Numero Zero

Di Umberto Eco
Voto: 8,5
Prima edizione: 2015
Numero di pagine: 218
Editore: Bompiani
Consigliato:

Tags: Italiano, Romanzo, Narrativa
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Trama in breve

"Domani" è un giornale diverso, parlerà di ciò che sta per accadere e non di ciò che è già avvenuto. "Domani" sarà un giornale indipendente, libero da pressioni e ingerenze esterne. "Domani" esisterà mai?

Non sono le notizie che fanno il giornale, ma il giornale che fa le notizie. E sapere mettere insieme quattro notizie diverse significa proporre al lettore una quinta notizia.

Dedica

Per Anita

Incipit

Sabato 6 giugno 1992, ore 8

Questa mattina non colava acqua dal rubinetto.

Blop blop, due ruttini da neonato, poi più niente.

Ho bussato dalla vicina: a casa loro, tutto regolare. Avrà chiuso la manopola centrale, mi ha detto. Io? Non so neppure dove sia, è poco che vivo qui, lo sa, e torno a casa solo la sera. Mio Dio, ma quando parte per una settimana non chiude acqua e gas? Io no. Bella imprudenza, mi lasci entrare, le faccio vedere.

Recensione

Qui è ancora tutto vero, intendiamoci, ma già puzza come se fosse tutto falso.

Numero zero è l'ultimo romanzo pubblicato di Umberto Eco, uscito un anno prima della sua morte.

I romanzi di quest'autore italiano, famoso anche per i numerosissimi saggi, sono sempre riconoscibili grazie all'elevato numero di contenuti, curiosità e concetti che si imparano durante la lettura. Quando si decide di leggere un libro scritto da Eco si sa già per certo che, una volta chiuso il volume, le nostre conoscenze a riguardo di elementi disparati saranno notevolmente superiori. 
Al di là di tutto ciò che vi racconterò, perciò, ritengo fondamentale sottolineare l'utilità indiscussa della lettura di quest'opera (come anche di tutte le altre) che, in barba a quanto sostiene Nabokov in Lezioni di Letteratura, dimostra come ci possano essere (e in tali casi è persino necessario che ci siano) anche fini pratici in una storia inventata di sana pianta.

L'insinuazione efficace è quella che riferisce fatti di per sé privi di valore, ancorché non smentibili perché veri.

Il libro si apre con una frase piuttosto criptica, che difficilmente può far capire al lettore cosa si sottende con questo incipit, ma che gli fa percepire, sin da subito, un'atmosfera misteriosa che necessita di essere svelata.
Nelle righe successive il lettore verrà trascinato in un romanzo dalle sembianze di un thriller: il protagonista è probabilmente in grave pericolo, ma ancora non sappiamo perché. La voglia di continuare e scoprire come si sia arrivati a questa situazione è quasi inevitabile.

Come sono finito in questo garbuglio? Credo che la colpa sia del professor Di Samis e del fatto che sapevo il tedesco.

Dal capitolo successivo, inizia un flashback che continua fino al termine del volume, dove ritroveremo la situazione iniziale e anche il suo prosieguo. Qui, ci ritroveremo in una situazione completamente differente e, apparentemente tranquilla, che costituirà la trama principale del romanzo. Il nostro protagonista viene assoldato come ghostwriter, il suo compito sarà quello di lavorare in incognito nella redazione di un giornale in fieri che si sospetta non verrà mai accettato e pubblicato perché troppo indipendente e, successivamente, di scrivere un libro-denuncia per dimostrare che il giornalismo libero e privo di limitazioni non può esistere. 

Il libro dovrà dare l'idea di un altro giornale, mostrare come per un anno io mi sia adoperato per realizzare un modello di giornalismo indipendente da ogni pressione, lasciando capire che l'avventura è finita male perché non si poteva dare vita a una voce libera.

Questa è solamente la premessa con cui inizia la nostra storia che, per l'intera durata del romanzo, vedrà realizzarsi pian piano il numero zero di questo nuovo giornale. Lo svolgimento, dunque, sarà molto lontano da ciò che si ricerca dopo aver letto il primo capitolo e questo potrà spiazzare il lettore che ha scelto il libro pensando che corrisponda ad un genere letterario particolare (il giallo/thriller).

