TRAMA IN BREVE

Tony Webster ci racconta la sua vita; dai tempi dell'Università al presente. Con le sue parole ci racconta anche delle vite delle persone incontrate nella sua giovinezza e di cosa è successo loro negli anni.

DEDICA

A Pat

INCIPIT

Ricordo, in ordine sparso:
– un lucido interno polso
– vapore che sale da un lavello umido dove qualcuno ha gettato ridendo una padella rovente;
– fiotti di sperma che girano dentro uno scarico prima di farsi inghiottire per l'intera altezza di un edificio;
– un fiume che sfida ogni legge di natura, risalendo la corrente, rovistato onda per onda dalla luce di una decina di torce elettriche;
– un altro fiume, ampio e grigio, la cui direzione di flusso è resa ingannevole da un vento teso che ne arruffa la superficie;
– una vasca da bagno piena d'acqua ormai fredda da un pezzo, dietro una porta chiusa.
L'ultima immagine non l'ho propriamente vista, ma quel che si finisce per ricordare non sempre corrisponde a ciò di cui siamo stati testimoni.

RECENSIONE

Devo tuttavia sottolineare ancora una volta come questa sia la mia lettura attuale dei fatti. O meglio, l'attuale ricordo della mia lettura di allora di quanto al tempo accadeva.

Il senso di una fine di Julian Barnes è stato il primo libro letto quest'anno. Non ne conoscevo la trama e non ho mai letto altro di questo autore, dunque, non sapevo davvero cosa aspettarmi.

La verità è che, anche adesso che sono passati venti giorni dalla lettura, che ho finito in una sera, non so esattamente cosa ne penso, perché lo trovo molto contraddittorio. 

Per questo motivo mi asterrò ancora di più da un'analisi personale (che lascerò esclusivamente alla conclusione), sperando di riuscire a farvene un quadro sufficientemente completo per farvi comprendere se potreste apprezzarlo o meno.

La narrazione è in prima persona singolare e al passato. Il protagonista, ormai avanti con gli anni, ci racconta di eventi principalmente relativi alla sua giovinezza, legati in particolare al periodo universitario. 
Il testo è ricco di pensieri profondi e riflessivi sulla vita in generale.

Mentre nella vita privata, penso sia vero il contrario: e cioè che sia possibile comprendere i gesti passati delle persone, attraverso le loro condizioni mentali presenti.

Il suo modo di parlare è volutamente pretenzioso: più desidera rimarcare la sua arroganza di un tempo più la narrazione diventa esplicitamente superba.

Mentre questo aspetto non si comprende dall'incipit, che riporta in sintesi alcuni particolari descrittivi di scene che incontreremo durante la letture, dalle pagine immediatamente successive è facilmente identificabile.
Con l'avanzare della lettura lo stile narrativo rimane ricercato ma perde buona parte della sua tracotanza: l'autore esprime in questo modo la "maturazione" del suo protagonista che migliora davanti ai nostri occhi.

Il sollievo superò in noi la curiosità, giacché Marshall era un cauto somaro non dotato dell'inventiva indispensabile alla vera ignoranza. Scandagliò la domanda a caccia di complessità recondite, prima di localizzare finalmente un responso.

Se Tony Webster, infatti, dapprima può facilmente generare antipatia nel lettore, successivamente potrà catturare la sua fiducia e, forse, anche la sua commiserazione. 

La trama del libro verte principalmente sulla vita di Tony, sulle sue amicizie (specialmente quella con Adrian) e, soprattutto, sul suo primo grande amore: Veronica. 

Non sono particolarmente interessato ai miei anni di scuola, non ne ho affatto nostalgia. Ma è a scuola che tutto è cominciato, perciò mi toccherà tornare brevemente su certi eventi marginali ormai assurti al rango di aneddoti, su alcuni ricordi approssimati che il tempo ha deformato in certezze.

Mentre inizialmente la storia viene introdotta con calma, nella seconda parte il lettore troverà uno svolgimento molto dinamico sebbene comunque molto attento all'introspezione del protagonista, che rimane l'unico punto fermo della narrazione.

Il finale è a colpo di scena: è praticamente impossibile immaginare che la soluzione del tutto sia quella rappresentata da Barnes che inserisce a bella posta una conclusione che colpirà il lettore, facendogli pensare di non avere capito niente. Questo è possibile grazie al fatto che l'unico punto di vista a nostra disposizione è quello del protagonista; uomo decisamente poco propenso a comprendere in profondità l'animo di chi gli sta intorno.

L'atmosfera percepita potrà cambiare a seconda di come riusciremo ad accostarci alla figura del personaggio principale. Prendendolo in simpatia ripercorrerete con lui ogni alto e basso emotivo, provando persino empatia nei suoi confronti. Se, invece, il protagonista vi trasmetterà la naturale diffidenza che ha trasmesso a me, il sentimento principale che potreste provare è il fastidio di dover avere a che fare con un uomo per cui non provate fiducia né simpatia.

Penso che Barnes con questo libro volesse mandare un messaggio: dimostra infatti come la parzialità di una persona possa tradurre i gesti altrui in modo capzioso, distorcendo totalmente la realtà. Il modo in cui lo dimostra, però, è talmente estremo da rischiare di renderlo poco credibile. Inoltre, ritengo che il concetto espresso sia molto complesso e che rappresentarlo in questo modo non gli renda sufficiente giustizia.

