TRAMA IN BREVE

Jungle Rudy è Rudy Truffino, pioniere che ha portato la civilizzazione nella Gran Sabana. Jan Brokken ci racconta di ciò che ha costruito ed affrontato e ci mostra sia l'uomo che la leggenda. Oltre al suo lavoro, alla fine di questa lettura conoscerete anche le sue origini e la sua famiglia, cresciuta in una situazione decisamente inusuale.

INCIPIT

Quando scesi dall'aereo a Canaima, lui non era lì ad aspettarmi. O almeno, da nessuna parte vidi un uomo riconoscibile al volo dalle orecchie: il lobo destro gli era stato strappato da un serpente a sonagli una volta che, stremato dal caldo di mezzogiorno, si era assopito nell'amaca, mentre la parte superiore del sinistro era intaccata dalla leishmaniosi, una malattia trasmessa da un parassita della pulce della sabbia, diffusa nella foresta pluviale quanto il mal di mare sulle navi.

Per gli americani divenne «Jungle Rudy», mentre la moglie, che in sua assenza gestiva ogni cosa, fu presto ribattezzata «Savanah Gerti». Erano soprannomi da cui trapelava tenerezza, e rispetto.

RECENSIONE

«Più gli uomini sono soli, più diventano fantasiosi.»

Jungle Rudy di Jan Brokken, edito da Iperborea, è una biografia su Rudy Truffino, pioniere che ha esplorato e ha fatto scoprire i maggiori segreti della Gran Sabana. Uomini e donne molto famosi sono stati condotti da lui ad esplorare le meraviglie della zona e, la sua figura, rimarrà per sempre fortemente legata ad essa.

Si tratta del mio primo libro di quest'autore, famoso proprio per la sua capacità di riportare storie vere ed interessanti nelle sue opere, e sono rimasta piacevolmente sorpresa da questa sua capacità.

Jungle Rudy, infatti, si legge facilmente quanto un volume di narrativa, sebbene sia ricco di informazioni e date. Per riuscire ad immagazzinare tutto ciò che Brokken ci insegna bisognerebbe rileggerlo più e più volte, ma nonostante questo il ritmo di lettura è sempre scorrevole e veloce e, vista l'ambientazione, adatto anche alla letture sotto l'ombrellone.

Quando per l'ennesima volta  degli ispettori vennero a comunicargli che per la terra di cui si era impossessato doveva pagare le tasse più una sostanziosa bustarella, Rudy imbracciò il fucile e sparò un paio di colpi in aria. E mentre quelli scappavano di corsa, gridò: «Io sono il dittatore di Ucaima.»

Il libro è diviso in tre parti che indicano rispettivamente tre diversi viaggi dell'autore verso le zone descritte nel testo.
La prima parte, che occupa metà del volume si divide in due narrazioni, alternate tra loro. Nella prima, Brokken ci racconta il suo primo viaggio a Canaima (1995), a cominciare dal momento in cui è sceso dall'aereo fino a quello della sua partenza, nella seconda ripercorriamo la vita di Jungle Rudy come pioniere; ci vengono spiegati i primi tentativi dell'uomo di scappare dalla propria realtà olandese e di rifarsi una vita in un luogo sperduto. Talvolta i flashback e le considerazioni su Rudy Truffino sono presenti anche nella parte del viaggio, così come informazioni legate ad altri pionieri e personaggi importanti per il luogo e la sua trasformazione.

Il fascino dell'argomento, oltre che nell'importanza oggettiva del suo ruolo per la regione, è legato anche alla sua particolare personalità: pertinace ed apparentemente imperturbabile, è sopravvissuto anche grazie al suo spirito di intraprendenza e al suo coraggio. Alcune delle situazioni che ci vengono descritte sono degne di un film d'azione, eppure, rispecchiano solamente la sua realtà.

Truffino non ci pensò due volte. Aspettò la prima curva utile e saltò fuori dal cassone. Si sentì subito una scarica di fucili, ma gli andò bene: era finito in un fossato e i proiettili gli sibilarono sopra la testa.

Sin dall'incipit, noterete come il viaggio e la figura di Jungle Rudy siano fortemente intrecciati.
Titolo e scelte narrative non mettono in dubbio l'intento dell'autore (esplicitato anche all'interno del testo): parlare di Rudy Truffino. Perciò non c'è da stupirsi se, nelle due parti successive, ciò che scopriremo sarà fortemente legato alla sua famiglia (passata e futura) e alla conoscenza di tutti coloro che hanno avuto a che fare con lui.

Fu sentendo questo aneddoto, credo, che decisi che avrei scritto di Rudy Truffino.
O forse fu qualche tempo dopo, quando trovai il diario di Gerti.
O più tardi ancora, quando scoprii che fatica disumana richiedesse costruire qualsiasi cosa nella giungla, e la tremenda velocità con cui tutto andava poi perduto.