Per il resto, produzione e stampa dei numeri zero si faranno con l'apparato delle altre riviste, così il costo dell'esperimento si riduce in modo accettabile.

La storia, come già anticipato, non tratta solo della realizzazione di "Domani", ma anche del racconto di eventi, storici o contemporanei, nozioni interessanti su pronuncia e significato di alcune parole storpiate dai più e, persino, da una storia d'amore in boccio.

... le avevo detto di scusarmi perché forse ero stupido, e lei mi aveva detto ti voglio bene anche se sei stupido. Cose così possono farti impazzire d'amore, ma poi si era forse accorta che ero più stupido di quanto lei potesse pensare, e così era finita.

In duecento pagine, dunque, Eco ci fornisce un piatto ricco e variegato che, però, serve semplicemente a sorreggere la macro struttura che potrà essere percepita solamente come secondo livello di lettura. Il messaggio che ci manda a fine libro, infatti, è molto forte, ma viene inserito così magistralmente all'interno della storia da permettere a chi desidera fare una lettura priva di spirito critico di riuscire ad apprezzare comunque il volume.

Siamo sempre stati un popolo di pugnali e veleni. Siamo vaccinati, qualsiasi storia nuova ci raccontino diciamo che ne avevamo sentite di peggio.

Tanti sono i temi toccati da Eco in questo volume, ma quelli maggiormente sviluppati sono quelli del complotto (in particolare ricostruisce con dovizia gli eventi della fine Seconda Guerra Mondiale legati alla morte di Mussolini) e del giornalismo, qui trattato con estremo e voluto cinismo. La ricostruzione storica, anche se mirata alla teoria del complotto ha fatto conoscere a me, che non sono una storica, dettagli realmente accaduti di cui ero all'oscuro. La parte che potremmo considerare una "lezione cinica sul giornalismo" mi ha fatto conoscere un mondo (quello del giornalismo, appunto) da un punto di vista totalmente inedito e, anche se molto in piccolo, sento ora di avere un'idea più mirata della potenza e della limitatezza del mezzo.

La questione è che i giornali non sono fatti per diffondere ma coprire le notizie.

L'ambientazione temporale è curata e dettagliata: la storia occupa lo spazio di due mesi (dal 6 aprile 1992 all'11 giugno 1992) e all'inizio di ogni capitolo viene indicata la data degli avvenimenti che ci stiamo apprestando a leggere. 
La storia è ambientata a Milano, città che non viene raccontata nella sua estetica o nella sua geografia generale ma di cui vengono illustrati alcuni luoghi particolari che raccontano qualcosa del luogo e della sua popolazione. 

Umberto Eco era un maestro della scrittura. In questo romanzo, raccontato da un punto di vista comune il suo linguaggio risulta più semplice rispetto a quello di altri libri ma contiene all'interno termino dotti, specifici, giochi di parole e molto altro. La sua consapevolezza è evidente e ammalia. Inoltre, tanta ironia, tanto cinismo, ma mai dosati male. Il libro mantiene la sua aria "allegra" e piacevole in superficie rendendo la sua lettura divertente e, talvolta, persino spassosa.

... e lo fai con un cinismo... come dire... pieno d'allegria.

È difficile asserire che un libro denso e ricco di fatti e conoscenza possa essere anche ben ritmato. Non possiamo certamente paragonarlo ad un romanzo di genere o leggero, ma in questo volume Eco snellisce, di tanto, il corpus del romanzo. Credo che sia un libro perfetto per approcciarsi a lui per la prima volta proprio perché è fruibile (e penso anche apprezzabile) da chiunque, nonostante possa risultare certamente difficile per i lettori meno abituati a questo genere di romanzi.

"Signori, stiamo facendo del giornalismo, non della letteratura."

