TRAMA IN BREVE

L'assassinio brutale di un ragazzo di Flint City sconvolge la cittadina anche se, apparentemente, il detective Ralph Anderson avrà ben poche difficoltà ad incastrare il colpevole: Terry Maitland. Le prove schiaccianti, però, gli si ritorceranno contro, costringendolo a prendere in considerazione anche l'impossibile.

DEDICA

A Rand e Judy Holston

INCIPIT

Era un'auto senza contrassegno, una berlina americana come tante altre, vecchia di qualche anno, ma le ruote nere e i tre uomini all'interno non lasciavano dubbi sulla sua vera natura. 

RECENSIONE

«È così che l'abbiamo chiamato: l'Outsider.»

King non ha più voglia di scrivere Horror.

The Outsider è l'ultimo libro di Stephen King, autore di cui ho letto tutto più e più volte e che non mi permette mai di fare una recensione esclusivamente oggettiva.

La mia recensione, perciò, sarà un po' diversa.

Questa volta per ogni elemento ci sarà, come sempre, la parte oggettiva che, però, verrà corredata da quella personale
Ritengo che per chi non conosce bene King basterà la prima parte per comprendere se il romanzo potrà fare per lui o meno, ma per chi, come me, conosce già bene l'opera omnia dell'autore, credo che sia necessario (e doveroso dato che ho l'opportunità di farlo) anche spiegare le differenze con ciò che noi ci aspettiamo da lui.

L'idea da cui parte il romanzo è quella di un caso di omicidio dalla soluzione apparentemente molto semplice: sono numerosissimi i testimoni e le prove tangibili che dimostrano che l'amatissimo Coach T. (Terry Maitland), uno dei personaggi maggiormente di spicco ed amato di Flint City, abbia ucciso selvaggiamente un ragazzino indifeso. Da subito scoprirete, però, che altrettanta certezza si verificherà anche sul suo alibi, che lo vedrà impegnato in tutt'altro luogo. La trama, dunque, si baserà inizialmente su questo: Terry è colpevole o innocente? E, in ogni caso, com'è possibile che sembri entrambe le cose contemporaneamente?

E, da qui, la mia perplessità riguardo al genere del libro.

È indubbio che The Outsider ci sia stato presentato come un romanzo horror
Lo si evince dalla pubblicità che ne è stata fatta, dalla copertina decisamente orrorifica (che ho apprezzato molto) e dall'ultima frase della sinossi. 
La verità è, però, che questo libro non è un romanzo dell'orrore. C'è una piccola parte di paura, c'è del sovrannaturale.. ma questo non basta per classificarlo come tale.
Il libro è di 531 pagine e, fino a pagina 191 non c'è il benché minimo segno di un elemento horror, a meno che non si consideri tale la descrizione del cadavere della vittima, che è tipica anche di moltissimi (quasi tutti) romanzi thriller.
Inoltre, dovete tenere conto che nella pagina da me citata c'è, appunto, solo la prima avvisaglia dell'orrore: niente di che. 
Anche se questo potrebbe essere ancora motivato con il fatto che il vero e proprio romanzo non sia ancora iniziato, bisogna tener conto che stiamo parlando di più di un terzo del libro.

L'incipit inizia con l'arresto dell'uomo e con le reazioni istintive di Ralph Anderson, il detective che si occuperà del caso.

Credo che dal primissimo paragrafo (di cui potete leggere le primissime righe qui sopra e interamente su Amazon) si comprenda il taglio noir che King desidera dare alla sua storia. 

Nello svolgimento vero e proprio, l'idea iniziale verrà totalmente superata, lasciando spazio al soprannaturale. Mi è, in realtà, impossibile aggiungere molto al riguardo della storia perché implicherebbe necessariamente un'anticipazione sulla premessa iniziale. 

