TRAMA IN BREVE

Huck Finn e Tom Sawyer si sono separati: cosa gli sarà successo in tutti questi anni? Si ritroveranno? Rimarranno amici, nonostante le loro divergenze?

DEDICA

A Georges Borchardt, capo carovana e compagno apripista per quasi mezzo secolo.

EPIGRAFE

«Ho fatto un sogno» gli ho detto «che gli ha sparato».
Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn

INCIPIT

Come fu che, poveraccio me, mi sono ritrovato sull'orlo di un vallone pieno di alberi defunti a guardare su per la canna di uno schioppo da caccia a pietra focaia pre-guerra, imbracciato da un vecchio cercatore d'oro strabico e mezzo matto, deciso a spedire il vostro sottoscritto fedele servitore, Huckleberry Finn, se non proprio all'altro mondo, quantomeno in fondo a quel lugubre vallone sotto di noi, è una cosa che vi meritate di sapere per via che si tratta di un momento storico – o, perlomeno, al pari di quel decrepito schioppo puntato contro di me, un momento PRE-istorico.

RECENSIONE

Se volevo fermarmi mi avrei fermato, ma non ne avevo proprio mica voglia.

Huck Finn nel West è un romanzo di Robert Coover pubblicato, qui in Italia, da NN Editore.

Il libro può essere considerato un seguito dei due celebri romanzi di Mark Twain: Le avventure di Huckleberry Finn e Le avventure di Tom Sawyer.
Ovviamente non si tratta di un seguito "ufficiale" ma di una creazione dell'autore che ha deciso di ispirarsi alle due figure letterarie per creare un romanzo completamente diverso ma ad essi collegato.
I collegamenti, oltre per la presenza di alcuni dei personaggi dei due libri, sono dati da alcuni riferimenti delle storie raccontate negli stessi. Per la comprensione del testo non è fondamentale aver letto i due classici e, a meno che non si voglia nessun tipo di anticipazione sulle loro storie, è assolutamente fruibile anche separatamente. L'unico svantaggio di questa scelta potrebbe essere il non poter notare ogni riferimento ai due testi precedenti.

Ve l'ho segnalato come seguito "non ufficiale" per evitare che le aspettative si focalizzassero su un testo in qualche modo simile alle opere a cui si riferisce: mentre "Le avventure di..." sono due romanzi di formazione scritti in modo classico, Huck Finn nel West è più simile ad un western e ha un linguaggio sicuramente più sperimentale e complesso.
Nella prefazione del traduttore, Riccardo Duranti, ci vengono spiegate alcune scelte di traduzione che fanno comprendere la complessità dello stile e della sua resa in italiano: il racconto è in prima persona e il narratore è Huck Finn stesso, ormai diventato uomo ma non particolarmente colto e, perciò, ciò che racconta è volutamente sgrammaticato (il traduttore ad esempio racconta di aver volutamente eliminato ogni congiuntivo) e storpiato ("gnente" al posto di "niente" ad esempio).

Il primo impatto con il testo, perciò, può risultare difficile: bisogna abituarsi a questa narrazione ed entrare nella mente del suo protagonista. Una volta entrati, però, tutte le parole più utilizzate verranno immediatamente immaginate nel modo "Huckleberryano" e non solo non consisteranno in una difficoltà, ma ci si affezionerà anche.
L'ottimo lavoro di traduzione aiuta tantissimo in questo processo: il fatto che ogni parola venga ripetuta sempre nello stesso modo, anche se sbagliato, aiuta ad abituarsi al modo di parlare del protagonista e a rendere il linguaggio coerente con sé stesso. Le scelte linguistiche sono riuscitissime e gli "errori" rappresentati o i giochi di parole sono particolarmente credibili in italiano. 

Robert Coover è un autore postmoderno e, se gli si approccia come tale, ci si aspetterà una narrazione complessa e atemporale. In realtà a parte nella parte iniziale in cui il racconto non è ancora iniziato ufficialmente, la quasi totalità del racconto rispetterà l'ordine cronologico o avrà digressioni evidenti e facili da notare.
Inizialmente la difficoltà potrebbe presentarsi perché la presenza sia di un narratore desueto che la non comprensione del piano temporale, unite, potrebbero creare confusione, ma superate le primissime pagine e dato il via alla storia ufficiale tutto si risolve e diventa anche troppo "semplice" rispetto alle potenziali aspettative di chi ha letto altro dell'autore statunitense.

Be', questa storia ha dentro un sacco di anni e di persone e io già sono partito col piede sbagliato e mi sono portato troppo avanti, perciò fatemi tornare indietro per raccontarvi di quella volta che mi trovai di fronte a quel matto di Deadwood, al suo vetusto archibugio e al sasso con l'oro, per poi cercare di raccontarvi tutto il resto.