Scopriremo, dunque, anche la storia dei suoi genitori e l'avvenire delle sue figlie, cresciute e vissute per lungo tempo in una situazione decisamente inusuale per ragazze della loro età, che hanno visto la patria d'origine del padre, l'Olanda, esclusivamente a tarda età, ormai incapaci di comprendere completamente le "regole" che, per noi, sono comuni ed implicite.
Oltre che dalle parole dei protagonisti, Brokken scoprirà tantissimo sui personaggi della sua storia attraverso i loro oggetti personali: il diario di Gertri (la moglie di Rudy), le frasi sottolineate e gli appunti presi sui tantissimi libri, i numerosissimi dischi collezionati, le lettere conservate.

Per Truffino, la vera giungla si trovava lontano dalla foresta vergine e, al calare della sera, leggeva di Nostradamus o di agghiaccianti delitti commessi a San Francisco e Los Angeles.

Nonostante questo, ci sarebbe stato ancora tanto da scoprire sul tema e, per questo, il lettore, chiuderà il volume con rinnovata curiosità, rimpiangendo di non aver potuto sapere di più. L'approfondimento donatoci dall'autore, però, è comunque sufficiente a farci conoscere, e anche stimare o biasimare, tutte le caratteristiche principali di Jungle Rudy e a darci la sensazione di averlo conosciuto realmente.

Quando nel tardo pomeriggio prendemmo la via del ritorno sotto un cielo fiammeggiante, mi sentii travolgere da un'immensa solitudine.

A supporto della nostra fantasia vi sono anche numerosissime fotografie, scattate o recuperate dallo scrittore, che ci mostrano il protagonista, la sua famiglia e i suoi amici e animali e abitazioni tipici del luogo. Anche in copertina troverete una rielaborazione grafica di una di esse, presente all'interno del volume.

In conclusione, Jan Brokken ci presenta una figura importante che non tutti conoscono (io non ne sapevo assolutamente niente), mostrandocela a tutto tondo sia nella sfera professionale che in quella personale. L'autore, inoltre, ci parla della Gran Sabana, degli animali che la vivono, della flora meravigliosa che ospita e, soprattutto, ci racconta di come gli indios si comportavano e in cosa credevano e, come, l'avvento di quella che noi chiamiamo civiltà abbia cambiato drasticamente (e se in positivo o in negativo è difficile deciderlo) la loro vita.

Come sempre il formato Iperborea rende i suoi libri riconoscibili (e, per quanto mi riguarda, particolarmente piacevoli da leggere), curati sia nel contenuto che nell'estetica.

È un libro utile che si legge con facilità e su un argomento interessante ma poco trattato; difficilmente si potrebbe richiedere di più da una biografia!
Se fosse un film nel trailer apparirebbe la scritta "tratto da un'incredibile storia vera" e, dato che queste trovate commerciali non si confanno alla serietà dell'editore ve lo dico io; perché merita assolutamente maggiore attenzione.
Per questi motivi ve lo consiglio: io ho già deciso di recuperare tutto ciò che l'autore ha scritto, perché con questo volume mi ha completamente conquistata!

CITAZIONI

I tepui sono quel che resta dello Scudo della Guyana, la più antica formazione di arenaria al mondo, risalente al tempo in cui in Africa e Sudamerica erano ancora uniti.

Quando Rudy Truffino vi giunse negli anni Cinquanta, la Gran Sabana era un territorio pressoché ignoto; dal punto di vista scientifico era ancora inesplorato quanto la luna.

Mentre navigavamo verso il campo, sul fiume danzava una cortina di pioggia. La stagione delle piogge era esplosa in tutta la sua irruenza: in un solo giorno il livello del fiume era salito di un metro.

Alla stessa parete erano appesi lance, ceste, archi e frecce, cerbottane e altri oggetti comunemente usati dai pemón, che Truffino aveva conservato nel corso degli anni non tanto per farne una collezione quanto per impedire che venissero gettati e che ci si dimenticasse di come vivevano gli indios prima che la Gran Sabana fosse esplorata.

Il suolo della Gran Sabana è perlopiù arido, per nulla adatto all'agricoltura e perfino i campi migliori smettono di essere fertili dopo tre o quattro anni. Inoltre, gli appezzamenti lavorati dagli indios sono molto distanti l'uno dall'altro: per questo i pemón sono sempre in viaggio.

«Etamen whaki», gridò loro Josef; scoprii in seguito che era il saluto di commiato dei pemón. Letteralmente significa «buon cammino».

I pemón credono in qualcosa di simile: secondo loro sul Sarisariñama vive una bestia di dimensioni colossali che di notte scende dalla montagna e divora gli uomini, producendo nel masticare un rumore simile a sari sari.

Al bar dell'Hotel Tamanaco conobbe Charlie Baughan, un incontro che rappresentò una svolta decisiva della sua vita. Sulla prima pagina degli album di ritagli di Truffino non c'era una foro sua, della sua famiglia o dei suoi accampamenti, ma quella dell'uomo che lo portò in volo verso un altro mondo, pagando con la propria vita.