In questa seconda parte del romanzo vi saranno alcune scene (due o tre) che potrebbero essere attribuite al genere horror ma che, al di là dell'elemento soprannaturale che, solitamente viene associato erroneamente all'orrore ma che è presente anche in molti altri generi, come i thriller di John Connolly, non lo ricorda, se non da lontano.
Se avete letto L'acchiappasogni in parte (minima) potrebbe ricordarvelo, anche se le modalità divergeranno di molto dall'idea del libro del 2001.

Il finale è piuttosto semplice da indovinare sia negli esiti che nei dettagli, i pochi colpi di scena che non si possono individuare in precedenza non ne cambiano la sostanza. Per quanto esso ricalchi nell'idea la conclusione di numerosissimi libri del genere, potrete vedere come, in effetti, la scena si basi molto poco sulla paura, se non per elementi postumi inseriti ad hoc, per poterne dare l'idea.
Se avete letto It, questa conclusione ve la ricorderà, ma come vedrete non saranno minimamente paragonabili se non per i tratti principali, lo schema in cui succedono le cose.

In definitiva, il libro, in realtà, è un Hard Boiled con elementi soprannaturali, esattamente lo stesso genere della trilogia di Mr. Mercedes, Chi perde paga e Fine Turno.
Oltretutto, le vicende della trilogia appena citata verrano ribadite più e più volte durante la narrazione, dando anticipazioni veramente molto rilevanti al riguardo.

Non possiamo considerare The Outsider un vero e proprio prolungamento della trilogia con Bill Hodges perché parte da premesse e da personaggi differenti ma, dato che è ambientato due anni dopo il termine della serie e presenta, in un secondo momento, l'importante presenza di un personaggio della stessa (oltre che la forte prevalenza dell'Hard Boiled sull'horror), sarebbe più lecito leggerlo come tale che come il "nuovo romanzo horror di King".

Da qui, il mio titolo. 
Non credo che King necessiti di scrivere horror per vendere (ricordo che molti dei suoi capolavori più conosciuti non appartengono affatto al genere e io, di certo, non lo acquisto per quello) e non so se imputare questa pubblicità distorta a lui, all'agente o ad altri, ma penso che da Sleeping Beauties in poi ci sia un problema di trasparenza con i lettori.

Ho terminato il romanzo in 48 ore, perciò non posso asserire che queste 531 pagine siano eccessivamente lente. Le prime duecento pagine, però, riportano lo stesso concetto (l'impossibilità che Coach T. sia al contempo innocente e colpevole) sotto diverse forme e in maniera ripetuta e questo potrebbe rallentare il ritmo di lettura.

L'atmosfera è altalenante, nelle parti thriller/sovrannaturali/horror King la rende addirittura tangibile, nella prima parte è più la curiosità di vedere come si svolgerà la trama a far sentire la suspense al lettore.

Niente a che vedere con le atmosfere horror che siamo abituati a conoscere, ma molto meglio delle ultime opere a cui ci ha abituati dove, di King, ho trovato ben poco.

L'ambientazione è Flint City, una cittadina fittizia dell'Oklahoma, dove tutti, o quasi, gli abitanti si conoscono e sanno sempre cosa succede agli altri. King non indugia molto sulla sua conformazione ma riesce, grazie a frasi mirate, a far comprendere questo concetto.
Dal punto di vista temporale la storia principale copre meno di un mese (luglio) ma, alla fine del romanzo, vi saranno alcuni frammenti relativi ai mesi successivi.

Come sanno i cosiddetti Fedeli Lettori kinghiani, questa è la tipica ambientazione alla King. Anche qui, se si ricercherà Castle Rock e la "vecchia" capacità dell'autore di rendere il concetto di piccola cittadina dove tutti si conoscono e si amano o si odiano, rimarrete delusi. King inserisce qualche frase per rendere l'idea, ma non indugia mai abbastanza su questo particolare per renderlo rilevante agli occhi del lettore.

