TRAMA IN BREVE

Bernard, Olivier, Edouard, sono tre dei personaggi principali della storia. Due ragazzi e un uomo più grande, due studenti e uno scrittore. In comune hanno tutto e anche niente, le loro storie saranno al contempo collegate e tristemente scollegate. Sono loro i falsari? No. Quel frammento della storia lo scoprirete molto, ma molto, più avanti.

DEDICA

A Roger Martin du Gard
dedico il mio primo romanzo
in testimonianza di profonda
amicizia

INCIPIT

"Mi sembra proprio di udire dei passi nel corridoio," di disse Bernard. Alzò la testa e tese l'orecchio. Ma no; il padre e il fratello maggiore erano ancora al Palais, la madre fuori, in visita, e la sorella a un concerto; il fratello minore, poi, il piccolo Caloub, a quest'ora era già prigioniero nel convitto, che lo attendeva ogni giorno all'uscita da scuola.

RECENSIONE

Il vero ipocrita è colui che non si accorge di mentire, colui che mente con sincerità.

I falsari è il primo vero e proprio romanzo (gli altri sono considerati "racconti", dall'autore) scritto dal premio Nobel per la Letteratura (nel 1947) André Gide.

L'elemento che stupisce maggiormente, sia nel libro originale che, soprattutto, in questa edizione italiana di Bompiani, è la struttura del testo che, da sola, riesce a fungere sia da romanzo, che da critica e recensione e anche da approfondimento. Di seguito cerco di raccontarvela al meglio: se questo aspetto sarà ben percepito, difficilmente tutto ciò che dirò successivamente potrà fare molta differenza sulla vostra decisione finale di acquisto.

Il romanzo è diviso in tre parti, ognuna denominata con l'ambientazione predominante di quella parte della storia: Parigi, Saas-Fèe e nuovamente Parigi.
Ognuna di esse è a sua volta divisa in capitoli che presentano soltanto il numero e non un titolo, a meno che non si tratti di capitoli speciali contenenti lettere o altro, nel qual caso viene detto chi scrive a chi. All'inizio di ogni nuova parte è presente una diversa epigrafe che, con il senno di poi, si può ben collegare agli accadimenti del testo.

La particolarità dell'opera fino a qui si limita al fatto che il narratore, esterno, si palesi direttamente al lettore sia dichiarando la propria limitatezza (l'impossibilità di poter ascoltare tutte le conversazioni, ad esempio), sia spiegandogli alcune scelte narrative (ad esempio dicendo di passare oltre perché il dialogo tra quei due determinati personaggi si è esaurito), sia commentando apertamente i personaggi, le loro scelte e i loro comportamenti e persino rimpiangendo che non si comportino in modo differente.

Questa scelta stilistica, ardita ma ben dosata, lascia al lettore, che sia più attento o meno, una maggiore consapevolezza al riguardo del testo: non lo si guarda solamente dal punto di vista della storia ma, in piccola parte, come lo scrittore. Dove in un altro romanzo avremmo visto solo una scena, facendocene una nostra opinione, ora crediamo di vederla con gli occhi di Gide e, dunque, pensiamo di avere la chiave di lettura più approfondita possibile, se pur limitata ai momenti in cui il narratore si svela a noi.

Dico crediamo e pensiamo perché, alla fine del libro, ci aspetta una nuova sorpresa che ci mostra definitivamente la sovrastruttura che credevamo di avere intravisto e ci fa capire che è molto più grande e complessa di quanto potessimo immaginare.
In fondo al libro, infatti, troverete Il diario dei falsari cioè il diario scritto dall'autore in concomitanza alla scrittura del romanzo, dove lo scrittore annota ogni decisione e cambio della stessa al riguardo dell'opera. Quest'ultima parte sbigottisce completamente perché il lettore potrà notare come tutto ciò che ha arguito del libro, difetti compresi, fosse frutto di un calcolo preciso e di un'analisi, che potremmo definire quasi maniacale, da parte di Gide. Insomma,  avremo sì l'opportunità di creare la nostra personale opinione su I falsari, ma poi leggendo questa parte capiremo che, indifferentemente da quanto ci è piaciuto, ciò che è scaturito dalla penna dello scrittore francese è esattamente ciò che lui voleva che fosse.

Ho bisogno di scrivere bene questo libro, di convincermi che è il solo romanzo che scriverò. Voglio gettarci dentro tutto, senza riserve.

Non potremo più, dunque, pensare che ci siano dei difetti (intesi come non approssimazione alla "canonicità" dei testi classici) ma sapremo che tutto ha un significato ed è così per scelta volontaria ed esplicita dell'autore. Da quel momento in poi, dunque, ciò che penseremo potrà comunque riflettere i nostri gusti personali, ma difficilmente potrà intaccare l'oggettività dell'opera.

