TRAMA IN BREVE

Šeker è figlia di Zina e Dovid, ma la nonna Channa, il cui giudizio è insindacabile, ha deciso di crescerla come se la nipote fosse in realtà sua figlia. Questa scelta avrà ripercussioni sia sulla giovane Šeker, che si interrogherà su chi sia effettivamente la ‘sua mamma’, su Channa che vivrà in perenne dubbio sull’essere riuscita a conquistare la figlia acquisita e su Erke, una delle vere figlie di Channa, che la ama così tanto da perdonarle e concederle qualunque cosa.⁣

DEDICA

A mamma Berta,
che mi ha dato la possibilità di vivere una vita normale,
e a Michail Vizel', il mio tutor di scrittura creativa,
perché è merito suo se questo libro esiste.

INCIPIT

A svegliarla fu un sogno di cui non capiva il significato. I suoi genitori volteggiavano su una musica popolare daghestana quando il padre, notandola, gridava all'orchestrina: "Suonate una lezginka! Ora Šeker ci fa vedere come balla." Appena lei ubbidiva, intorno alla pista si formava un assembramento di gente. Tutti la guardavano sbellicandosi dalle risate e, a un certo punto, qualcuno urlava: "È nuda, è nuda!" Lei, allora, abbassando lo sguardo si rendeva conto che era vero. Il padre, che pareva non averci fatto caso, voleva che continuasse a ballare. La madre, però, cominciava ad arrabbiarsi: "Perché vai in giro nuda? Vergognati!".

OPINIONE VELOCE

💖 Mamma. Già dal titolo Dedejme (che significa, appunto, mamma) ci mostra l’epicentro della storia, la tematica su cui verremo chiamati a riflettere alla fine del libro.⁣

❓Se credo che ormai sia facile per quasi tutti pensare che nei casi di abbandono la mamma è colei che ti cresce, qui ci si apre un nuovo caso: se la tua vera madre ti voleva ed è pure di famiglia, chi è veramente ‘mamma’ per te?⁣

⁣📚 Dedejme è lo spaccato di una famiglia di ebrei delle montagne (egregiamente raccontati nella postfazione): patriarcato che si estrinseca in legami femminili fondamentali, perché sono le donne che, da sole, devono far funzionare tutto, e l’unico modo è rimanere unite, ma farlo in mezzo alle bufere emotive, non é così semplice.⁣

⁣👍🏻 È particolarmente bello vedere la storia raccontata dal punto di vista di tutte e tre le donne principali, e sarei curiosa di sapere a quale vi sentirete più vicini a livello empatico. A me è successo con Erke.⁣

⁣🤗 È un libro breve (130 pagine di romanzo e una cinquantina di postfazione), scritto bello grande (gioia per gli occhi), che si finisce in un pomeriggio. Da leggere con un samovar di tè bollente a disposizione, durante una giornata di pioggia.⁣

CITAZIONI

Erano anni che nascondeva ciò che provava. Il segreto, però, la divorava. Non poteva lasciarselo sfuggire, ma non era nemmeno in grado di scordarsene e basta. Nutrire la speranza era troppo bello, e ucciderla sarebbe stato troppo doloroso. E così si teneva tutto dentro, avendo cura di non far trasparire nulla. Ma ogni giorno, solo con sé stessa, immaginava di parlare con loro: raccontava, spiegava, argomentava e li supplicava fino a convincerli.

– Mitrofanovna, perché ci chiamano "ebrei delle montagne"? – le chiese Mina. –Esistono anche gli ebrei dei boschi e del deserto?
– Tanto tempo fa – disse lei lanciandosi nel racconto – gli ebrei furono costretti a fuggire da Israele. Alcuni andarono a ovest, e oggi parlano yiddish, mentre altri andarono ad est, in Iran. Quelli che andarono ad est cominciarono a parlare una varietà di persiano, la lingua dei tuoi nonni.

– Ne servono altre dieci, ci sono anche i ragazzi – disse gettando le patate in una scodella. Era chiaro che si riferiva solo ai figli maschi, perché nessuno preparava la colazione per le femmine. Sarebbero venute anche loro, ma non si sarebbero accomodate a tavola con gli uomini: dovevano sgobbare in cucina insieme alle altre donne.

"Non te la ridò, me ne occupo io, porterà il nome di mia madre. Tu, di figli, puoi averne altri dieci."

Si contendevano il nome della madre per una bambina non ancora nata come se ne andasse della loro vita. Dietro al nome, infatti, c'era ben altro. Spuntarla significava poter vantare uno status particolare. 

– Papà, in questa famiglia sei la persona che conta di più, ma c'è qualcuno che conta ancora più di te. – Boris fece una pausa e tutti restarono in muta attesa per la curiosità. – Sto parlando della mamma! Tu sei il capo, sì, ma non c'è capo che possa stare senza collo! E il collo della nostra famiglia è lei! Già a scuola ci hanno insegnato che la cosa più importante del mondo è la madre Viene subito dopo Dio. – Boris guardò Channa con un'espressione carica di significati. – Se il paradiso esiste, dedejme, giace ai tuoi piedi. Per noi sei tutto, per noi e per papà. Giusto?


QUARTA DI COPERTINA

All’indomani della caduta dell’Unione Sovietica in una piccola città del Caucaso si dipana la storia di tre generazioni di donne appartenenti a una famiglia di ebrei della montagna, gli juhuro.  La matrona della famiglia, Channa, sta organizzando la festa di compleanno del marito, in occasione della quale tutti i parenti si ritroveranno. Sua nipote Šeker non vede l’ora di rincontrare i genitori dai quali è stata abbandonata ormai da mesi, mentre Channa vive nell’ansia che la nipote possa lasciarla. Nel frattempo prende corpo l’amarezza di Erke, figlia di Channa, costretta dalla madre a un matrimonio senza amore e poi obbligata a divorziare e a sposarsi nuovamente. Tra invidie, frustrazioni e piccole vendette familiari Stella Prudont dipinge un accurato ritratto della condizione femminile nella società degli ebrei del Caucaso.


PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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