Il libro è diviso in parti, di lunghezze molto diverse l'una dall'altra, e queste sono a loro volta divise in capitoli.
All'inizio di ogni parte lo scrittore specifica la data o le date in cui si svolgono quelle vicende e inserisce un titolo esplicativo di ciò che succederà. Grazie a questi titoli sarà molto semplice per chi avrà letto il romanzo, ritrovare uno specifico punto che desidera rileggere o riportare.
Quando una parte non si riferisce ad un luogo ma a delle specifiche parole, il lettore potrà comprendere con certezza il perché di quella determinata scelta. All'interno del testo, vi saranno frasi evidentemente dedicate a mostrare l'importanza di quelle specifiche parole (o concetti).

La struttura del libro inizialmente presenta anche delle testimonianze, riportate con un font diverso come se avessimo l'opportunità di leggere direttamente i documenti reali, lo stesso capita anche con alcune perizie. 

I personaggi hanno personalità differenti tra loro. I punti di vista sono molto vari, anche se una forte rilevanza verrà data a Ralph Anderson e allo spin-off di Mr. Mercedes.
I caratteri dei personaggi sono credibili e ben delineati, anche se mai portati all'estremo.

L'antagonista è doppio. Quello che potremmo definire L'Outsider, è rappresentato sempre dall'esterno e questo ci impedisce di conoscerlo in maniera dettagliata. Se anche inizialmente ci può fare un po' paura perché non lo conosciamo, scopriamo ben presto che non reggerà il paragone con i cattivi Kinghiani che già conosciamo, specialmente sul finale in cui mostra tutta la differenza.

Credo che potenzialmente l'Outsider sarebbe potuto valere molto più di così e non comprendo perché King non abbia deciso di fare l'occhiolino al proprio lettore inserendo anche solo qualche dettaglio necessario ad addossargli un'idea meno limitata di quella attribuitagli.
Il cattivo umano, invece, è raccontato anche dal proprio punto di vista e, sebbene non abbia un ruolo molto rilevante, è ben definito. Le sue parti, in realtà, sono le uniche in cui ho riconosciuto aspetti del "King di una volta", anche se molto appannate. 
Se avete letto Cose Preziose (ma anche molte altre sue opere) potrete comprendere la psicologia di questo personaggio.

King tratteggia le idee di base per rendere reali i personaggi ma poi sembra stufarsene:

  • Ralph non crede nel soprannaturale e questo viene spiegato e ribadito con insistenza, poi King spiega con sufficienza il perché smette di ribadirlo ma il "salto" finale in cui il protagonista inizia a credere davvero non viene minimamente interiorizzato.
  • Dell'Outsider non si comprende, effettivamente, quanto e cosa sappia. C'è un tentativo di spiegare il perché sia stato scovato, ma è appena accennato e non portato a termine.
  • Il cattivo umano non si comprende in quanta parte sia così di suo e in quanta sia influenzato dal male, insomma, King qui fa l'errore che Kubrick ha fatto con la personalità di Jack Torrance in Shining.

Lo stile di King è buono. La ricerca delle parole giuste è evidente, si sofferma sia sull'introspezione sia sui fatti, senza indugiare troppo sull'una o sugli altri. Non mancano le frasi generali da citazione, sempre ben dosate e mirate. Non danno l'impressione di essere state inserite appositamente per catturare la benevolenza del lettore.
Aspetto rilevante è la decisione di riportare concetti (ad esempio quello del melone) per tutta la narrazione, inserendoli sempre in modo opportuno. 

Sono numerosissimi i riferimenti, sia nei dialoghi che nei pensieri dei personaggi, a opere letterarie, serie tv, film (il tutto anche relativo a King), oltre che alla specificazione di alcuni nomi di prodotti (Kindle, FitBit) con aggiunta di frasi di apprezzamento di accompagnamento che mi hanno dato molto l'impressione di promozioni pubblicitarie e che non ho gradito. 