Infine, un plauso all'editore per l'estetica di questa edizione (la stessa che trovate al link Amazon); ottime la grandezza del carattere, la copertina e la grafica e nessun refuso da segnalare. Proprio grazie a questo volume ho deciso di ricomprare, pian piano, ogni libro di Eco disponibile in queste edizioni Bompiani (che vi segnalo essere in sconto del 25% fino al 17 Marzo 2019, qui il link Amazon dell'offerta).

In conclusione, Umberto Eco è uno di quegli autori che leggo di rado. Ogni volta che ho letto un suo libro l'ho amato ed apprezzato profondamente ma, ogni volta che ne devo iniziare uno nuovo, tendo a lasciar perdere per paura. La verità è che questo autore è l'unico, fino ad ora, che è riuscito a farmi percepire quanto ho da imparare e quanto devo cambiare come lettrice e come persona per sentirmi davvero fiera di ciò che sono diventata. Alimenta in me lo spirito critico. Questo autore è un monito che mi sprona a non fermarmi mai, perché non si conosce mai abbastanza. 

Lo consiglio a tutti. I libri di Eco forse non piaceranno a chiunque ma sono, per me, l'esempio di ciò che la Letteratura dovrebbe essere. Numero zero in particolare ha al suo interno gli enormi pregi che troverete amplificati anche in altri suoi romanzi (forse ancora più imperdibili), ma presenta con maggiore snellezza il proprio contenuto. Ottimo per cominciare, ma anche perfetto per convincersi a continuare.

Citazioni

In ogni caso o traduci dal tedesco o ti laurei, le due cose insieme non si possono fare. Infatti tradurre vuole dire starsene a casa, al caldo o al fresco, e lavorare in pantofole, oltretutto imparando un sacco di cose. Perché frequentare le lezioni dell'università?

Il guaio è che non accetti l'idea: continui a vivere persuaso che un giorno all'altro finirai tutti gli esami e darai la tesi. E quando si vive coltivando speranze impossibili si è già un perdente. Quando poi te ne accorgi, allora ti lasci andare.

I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell'erudizione è riservato ai perdenti. Più cose uno sa, più le cose non gli sono andate per il verso giusto.

Intanto sognavo quello che sognano tutti i perdenti, di scrivere un giorno un libro che mi avrebbe dato gloria e ricchezza.

Se D'Annunzio era un cattivo scrittore, non voleva dire che dovessi esserlo anch'io. Per liberarmi dal vizio della citazione mi sono deciso a non scrivere più.

Bene, di Simei non potevi ricordare la faccia perché sembrava quella di qualcuno che non era lui. In effetti aveva la faccia di tutti.

"Lei sarà, se non si offende, un nègre. Ne aveva Dumas, non vedo perché non possa averne io."

"Dunque, faremo un quotidiano. Perché Domani? Perché i giornali tradizionali raccontavano, e purtroppo raccontano ancora, le notizie della sera prima, ed ecco perché si chiamavano Corriere della Sera, Evening Standard o Le Soir.

Viviamo nella menzogna e, se sai che ti mentono, devi vivere nel sospetto. Io sospetto, sospetto sempre.

"I sospetti non sono mai esagerati. Sospettare, sospettare, sospettare sempre, solo così trovi la verità. Non è così che dice di fare la scienza?"
"Lo dice e lo fa."
"Balle, anche la scienza mente."

Badate che fare notizia è una bella espressione, la notizia la facciamo noi, e bisogna saperla far venire fuori dalle righe.

... e d'altra parte chi legge mai i libri che i giornali recensiscono, di solito neppure il recensore, cara grazia se il libro l'ha letto l'autore, e a vedere certi libri a volte si direbbe proprio di no.

"Ma i giornali seguono le tendenze della gente o le creano?"
"Tutte e due le cose signorina Fresia. La gente all'inizio non sa che tendenze ha, poi noi glielo diciamo e loro si accorgono che le avevano."

C'è una bella parola tedesca, Schadenfreude, il godimento per la sfortuna altrui. È questo sentimento che un giornale deve rispettare e alimentare.

Sinossi ufficiale

Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all'informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant'anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell'ombra Gladio, la P2, l'assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent'anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all'improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un'esile storia d'amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l'università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l'incubo sia finito.

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