L'ho indicato come seguito di entrambi i libri di Twain ma è bene specificare che, come si può desumere dal titolo, il vero protagonista della storia è Huck; Tom comparirà sia indirettamente sia direttamente ma rappresenterà più il contraltare del personaggio principale che un protagonista.
Huck Finn è un protagonista particolarmente riuscito: è rappresentato come un buono, non perfetto, ma che cerca di fare sempre la scelta giusta. La sua poca cultura è evidente e provoca simpatia ma non lo fa compatire o biasimare perché è chiaro che il nostro, non più giovane, protagonista non ha cultura a causa della sua formazione e non per una mancanza di intelligenza o voglia di conoscenza. Anzi, le riflessioni di Huck sono spesso profonde e mirano al punto focale di ogni storia, senza i se e i ma che le sovrastrutture della società avrebbero, invece, potuto costruire intorno alla sua verità.
Mentre negli aspetti culturali Huck non conosce molto (e ne è consapevole), in quelli quotidiani e della vita dimostra una capacità naturale ed immediata.

Il suo rapporto con Tom Sawyer appare poco egualitario: non solo lui pensa di essere "meno" dell'amico, ma anche Sawyer sembra concordare con questa conclusione. Questo, e molto altro che non voglio anticiparvi, concorre a farcelo vedere come personaggio negativo e antitesi del protagonista: l'uno puro e buono, l'altro calcolatore e bugiardo.
Mentre Huck rappresenta la natura, gli animali e l'istinto, Tom rappresenta la società, gli uomini e la loro legge. Sarà immediata la ricezione di un messaggio positivo pro Huck a discapito del più razionale, ma non altrettanto puro Tom.

Tom è come se vive sempre in una storia che ha letto in un libro e perciò sa sempre come va a finire e certe volte s'avvera davvero. Per me le cose non vanno così: succede una cosa, poi ne succede un'altra e alla fine aristò nei guai come al solito.

Nella storia sono presenti i due elementi più tipici del genere western: i cavalli, con cui Huck ha un rapporto bellissimo e una dote naturale, e gli indiani, vittime di razzismo nonché di violenza (e a loro volta fautori di violenza), ma rappresentati anche per i loro costumi, usanze, valori.
In particolare sarà il personaggio di Eeteh a colpire il lettore con le sue storie sulla creazione del mondo e sulla vita.

Nella lettura il rapporto che si instaura con il protagonista è crescente e sempre più forte: ci si ritrova ad emozionarsi per ciò che gli succede e, visto che è molto ingenuo, viene voglia di urlargli di stare attento, di svelargli ciò che non gli è chiaro. Non mancano le perdite, le sconfitte e i dispiaceri, che il lettore sentirà nonostante Huck, in barba all'apparenza, si dimostri un duro che non vuole mollare.

«Il problema, Huck, è che tu non sei mai cresciuto. Vivi ancora in un mondo di sogno che non esiste».

Importanti sono i riferimenti storici ad accadimenti reali; non prioritari per la storia ma molto utili alla contestualizzazione e alla comprensione del tempo che passa e dei cambiamenti che avvengono. La corsa all'oro è raccontata molto bene e, oltre nella mera descrizione, è resa anche dal punto di vista emotivo/psicologico di chi la viveva.  La guerra civile ("sivile" per Huck) è invece più marginale, sebbene influisca sul viaggio del protagonista.

Quello che è successo qualche minuto più tardi è stata definita una famosa battaglia nei libri di storia e il generale ne ha ricavato un casino di gloria, ma battaglia è esattamente quello che la cosa non fu.

In conclusione, definirei Huck Finn nel West "un romanzo di formazione per adulti": sono presenti scene, linguaggio e complessità non adatte ai ragazzi e il protagonista è ormai un adulto, ma presenta dentro di sé quella bontà, ingenuità e amore che tipicamente si associano alla giovane età. L'autore è riuscito ad inviare messaggi molto profondi (contro il razzismo, ma anche su tantissime tematiche altrettanto importanti) senza risultare mai banale, ripetitivo o artefatto e, anzi, rendendoli divertenti e inaspettati.

Dicevano che lo facevano, così, tanto per difendere l'onore. Che mi sa che è la più peggiore scusa per fare qualsiasi cosa, con la possibile eccezione, chissà, di mollare una scoreggia.

Capita di rado che mi affezioni ai personaggi, protagonisti o meno, e invece con Huck è successo. Apprestandomi a leggere Coover mi aspettavo un testo "cervellotico" e stilisticamente "elevato" e, invece, mi sono trovata davanti ad una storia semplice, scritta in modo sgrammaticato e, comunque, ho trovato ciò che cercavo: un romanzo che ti fa innamorare pagina dopo pagina e che, una volta finito, ti fa rimpiangere di non avere altre pagine da leggere. Fa anche venire voglia di rileggere Le avventure di Huckleberry Finn/Tom Sawyer quindi se non ve li ricordate o non li avete letti potrete sicuramente recuperare anche dopo questa lettura.

