TRAMA IN BREVE

Abruzzo del 1942: un gruppo di ragazzi forma la banda Gordon, pronta ad aiutare la Resistenza e a contrastare il fascismo. Pietro, uno dei componenti della banda, racconta tanti anni dopo tutto ciò che è successo in quell'anno pieno di avventura.

DEDICA

A Jacopo

EPIGRAFE

I corpi giovani ruzzolano via veloci.
Iscrizione romana

INCIPIT

Ieri, al trentesimo chilometro la vista era annebbiata, la testa svuotata di pensieri, la pressione era calata, il cuore galoppava a 150 bpm. Erano le due di pomeriggio. Stavo correndo da tre ore nella pineta di Ostia. Cielo lattiginoso, neanche un sospiro di vento, trentaquattro gradi. Dai loro nascondigli nel bosco di pini, i cinghiali mi osservavano e commiseravano. Ciò che vedevano era un piccolo uomo che correva sulle sue fragili caviglie, senza nessun predatore alle spalle, nessuna preda da inseguire e catturare. Avevano tutti i motivi per biasimarmi. Con la mia andatura depressa e sbilenca non sarei sfuggito nemmeno a una gallina. Mi sono dovuto sedere sotto un pino, altrimenti sarei svenuto.

RECENSIONE

La storia, dice il generale, si svolge sulle montagne d'Abruzzo, parecchi anni fa. Sono le montagne dove lui à nato. In una piega dei monti dai quali nasce il fiume Aterno, mi spiega, c'è una delle pareti di roccia più ripide di tutto l'Appennino, ma nessuno la conosce, tranne lui e pochi alti. Un muro alto più di duecento metri, che sale improvvisamente verso il cielo come la facciata di un duomo in una piazza.

La banda Gordon di Marco Dell'Omo è un romanzo storico sulla Seconda Guerra Mondiale edito dalla Casa Editrice Nutrimenti.

La storia è quella di Pietro, uomo ormai anziano che decide di tramandare i propri ricordi raccontando ad un uomo di fiducia gli eventi del 1942. In quell'anno, ancora ragazzino, Pietro ha infatti fatto parte della banda Gordon, un gruppo nato con l'intento di aiutare la Resistenza.
Peculiare la motivazione del nome della banda e del perché Pietro e i compagni abbiamo deciso di aderirvi: in tempo di fascismo una commissione decise di abolire tutti i fumetti esterofili, tra i quali anche quelli di Flash Gordon, mostrando loro in modo pratico come il fascismo potesse influire negativamente, non solamente sulla loro vita ma anche sul loro svago.

Qualche tempo fa il partito ha organizzato un convegno sulla letteratura per ragazzi. Insomma, hanno discusso e dibattuto l'argomento per tre giorni e alla fine hanno stabilito che il più grande danno per i giovani italiani è la pubblicazione di materiale straniero nei giornali per ragazzi. E sai la cosa assurda? Che quel convegno era presieduto da Tommaso Marinetti, l'inventore del futurismo, quello che voleva proiettare la cultura fascista verso il futuro. Invece ecco qui, torniamo indietro di cinquant'anni.

Questa scelta stilistica (il metaracconto) viene segnalata con una struttura non del tutto lineare: talvolta alla narrazione in terza persona che ci racconta il passato, vengono intervallate parti del presente (ben segnalate perché scritte in corsivo) in cui l'uomo a cui viene raccontata la storia riflette su quanto viene raccontato.
Ne conseguono direttamente due aspetti positivi: la narrazione si ferma talvolta in punti ricchi di suspense, portandoci a leggere fino al ritorno del "passato" per vedere come prosegue, aumentando così il ritmo di lettura e, in aggiunta, i potenziali scogli narrativi creati dalla necessità di credibilità vengono aboliti. Trattandosi di ricordi, per di più di tanti anni prima, l'eventuale incoerenza potrebbe essere imputata alla scarsa memoria, così come anche la troppa fantasia.