Anni dopo avrebbe trovato la conferma in un articolo scientifico: di un centinaio di persone morte per il morso di un serpente, novantacinque erano state uccise dallo choc, non dal veleno. Alcuni erano morti per il morso di serpenti che non erano nemmeno velenosi. In futuro l'avrebbe raccomandato a chiunque: basta mantenere la calma e tutto andrà per il meglio, perfino quando la logica sembra suggerire una morte imminente.

In seguito capì che la concezione del mondo dei pemón ruotava interamente intorno alla canaima. Non era un caso che la loro lingua usasse la stessa parola per «vendetta» e «male»: lo spirito maligno si manifesta sotto forma di una forma in cerca di vendetta.

A bordo della Franca C. salpa per La Guaira, passando da Barcellona e Tenerife. Benché viaggi in prima classe, divide la cabina con altre quattro passeggere. Ogni volta che una vuolelavarsi o vestirsi, le altre devono andare sul ponte; allora capisce perché le navi passeggeri italiane vengono definite «navi-spaghetti».

Succede così quando si va via da casa: a lungo andare nessuno ricorda più quale fosse, questa casa.

Da quel momento gli indios introdussero nella propria lingua una nuova parola, il verbo spagnolo trabajar, mentre fino ad allora per «lavorare» avevano sempre detto «fare qualcosa».

Lei e Rudy erano innegabilmente diventati i miei compagni di avventura invisibili, e io li seguivo, in viaggio attraverso il tempo.

L'acqua precipitava lungo rocce grigie, rosse e bianche. La foresta si accalcava per avvicinarsi all'acqua: si arrampicava sulle rocce, ruzzolava sopra le le pareti più ripide. Impossibile che gli alberi crescano sulle rocce, eppure lì lo facevano, grazie al vapore che arrivava dall'alto.
Il Salto Angel non produce né rimbombo né fragore. Il dislivello è troppo: prima di arrivare in fondo, l'acqua si è già vaporizzata in enormi nubi. Il rumore della cascata è quello di una costante pioggerella primaverile.

Dall'altra parte del conuco viveva una colonia di formiche nerissime, le più grandi che avessi mai visto, lunghe circa due centimetri. Erano le temibili formiche venti-cuatro. un morso ben assestato da una di loro, per esempio su un piede, mette fuori combattimento per ventiquattro ore.

Si rendeva sempre più conto di essere alla fine di un'era, e per chi come lui era stato per tutta la vita un pioniere, si trattava di una cosa difficile da accettare. No, non aveva contribuito alla felicità degli indios, solo al loro declino, e sapeva che i più anziani tra loro gliene volevano per questo: uomini come Francisco, che lui rispettava perché si erano mantenuti fedeli alle tradizioni indie, e con i quali aveva in realtà molto più in comune che con la gente di città incapace di distinguere un tucano da un'ara.

Tutto ciò che viene prima di ieri, i pemón lo chiamano pena: il tempo passato, un passato che per i comuni mortali è vago e imperscrutabile quanto il lontano futuro. Con la parola pena i pemón intendono quindi che non ne sanno nulla; il passato non rivela mai i propri segreti.

SINOSSI UFFICIALE

Per decenni il suo nome fa il giro del mondo come una leggenda: Jungle Rudy, il pioniere che vive tra gli indios del Venezuela ascoltando Mozart e ospitando Werner Herzog, il primo ad aver esplorato quel «mondo perduto» a sud dell'Orinoco che ispirò la fantasia di Conan Doyle. Affascinato dal personaggio e dalla sua aura di mistero, Jan Brokken si mette in viaggio per ricostruire la vera storia di Rudolf Truffino, avventuriero olandese di origini italiane. Approdato nella Caracas ricca di petroldollari degli anni Cinquanta, Rudy trova il suo eden nella Gran Sabana, lo sconfinato altopiano nel sudest del paese dove torreggiano i tepui, solitarie montagne a cima piatta con cascate e canyon mozzafiato e specie endemiche uniche al mondo. Una terra selvaggia e ancora sconosciuta se non per il resoconto che ne diede Humboldt nell'800, da sempre avvolta nel mito e meta di spericolate corse all'oro - come quella che negli anni Trenta portò un bush pilot a scoprire il Salto Angel. Imparato ogni segreto della giungla vivendo con le tribù pemón, Rudy dedica la vita a mappare la regione e a rivelarla al mondo, aprirvi le prime vie d'accesso e guidare preziose spedizioni scientifiche, finché i suoi piani non si scontrano con gli interessi dello Stato. Rintracciando fonti e testimonianze dirette di famigliari e compagni di avventure, rievocando imprese epiche e missioni adrenaliniche, Brokken compone l'incalzante ritratto di un eroe visionario con il fascino di un Fitzcarraldo, colto e selvatico, passionale e misantropo, che con l'egoismo inconsapevole degli idealisti cresce le tre figlie nell'isolamento della Gran Sabana, e finisce per pagare i suoi sogni con un'incompresa solitudine.

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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