Ed ecco perché ad inizio recensione vi ho detto che tutto quello che posso dire sul testo al di là della struttura sarà superfluo per la scelta di acquisto: credo che questo romanzo dovrebbe essere acquistato per le genialità e la creatività retrostante e non "solamente" per fruirne come intrattenimento. I falsari, infatti, è un'opera altamente sperimentale, non a caso è stata scritta più o meno nello stesso periodo in cui Joyce scriveva e pubblicava poi il suo Ulisse, e andrebbe fruito proprio come quest'ultimo.

Ultimo tassello da aggiungere è l'appendice, che presenta lettere o spezzoni di lettere inviate dallo scrittore sempre a proposito di questo testo.

Se ancora non vi ho né convinti all'acquisto, né vi ho spaventati e fatto scappare, provo ora ad attenermi a ciò che, solitamente, vi racconto nelle mie recensioni.

La Letteratura funge un ruolo fondamentale in questo scritto e lo si nota in molti modi differenti. Prima di tutto vengono citati testi sia realmente esistenti (Tocqueville, Amleto) che inventati, inoltre l'opera è colma di elementi meta-narrativi che fanno il verso al libro stesso: il protagonista (o uno dei), Edouard, è, infatti, uno scrittore che sta scrivendo un libro che si intitola "I falsari" e durante la narrazione, sia nei dialoghi, che nei suoi pensieri, che nel suo diario (che riconduce a quello vero e proprio che troveremo in fondo al libro) non fa altro che pensare, cambiare, modificare e criticare ciò che sta scrivendo o vuole scrivere. Oltre a questo tantissime sono le conversazioni a tema letterario che spiegano l'idea di Edouard (leggi "Gide") sulla Letteratura, sui suoi scopi e molto, molto di più. Un romanzo, dunque, ma anche un auto-saggio sulla narrativa. Uno scrittore (ma non solo) qui troverà un vero e proprio tesoro.

I personaggi sono vividi e credibili, alcuni estremi nel cinismo o nel sentimentalismo, nessuno facile da dimenticare. Paradossalmente colui che è ispirato dalla realtà (Edouard, appunto) è quello che risulta più astratto e meno presente. Le figure femminili sono tendenzialmente più forti di quelle maschili che, per quanto diverse, sembrano condividere una certa vaghezza e una mancanza di sicurezza nelle proprie scelte di vita che, invece, sembra non mancare persino alle donne apparentemente sottomesse alla figura maschile.

Il cattivo romanziere costruisce i suoi personaggi: li dirige e li fa parlare. Il vero romanziere li ascolta e li guarda agire, li sente parlare prima di conoscerli ed è dopo averli ascoltati che capisce a poco a poco chi siano.

Non mancano temi forti e provocatori, soprattutto pensando al momento storico in cui è stato scritto. Ci sono personaggi gay o bisessuali, grande cinismo verso la famiglia tradizionale e borghese e non mancano i riferimenti beffardi alla religione. Oltre a questo, viene toccato un tema ad oggi molto più presente ma decisamente innovativo per l'epoca: la condanna o, perlomeno, lo smascheramento, della logica del branco da cui ti devi fare accettare a tutti i costi per non soccombere che, ad oggi, chiameremmo bullismo.

La trama è volutamente limitata, ritardata nello svelamento e poco rilevante: vi anticipo solo che I falsari è un titolo coerente ma che, al contempo, difficilmente voi leggendo il testo senza null'altro avreste pensato a questo per definire il contenuto del libro.

È un romanzo denso, la scrittura cambia profondamente a seconda del personaggio trattato e nei momenti con Edouard potrà farvi sprofondare come un macigno (perché non si può dire che sia leggero) o elevarvi fino al cielo (perché è qui che quasi tutte le opinioni sulla letteratura di Gide vengono espresse), ma non potranno in alcun modo passare senza che ve ne accorgiate. Il ritmo, perciò, è lento e io sconsiglio di leggerlo in situazioni a cui solitamente accostate divertimento, leggerezza e semplicità. Io l'ho letto al mare sotto all'ombrellone (la peggiore delle scelte possibili) e, se dovessi tornare indietro (cosa che farò, perché di sicuro rileggerò questo testo più e più volte) mi rinchiuderei in una stanza, equipaggiata di scrivania e quaderno degli appunti, e lo leggerei lentamente, quasi sorseggiandolo.