Ci sono anche numerosissimi riferimenti (mai veramente approfonditi) a cattivi reali del passato e alla situazione politica statunitense (Trump, dunque, viene citato più volte e, come potrete immaginare, in maniera negativa).

La cura del libro sarebbe potuta essere migliore: ho riscontrato diversi congiuntivi mancanti nei dialoghi e non credo proprio che questa scelta fosse voluta, anche se questo riporterà i lettori più "vecchi" ai tempi in cui le traduzioni erano di Tullio Dobner. 

In conclusione, analizzando questo libro, senza tenere conto del background dell'autore, si potrebbe definire un buon romanzo, scritto da una penna molto promettente, ma che ancora non ha raggiunto tutto il suo potenziale. È impossibile non considerare, però, che questa penna promettente abbia già raggiunto livelli molto elevati negli anni passati e che, qui, sia evidentemente in regressione. 
Il motivo di questo peggioramento, però, mi sembra più imputabile ad una scarsa volontà che ad una perdita della capacità. King in questo romanzo mi ha dato l'impressione di svolgere il compitino; accortosi di dover scrivere un romanzo, ce ne ha sfornato uno con il minimo sforzo; inserendo al suo interno un collage di idee già utilizzate per altri suoi libri, ben più riusciti, e limitandosi a godere della luce riflessa di ciò che ha imparato a scrivere con il pilota automatico. Il risultato, per un autore dalle sue capacità, è comunque buono ma, per chi ha letto tanto altro di suo non imbattersi in una delusione sarà complicato. Al contempo penso che lo sforzo generale in questo romanzo sia stato comunque superiore a quello avuto in quelli scritti a quattro mani, perciò spero in una nuova crescita della qualità letteraria dei prossimi libri.

Lo consiglio perché è un'opera ben fatta e di piacevole lettura.
Chi non conosce l'autore potrà apprezzarlo particolarmente e notare le sue capacità (qui non estremizzate).
Chi lo ama potrà ritrovare solo in piccola parte ciò che King ha perso con i suoi ultimi scritti.

CITAZIONI

C'era una panchina di granito al centro, ed era coperta di sangue. Tanto sangue. Ce n'era anche sotto la panchina. Il corpo era disteso nell'erba , proprio lì accanto. Quel povero ragazzino. Aveva la testa rivolta verso di me, gli occhi spalancati, e non aveva più la gola. C'era rimasto solo un buco rosso.

Strane le cose che notavi mentre la tua giornata – anzi, la tua vita – imboccava un precipizio di cui fino a poco prima avevi ignorato addirittura l'esistenza.

Si può dire quel che si vuole di Flint City, ma è una città piccola, dove tutti conoscono tutti, almeno di vista. E chiunque abbia un figlio con una predisposizione anche minima per lo sport conosce sicuramente Coach T, che il suo ragazzo abbia scelto il baseball o il football.

C'erano così tante cose che rimpiangeva. Avrebbe venduto l'anima al diavolo, pur di poter riportare indietro l'orologio di una sola, misera settimana.

Mi dispiace, pensò Ollie. È la frase del giorno. La scorsa settimana eravamo una famiglia, e ora siamo rimasti solo io e papà. Mi dispiace è la frase giusta, d'accordo. L'unica, non ce ne sono altre.

Ralph Anderson era diviso tra due verità, e quella situazione lo stava facendo impazzire.

«L'inesplicabile», disse lei. «Perciò, la mia domanda è molto semplice. E se l'unica risposta all'enigma dei due Terry fosse di carattere soprannaturale?»

Peccato che non sia possibile. Il soprannaturale può esistere nei libri e nei film, ma non nel mondo reale.

A pensare che se una persona cominciava davvero a valutare ipotesi soprannaturali, quella persona non avrebbe più potuto considerarsi del tutto sana di mente, e che riflettere sulla propria sanità mentale probabilmente non era un buon segnale. Era un po' come pensare al battito del proprio cuore; se ti trovi nelle condizioni di doverlo fare, quasi certamente sei già nei guai.