"Perché, tu quando racconti qualcosa di te stesso sei sempre oggettivo?"
"Almeno ci provo".
"Ti illudi. Ognuno di noi si vede diverso da quello che è, di solito migliore, ma a volte anche peggiore".

In questo libro, infatti, c'è almeno un elemento soprannaturale (assolutamente non spaventoso) che prende poco spazio ma incide nella trama. Questo aspetto può essere un'invenzione di Pietro così come qualcosa in cui lui crede davvero, starà al lettore decidere la verità. Non vi svelerò qual è ma leggendo attentamente le citazioni riportate chi vorrà potrà probabilmente individuarlo.

Per ogni altro aspetto è un romanzo preciso e accurato, specialmente nell'ambientazione sia temporale che spaziale. Dell'Omo racconta l'Abruzzo del 1942 in modo esemplare, con descrizioni vivide sia dell'estetica del luogo sia delle abitudini dei suoi abitanti. Le descrizioni sono sempre importanti all'interno della storia e non si soffermano soltanto sull'aspetto storico della vicenda ma, in buona parte, anche in quello geografico, mostrando al lettore la montagna e le sue pareti impervie e invitandoci a scalarle insieme ai protagonisti della vicenda.

Da lassù si apriva la vista su tutta la catena del Gran Sasso: una barriera di montagne che si alzavano e si abbassavano come un mare in tempesta, e dietro l'immensa piramide di Corno Grande. La città stava adagiata ai suoi piedi, un agnello disteso sull'erba accanto al corpo della pecora che l'aveva partorito. La vecchia, sonnacchiosa L'Aquila, dove da secoli non succedeva più niente, né una battaglia, né una rivoluzione, e che adesso aspettava la fine della guerra per scrollare le spalle e tornare a essere quella che era sempre stata, una nobildonna decaduta che vive di ricordi e di rimpianti.

Oltre che storico può essere considerato anche un romanzo di formazione: i giovani protagonisti riflettono e parlano tra loro della vita, dei valori e di alcune tematiche attualissime come l'omofobia e la parità dei sessi, oltre che della politica.

"Questi sono discorsi da borghesuccio, lasciatelo dire! Ma non lo sai che in Unione Sovietica le donne fanno parte dell'esercito? E perché no? Se Ondina Valla vince le Olimpiadi nella corsa a ostacoli, quelle come lei non possono mettersi al servizio dell'esercito rivoluzionario?

Lo stile si modifica leggermente a seconda della parte, più quotidiano nella parte presente, più attento nella parte storica, ma in entrambi i casi si dimostra scorrevole, ricco ma mai prolisso. I dialoghi tengono conto del parlato e talvolta hanno anche qualche espressione colloquiale o dialettale al loro interno.

Il ritmo di lettura è crescente: all'inizio ci si deve entrare, conoscere la situazione e i personaggi e, solo successivamente, inizieranno le vere avventure.

In conclusione, La banda Gordon è un romanzo che intrattiene ed insegna nello stesso momento. L'ambientazione è stato l'aspetto che mi ha colpita maggiormente in positivo ma chi non è interessato a questo aspetto troverà anche molto molto altro: una storia di amicizia e di legami sinceri, oltre che ad una storia avvincente.

L'ho trovato un romanzo equilibrato che può piacere sia agli amanti del genere storico (perché attento sotto questo punto di vista), sia ai suoi detrattori (perché non si sofferma unicamente su quello ed è completo) e per questo motivo mi sento di consigliarlo a tutti, senza differenze di gusti, di età, o di sesso.

Si tratta anche del primo libro Nutrimenti che vi racconto qui sul blog, come avrà visto chi mi segue sui social ultimamente sto leggendo moltissimi loro libri e li trovo particolarmente curati, sia nell'estetica che nel testo, perciò in attesa di nuove recensioni e letture, mi sento di consigliarveli in modo particolare!