In conclusione, trovo che questo libro sia un pilastro della Letteratura e, in quanto tale, andrebbe letto: per essere studiato, analizzato, capito, assimilato. Non sempre abbiamo la predisposizione, la voglia, il tempo e/o la concentrazione per poterlo fare ma, vi assicuro, che ne varrà la pena.
Come intrattenimento puro e semplice, forse, non dovrei consigliarvelo, perché effettivamente non è adatto, ma per me provare a leggerlo, anche se nel modo che con il senno di poi ritengo "sbagliato", non può fare male! 

Ho aspettato un anno a recensirvi questo libro e ancora non mi sento veramente pronta per farlo, spero di essere riuscita, nel mio piccolo, a trasmettervi quello che è diventato per me.
(Il voto "basso" che non coincide con l'entusiasmo con cui ne parlo è dovuto al fatto che sento il bisogno di rileggerlo, nel modo giusto, capirlo meglio e, poi, valutarlo con maggiore consapevolezza, seppur sempre limitata).

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CITAZIONI

La via T..., dove Bernard aveva vissuto fino a quel giorno è molto vicina al giardino del Lussemburgo. Lì, presso la fontana Medici, nel viale prospiciente, erano soliti incontrarsi, ogni mercoledì tra le quattro e le sei, alcuni compagni. Lì parlavano di arte, filosofia, sport, politica, letteratura.

Bernard era il suo più intimo amico e proprio per questo Olivier metteva u suo speciale impegno a simulare di non cercarlo: a volte arrivava persino a fingere di non vederlo.

Pensava al bagno che avrebbe fatto, appena rientrato; non c'era nulla tanto riposante per lui, dopo gli affanni della giornata quanto un buon bagno; in vista appunto del bagno quel giorno non aveva neppure fatto merenda, giudicando imprudente entrare in acqua, anche tiepida, a stomaco pieno. Dopotutto forse era un pregiudizio; ma i pregiudizi sono i pilastri della civiltà.

Spesso basta mettere insieme una serie di piccoli fatti, molto semplici e naturali se presi ognuno per conto suo, per ottenere un totale mostruoso.

Ha sempre creduto che tutto gli fosse dovuto. Oh! aveva quello che si dice un carattere. Credo che abbia fatto soffrire molto mia madre, che pure amava, se proprio ha mai amato veramente. Credo che abbia fatto soffrire tutti intorno a sé, la sua gente, i suoi cani, i suoi cavalli, le amanti; gli amici no, perché non aveva neppure un amico. La sua morte ha fatto tirare un respiro di sollievo a ognuno. Credo che fosse un uomo di grande valore 'nel suo campo', come si dice; ma non ho mai potuto scoprire in quale campo. Era molto intelligente, questo è sicuro. In fondo avevo e ho ancora per lui una certa ammirazione.

"Volete che ve lo dica, mio caro? Voi avete tutte le qualità del letterato: siete vanitoso, ipocrita, ambizioso versatile ed egoista..."
"Mi fate troppo onore."
"Sì, tutto questo ha del fascino. Ma non sarete mai un buon romanziere."
"Perché?..."
"Perché non sapete ascoltare."

"Dovreste scriverli voi, i romanzi."
"Davvero, mio caro: se soltanto sapessi in quale lingua!... Ma tra il russo, l'inglese, il francese, non saprei decidermi mai."

L'acqua arrivava quasi all'orlo della barca. Io stavo a poppa e tenevo stretta contro di me la bimba che avevo salvata, perché si riscaldasse; e anche perché non vedesse lo spettacolo cui io ero obbligata ad assistere: due marinai armati uno d'ascia l'altro di coltello, un coltello da cucina; e sai cosa facevano?... Tagliavano le dita, i polsi di quei nuotatori che, con l'aiuto delle corde, si sforzavano di entrare nella nostra barca. Uno di quei marinai (l'altro era un negro) si è rivolto a me che battevo i denti per il freddo, lo spavento e l'orrore: 'Se ne sale ancora uno siamo tutti fottuti. La barca è troppo carica.' Aggiunse poi che in tutti i naufragi si è costretti a fare così ma che poi, naturalmente, non se ne parla.

Quanto è irritante la questione della sincerità! Sincerità! Quando ne parlo non penso che alla sincerità di lei. Se invece penso a me stesso, smetto di comprendere il significato di questa parola. Non sono solamente quello che credo di essere – e questo varia incessantemente, tanto che, spesso, se non fossi là a metterli d'accordo, il mio essere del mattino non riconoscerebbe quello della sera. Niente è più differente da me di me stesso.

Ognuno di loro, con disappunto, non riusciva a cavar fuori da se stesso nulla che non fosse duro, chiuso, e ognuno, avvertendo il disagio e l'irritazione dell'altro, credeva di esserne la causa e l'oggetto. Colloqui come questo non possono dare niente di buono, senza l'intervento di qualcosa. Ma non accadde niente.