L'ambientazione è comprensibile ma non ha particolare importanza nel testo.
Dal punto di vista spaziale le descrizioni sono più attente e precise, da quello temporale comprendiamo lo scorrere del tempo solo in linea generale.

Viviamo nel tempo; il tempo ci forgia e ci contiene, eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo.

Il ritmo di lettura è crescente. Una volta superate le prime pagine, maggiormente introduttive, l'escalation degli eventi porterà il lettore a terminare questa storia in breve tempo. Barnes sa come catturare l'attenzione del lettore concedendogli solo lo stretto necessario per avere voglia di andare avanti.

In conclusione, dal punto di vista personale devo ammettere che questo libro mi ha lasciato qualcosa di negativo. Per molti aspetti non l'ho avvertito sincero e, che questo fosse un effetto voluto o meno, per questo morivo non si tratta di un testo che rileggerei volentieri.

Trovo però che sia un libro di qualità e ben curato e, perciò, non mi sento di sconsigliarlo a prescindere.

Lo consiglio solo a chi ama i colpi di scena, non importa quanto credibili, e a chi ama leggere testi scritti in prima persona per entrare totalmente in un'unica mentalità.

CITAZIONI

Ricordo un altro dettaglio: a sigillo della nostra unione noi tre portavamo l'orologio con il quadrante sull'interno polso. Si trattava di un'affettazione, ovviamente, ma forse anche d'altro. Trasformava il tempo in qualcosa di personale, per non dire di segreto.

Noi prendevamo tutto alla leggera, tranne le poche volte che decidevamo di prendere una cosa sul serio. Lui prendeva tutto sul serio, tranne le poche volte che decideva di prendere una cosa alla leggera.

Dava l'impressione di credere nelle cose. Ci credevamo anche noi, solo che ci premeva credere a quello che volevamo e non alle cose decise da altri.

Nulla di tutto questo, ovviamente, veniva mai reso esplicito: il garbato darwinismo sociale della borghesia inglese doveva mantenersi sottinteso.

Sì, certo, eravamo presuntuosi, se no a che serve essere giovani? Utilizzavamo espressioni come «Weltanschauung» e «Sturm und Drang»; ci piaceva dire che una cosa era «filosoficamente tautologica», e assicurarci l'un l'altro sul fatto che il dovere primario della forza creativa fosse la trasgressione.

Certo, esistevano anche altri generi di letteratura: teorica, autoreferenziale, pietosamente autobiografica; solo sterili seghe mentali, però. L'autentica letteratura trattava delle verità psicologiche, sentimentali e sociali che emergevano dalle azioni e dai pensieri dei protagonisti; il romanzo si fondava sugli sviluppi di un personaggio nel corso del tempo.

Fu proprio questo lo scambio di battute tra loro? Quasi certamente no. Resta comunque il ricordo più preciso che conservo di quello scambio.

Del resto, nessuno diceva la verità in fatto di sesso. E sotto questo aspetto non è cambiato nulla.

Mi direte, ma non erano gli anni Sessanta? Sì, ma solo per qualcuno, e solo in determinate zone del paese.

Avevo letto da qualche parte che, se uno vuole farsi ascoltare dagli altri, non deve alzare la voce, bensì abbassarla; è questo che suscita autentica attenzione.

Vogliate perdonare una sintetica lezione di storia: la maggior parte delle persone dovette aspettare gli anni Settanta per vivere gli anni Sessanta. Ne discende che negli anni Sessanta la maggior parte delle persone vivesse ancora gli anni Cinquanta o tutt'al più, come nel mio caso, frammenti appaiati di entrambi i decenni.

Probabilmente avrete capito che prendo tempo per non dirvi il seguito.

– Beh, mettiamola così. Tu sei intelligente ma non così tanto da arrivare a fare una cosa del genere.

Con l'andare degli anni, ti aspetteresti un po' di riposo, no? Sei convinto di meritartelo. Io lo pensavo, almeno. Poi però cominci a capire che la vita non promuove per merito.

SINOSSI UFFICIALE

La vita di Tony Webster è stata un fiume relativamente tranquillo, da costeggiare al riparo di scelte ragionevoli e sistematici oblii. Ora però la lettera di un avvocato che gli annuncia un'inattesa quanto enigmatica eredità sommuove il termitaio poroso del passato, e il tempo irrompe nella noia del presente sotto forma di parole risalenti all'adolescenza, quando Tony procedeva all'educazione morale, sentimentale e sessuale che ne avrebbe fatto, inavvertitamente come spesso accade, l'adulto che è. Il percorso a ritroso nelle zone d'ombra della vita, con i suoi dolori inesplorati e i suoi segreti, diventa cosi riflessione sulla fallacia della storia, "quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione", secondo il geniale amico dei tempi del liceo, Adrian Finn. Ed è dunque a quel punto di congiunzione, ai ricordi imperfetti come ai documenti inadeguati, che il vecchio Tony deve ora guardare per comprendere le vicissitudini del Tony giovane. Come ha potuto la ragazza di allora, Veronica Ford, preferirgli l'amico raffinato e brillante, Adrian? Ci sono solo Camus e Wittgenstein dietro l'estrema decisione di Adrian? Da che cosa ha voluto metterlo in guardia tanti anni prima la madre della ragazza? Perché a distanza di quarant'anni Veronica ritorna nella sua vita con un bagaglio di silenzi e il rifiuto di dargli ciò che è suo? Gli indizi da studiare tessono un filo d'Arianna di reminiscenze inaffidabili.

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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