alle meschinità della vita, al bisogno di affannarsi dietro alle cose d'ordine materiale, come Anna Magnani quella volta che ammonì il truccatore: "Lasciamo tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire". È un'eleganza permeata di memoria, come le scarpe consumate e le ringhiere arrugginite, l'eleganza che svela la sostanza di cui è fatta, i mattoni dietro lo strato di intonaco, il legno sotto la vernice verde, è l'eleganza che trattiene i volti, le voci, i passi, le impronte, un'eleganza a più dimensioni, come le sezioni dei disegni tecnici che rivelano la composizione delle cose, è la vita colta alla sprovvista, presa così com'è per quello che è, prima che una telefonata avvisi di un arrivo importante, e si proceda con lo stucco, con secchiate d'acqua sui ballatoi, con la rimozione della ruggine dalle ringhiere.

La regina ride con la sua risata di risacca, e su quello schianto amaro si appoggia il fischio basso di vento che è la voce di Loriana. Nella baia di questo palazzo di ringhiera stasera soffia una brezza marina.

«La differenza fondamentale è che la follia d’amore corrisposto significa ebbrezza, la follia d’amore non corrisposto è disperazione cieca. Semplicemente non è amore. Punto. L’amore non corrisposto è un muro che separa i nostri desideri dalla realtà.»

«Non possiamo essere tutto quello che potremmo essere. Però dovremmo sempre immaginarci quello che potremmo essere, e tenerlo presente, perché quello che potremmo essere siamo comunque noi.»

«Non siamo superati, siamo giusto un po' tardivi. Non siamo disinvolti, certo che no, ci muoviamo sempre schivi e furtivi. Non ci accontentiamo delle cose che sono sotto gli occhi di tutti, vogliamo gli stravedimenti e coltiviamo sguardi investigativi. E sì, abbiamo continuamente il bisogno di sentirci vivi, perciò non possiamo stare dentro un qualsiasi ingranaggio se non sentendo la necessità di esplorare gesti sovversivi.»

LIBRI CITATI

La voce umana di Jean Cocteau Link Amazon

La donna del mare di H. Ibsen Link Amazon

Il giardino dei ciliegi di A. Cechov Link Amazon

Moby Dick di H. Melville Link Amazon (in sconto del 20% fino al 16 agosto) Link Recensione

Il corsaro nero di E. Salgari Link Amazon

Sillabari di G. Parise Link Amazon

SINOSSI UFFICIALE

“Questo nostro mondominio” e “Gli intempestivi” formano il secondo movimento del progetto letterario “La vertigine del caso”. Due storie, due luoghi, due stagioni, la stessa città. Milano, una casa di ringhiera in un pomeriggio d’aprile e una piscina all’aperto una mattina di luglio. Qui ritroviamo Mic, Sam e la signora Adriana, insieme ad alcune nuove conoscenze: Ume, sarta e amica della signora Adriana, che accoglie tutti con una domanda sull’amore non corrisposto, Mario, l’ex custode del palazzo che guarda con sospetto chiunque varchi il portone, Egidio che fa il calzolaio e parla in modo bizzarro, e poi Loriana “Quale Allegria”, Marianna “Senz’Anna”, i due cugini damerini, la regina del teatro… In un ribollire di discorsi e soprannomi ci si imbatte nell’ambrogino di pezza, che è un premio dato “alla rallegranza”, nella ragazza ibseniana citata da Ettore Majorana in un messaggio scritto prima di scomparire, in uno strano relitto affondato che forse è un fantasma tra altri fantasmi, negli intempestivi e nel loro manifesto, che si rivela terreno di confronto sulle diverse personalità, le scelte fatte e le prospettive future. Sul filo di dialoghi incalzanti si intesse una lingua in perenne tensione tra quotidianità e visionarietà e ricca di rimandi, perché nella vertigine del caso presto o tardi tutto torna.

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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