Ormai tra quello che penso e quello che sento il legame è rotto.

Ecco, ad esempio... c'era una cosa che volevo chiedervi: perché si parla così raramente dei vecchi nei libri?... Forse dipende dal fatto che i vecchi non sono più in grado di scriverne e che, quando si è giovani, non ci si occupa di loro. Un vecchio non interessa più a nessuno... Eppure ci sarebbero da dire delle cose proprio curiose su di loro.

Un'emozione comune crea un legame tra due esseri, che essi lo vogliano o no.

La cultura positiva di Vincent gli impediva di credere al soprannaturale e questo dava un considerevole vantaggio al demonio. Il demonio non attaccava Vincent di fronte; ma si impadroniva di lui in una maniera subdola e furtiva. Proprio una delle sue abilità consiste nel farci sembrare trionfi le nostre disfatte.

Dato che la loro conversazione continuò a essere molto intellettuale è proprio inutile che io la stia a trascrivere qui.

Ho notato spesso tra coniugi quale intollerabile irritazione suscita nell'uno la più piccola forzatura del carattere dell'altro, perché "la vita in comune" produce l'irritazione sempre allo stesso punto. E se l'irritazione è reciproca, la vita coniugale diventa un inferno.

Ma, sapete, è sempre pericoloso presentare in un romanzo degli intellettuali. Infastidiscono il lettore; non si riesce a far dir loro che delle sciocchezze e finiscono per conferire a tutto quello che li circonda un'aria astratta, irreale."

Vorrei che nella loro narrazione i fatti apparissero leggermente deformati: per il lettore nascerebbe un interesse dal dovere, in certo modo, ricostruire le vicende. La storia chiederebbe proprio al lettore una collaborazione per delinearsi meglio.
Per questo tutta la storia dei falsari deve essere scoperta a poco a poco, attraverso i dialoghi, nei quali si devono delineare tutti i caratteri.

Il grosso errore dei dialoghi dei libri di X. consiste nel fatto che i suoi personaggi parlano sempre per il lettore: l'autore ha affidato a essi la sua missione di spiegare tutto. Occorre badare bene che un personaggio parli soltanto per la persona cui si rivolge.

Da molto tempo sono rassegnato a vincere il mio processo soltanto in appello. Scrivo solo per essere riletto.

Quello che viene chiamato un'"anima falsa" (l'altro alzava le spalle davanti a questa frase fatta e la dichiarava senza senso), ebbene vi dico è colui che prova il bisogno di convincersi che fa bene a compiere tutte le azioni che desidera compiere: colui che mette la propria ragione a servizio dei propri istinti, dei propri interessi, ciò che è peggio, del proprio temperamento.

Non c'è "regola di vita" della quale non si possa dire che, invece di seguirla, sarebbe meglio osservarne il contrario.

Inquietare: questa è la mia parte. Il pubblico preferisce sempre essere rassicurato. Molti scrittori lo fanno di mestiere. E sono anche troppi.

QUARTA DI COPERTINA

Primo e unico vero romanzo di André Gide e allo stesso tempo antiromanzo per eccellenza, "I falsari", pubblicato nel 1925, è un atto d'accusa nei confronti della letteratura per la mancanza di coraggio, per lo scarso approfondimento, per l'oscura coscienza, per essere complice nella costruzione della menzogna, dello psicologismo facile e assolutorio. Sorprendente e affascinante, diverso da qualsiasi altra cosa eppure forte di una struttura perfettamente riconoscibile, mette in scena le vicende di un gruppo di personaggi disparati, moltiplicando i punti di vista, i generi e le linee narrative secondarie, distaccandosi così dalla tradizione del tradizionale romanzo lineare. Per mostrare i limiti delle pretese del romanzo di riprodurre il mondo Gide concerta quest'opera come una sinfonia, sviluppando i temi a lui più cari: i tormenti dell'adolescenza, i disturbi dell'identità e soprattutto la falsità e la menzogna, quella mancanza di autenticità che i romanzieri, i veri e propri falsari, sono i primi a creare e diffondere nella loro sciocca illusione di poter aderire perfettamente alla realtà. Scritto in quella prosa cartesiana che è la vera cifra stilistica di Gide, "I falsari", antesignano del Nouveau Roman e di tanto postmodernismo, rimane un testo fondamentale per capire la Francia di ieri, ma anche l'intera Europa scomparsa nel fuoco dell'ultimo grande conflitto.

GRUPPO DI LETTURA

C'è stato un Gruppo di Lettura su Telegram per questo libro e, inoltre, lo abbiamo commentato su Instagram con #LeFalsarie

  • Voto Finale
    8 - 8.5 (67%)
    9 - 9.5 (33%)
PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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