«Possiamo ancora scoprire com'è andata veramente, Ralph, ma non so se ci piacerà quello che scoveremo. È come una cavolo di giungla.»
In realtà, pensò Ralph, mentre chiudeva la conversazione, è un melone. Pieno di vermi, dannazione. 

«Penso che sia stato qualcun altro. Qualcuno che viene da molto lontano.»

Se l'alternativa era lasciarsi mangiare vivo da una malattia, non ci sarebbero state esitazioni.

«Questo lo capisco, ma rischi di aprire la porta su realtà che vanno oltre la tua capacità di comprensione. O la mia, quanto a questo.»
«Realtà soprannaturali? È di questo che stai parlando? Perché io non posso crederci, e non ci crederò mai.»

«So che vi sembrerà sciocco, ma continuo a pensare al detto secondo il quale la mano destra non sa che cosa fa la sinistra. Ma ora che sia la destra sia la sinistra sono qui...» 

Questi delitti sono stati commessi da un diverso, un outsider, che una la nostra scienza moderna – in particolare la scienza forense – contro di noi, anche se la sua arma migliore è il nostro rifiuto di credere alla sua esistenza.

L'Outsider, che lo si definisca un essere naturale, innaturale o soprannaturale, si comporta per certi versi Coe molti altri serial killer. 

Quando diventi vecchio, tutto quello che desideri è un po' di pace. Forse adesso non i credere, ma lo scoprirete con il tempo.

In fondo sullo era il Texas, dove a tutti piaceva credere di vivere ancora nell'era delle grandi carovane di bestiame e dei pistoleri.

«Io sono un avvocato difensore, ragazzo. Posso credere a qualunque cosa.»

O la luce del sole. Era sorprendente quanto poco tempo dovesse trascorrere prima di sentirne la mancanza. Sapeva che, se fossero usciti vivi di lì, avrebbe bevuto la luce del giorno come se fosse acqua.

«C'è qualcosa dell'essere consanguinei che va al di là dei ricordi o dei tratti fisici che si trasmettono da una generazione all'altra. È un modo di essere. Un modo di vedere il mondo. Non è cibo, ma forza. Le loro anime, il loro ka non esistono più, ma qualcosa è rimasto, perfino nei loro cervelli e nei loro corpi senza vita.»

I vecchi e i giovani vedevano sempre le cose con più chiarezza di chiunque altro.

«Quello che provi tu... e che provo anch'io... è normale. La realtà è come uno strato di ghiaccio sottile, ma quasi tutta la gente ci pattina sopra tranquillamente e il ghiaccio si rompe solo alla fine. Noi siamo sprofondati prima, però aiutandoci l'un l'altra e siamo usciti.»

QUARTA DI COPERTINA

La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino. Un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte, che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile. E le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare. Ma proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città. E il suo alibi è inoppugnabile: testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav'uomo non può essere l'assassino. Per stabilire quale versione della storia sia quella vera non può bastare la ragione. Perché il male ha molte facce. E King le conosce tutte.

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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COMMENTI

Hanna McHonnor

13:38 - 28 ottobre 2018

Vorrei ringraziarti tantissimo per questa recensione! Non sapevo esattamente cosa pensare di questo romanzo, se leggerlo o no. Ci sono libri di King che mi piacciono e altri che ho apprezzato meno e non so se leggere o no questo perchè temo che andrebbe in quelli meno apprezzati. Ahahha non so che fare xD

Rispondi

Leggo Quando Voglio

15:52 - 29 ottobre 2018

Ciao Hanna! Se mi dici quali sono quelli che ti sono piaciuti e quelli che hai apprezzato meno credo di poter indovinare se questo farà al caso tuo! In ogni caso se non hai letto ancora (e hai intenzione di leggere) Mr. Mercede, Chi perde paga e Fine Turno, ti sconsiglio vivamente di leggere prima questo!

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