Assolutamente consigliato: trovo che l'unico possibile scoglio possa essere all'inizio ma che, difficilmente, poi potrà non conquistare tantissimi tipi diversi di lettore.

CITAZIONI

Kiwi il naso non ce l'aveva per gnente ed era brutta perlomeno la metà di me; era parecchio imprevedibile, non tanto in quanto selvaggia, ma proprio perché era una donna, una specie la cui natura va al di là del mio fraintendimento.

Ne è passato di tempo. Sembrava cent'anni fa o magari di più. Da quei tempi ne erano successe tante di cose orribili, cose di una cattiveria sfrontata. Era come se c'era qualcosa di malvagio nel diventare grandi.

Ce lo so che non è che siano contenti, però mi pare giusto che noi creature ci sacrifichiamo la vita per l'appetito di altre creature. Cioè, non è che non vedo l'ora di essere sbranato dai puma di montagna, intendiamoci, però manco me la prenderei troppo con loro se lo fanno.

Io mi sentivo più a mio agio sulla sponda del fiume. Non è che un fiume ti fa sentire meno solo, però riesce a convincerti che non c'è niente di male nel sentirsi soli.

La guerra sivile era ancora in corso e ogni esercito inseguiva e ammazzava l'altro a tutta velocità da una parte all'altra dei Territori e ambedue avevano bisogno di una guida come me da mandare in avanscoperta, fare la guardia al bestiame di notte, portare dispacci oltre il fronte di battaglia, pulire gli stivali infangati e aiutare a seppellire i morti, cose di cui non c'era mai scarsità, cioè né di stivali né di morti.

Mi sa che avevo le stesse avventure di prima, ma senza Tom che ne ricavava una storia, non è che davano tanta soddisfazione. Erano più una specie di morte lenta e mi lasciavano sempre un po' a terra e in preda a pensieri pericolosi.

«Quando si vive nella massa della gente, mica è facile non cadere a pensarla come tutti gli altri e a quel punto non si è più SE STESSi. È come quando si è nell'esercito.

Tom cercava sempre di impararmi il concetto di nobiltà dai libri che leggeva lui e dalla mia esperienza ho scoperto che i cavalli una parte nobile ce l'hanno davvero, mentre invece le persone umane no.

Speravo che perlomeno l'avevo fatta finita una volta per tutte con l'amore, anche se quel piccolo demonio con le guance gocciolanti m'aveva smosso emozioni che ancora mi annodavano il petto come coliche di aria venute su.

Appena l'ho fatto ho messo subito i piedi nella sua scalogna. Lo sapevo che non dovevo, ma sapere di non dovere certe volte non aiuta mica. O magari non aiuta mai.

Là nel Vallone mi ci ero trovato bene, ma era chiaro che l'atmosfera era cambiata e peggiorava d'ora in ora. Il Vallone si stava riempiendo di qualcosa di vivo e che sembrava umano, ma umano non lo era per gnente. Qualcosa di più antico e malvagio. La gente se lo portava addosso, ma un po' come portavano addosso il naso dei loro antenati.

QUARTA DI COPERTINA

Huckleberry Finn è diventato grande; ha abbandonato da tempo la vita civile vissuta da ragazzo e insieme a Tom Sawyer si è avventurato nel Far West, dove le regole non esistono. Insieme, cavalcano sulle rotte del Pony Express, mentre attorno a loro divampa la Guerra di secessione. Ma ben presto Tom capisce di non voler fuggire dalla civiltà: sposa la sua antica fidanzata Becky Thatcher e torna a Est per inseguire potere e successo. Huck rimane solo: doma cavalli selvaggi, guida carovane di fanatici religiosi, diventa amico dell’indiano Eeteh che gli racconta le storie dei Grandi Spiriti. Sotto i suoi occhi, l’America moderna nasce e si impone con la violenza e con l’inganno, pagando il progresso con il sangue dei nativi e dei neri, non più schiavi ma non ancora liberi. Robert Coover si confronta con una figura chiave della letteratura mondiale: Huck è disincantato ma ancora innocente, affronta la vita senza pregiudizi e senza filtri. Al contrario di Tom, che conosce il potere e ne ha imparato ogni astuzia, vede la verità oltre le parole e porta alla luce le profonde contraddizioni del sogno americano. Denso di poesia, esilarante e a tratti crudele, "Huck Finn nel West" è un romanzo d’avventura e insieme la storia stessa dell’America contemporanea; e parla a quella parte di noi che si nutre di miti, che li inventa continuamente, e attraverso la narrazione riscopre e plasma la propria vita.

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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