CITAZIONI

"Ti devo raccontare una storia", mi dice invece, stringendo le carte che tiene in grembo. "Una storia che non ho mai raccontato a nessuno, nemmeno ai miei figli. Potrai crederci  non crederci... L'ho ricostruita pian piano, e, che ti devo dire? Anch'io, boh, dopo quasi settant'anni, non so quanto ci credo". Sta un po' a pensare, poi continua. "Sai, la realtà che ricordiamo è come una montagna: con il passare del tempo, si trasforma. Mica sono state sempre come le vedi tu, le montagne. È così anche per i nostri ricordi. Sono sottoposti a fenomeni di erosione, si spaccano in crepe e fessure, ogni tanto crolla qualche macigno. Fino a che non resta un deserto di sabbia, come nel Sahara. Sai che nel Sahara c'erano montagne alte migliaia di metri? Solo che quello che per un gigante di pietra accade in novanta milioni di anni, all'uomo capita in novanta".

Nell'anno XX dell'Era Fascista il pane era poco e sapeva di cartone. L'euforia del 1940 era passata, e pochi credevano che sarebbe tornata. Le gente, in città, si faceva delle domande. Qualcuno partiva per la guerra e non dava più notizie. Qualcun altro era rientrato con una gamba di meno. Le cantine erano diventati rifugi antiaerei, e ci si esercitava a evacuare scuole e uffici. I ragazzi sopra i vent'anni erano spariti dalla circolazione: tutti, o quasi tutti, al fronte, in Africa e soprattutto in Russia, con la brigata Julia. Gli aquilani sono alpini, per definizione. Dove altro potevano mandarti se non a pestare neve sulle rive del Don?

L'attenzione dei due ragazzi era concentrata sulla parete rocciosa. Sul lato sinistro si presentava come una grandinata rapida che conduceva a un'apertura circolare, tonda come un buco provocato da un colpo di cannone. Quello era l'unico punto accessibile. Per il resto il muro era ripido e compatto e si innalzava verso il sole come un grattacielo americano. Al centro esatto della parete c'era una fessura che disegnava una perfetta esse, lunga forse una cinquantina di metri. Da quello squarcio fino alla fine della sommità c'era solo una lastronata di roccia liscia e senza appigli.

E se le sue fantasie, per qualche misteriosa ragione, si fossero trasmesse da mente a mente, saltando il filtro delle parole? Sarebbe stato terribile se Nico si fosse accorto di qualcosa. Gli avrebbe detto che era uno sporco ricchione, un frocio, un pervertito, gli avrebbe dato una spinta che lo avrebbe fatto cadere per terra e poi sarebbe scappato via. Doveva stare in guardia e controllarsi.

Trotskij era sempre lì, si passava una mano sui capelli folti e neri, sembrava indaffarato. Poi lo guardò negli occhi, e gli rivolse uno sguardo di incoraggiamento.

Regnava un silenzio perfetto. Era la prima volta che Pietro sentiva un silenzio così. Era diverso dai silenzi delle notti in città: lì c'è sempre un cane che abbia in lontananza, un vicino di casa che cammina, un ubriaco che parla ad alta voce, un mobile che scricchiola, o una macchina che passa. Qui niente turbava l'assenza di rumore, che avvolgeva ogni cosa come un fluido magnetico. Era quello, forse, il rumore dell'universo fuori dall'atmosfera. Era quello, forse, il rumore della morte.

QUARTA DI COPERTINA

Il generale Piero Vinci è un uomo ormai anziano. Persino i servizi segreti, che per anni lo hanno fatto pedinare, hanno smesso di occuparsi di lui. Ma è proprio quando il suo tempo sembra quasi finito che inizia a raccontare la sua storia, di quando era ragazzo, viveva all’Aquila e insieme ad altri fondò la banda Gordon. Era il 1942 e un gruppo di giovani, amanti della montagna e delle scalate, si riuniva dando vita a una banda; la missione: sgominare Mussolini e i tedeschi. La banda Gordon è una storia che mescola con sapienza fantasia e realtà, memoria e invenzione, raccontando gli anni della guerra e del fascismo attraverso le vite di alcuni giovani temerari, che a volte si spaventano, lottano e piangono, ma guardano sempre in alto, verso le cime delle loro montagne.

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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