Follie di Brooklyn

Di Paul Auster
Titolo originale: The Brooklyn Follies
Voto: 8
Prima edizione: 2005
Numero di pagine: 265
Editore: Einaudi
Consigliato:

Tags: Contemporaneo, Statunitense
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Trama in breve

Un uomo, ex assicuratore, ci parla della sua esperienza a Brooklyn e delle persone che ha conosciuto. In particolare indugia sul nipote Tom, ragazzo intelligente e sagace e dalle mille prospettive che, ad un certo punto della propria vita, sembra aver perso la propria strada.

Dedica

A mia figlia Sophie...

Incipit

Stavo cercando un posto tranquillo per morire. Qualcuno mi raccomandò Brooklyn e così la mattina dopo partii dalla contea di Westchester e andai fin là per fare un sopralluogo. Non ci tornavo da cinquantasei anni, e non mi ricordavo nulla.

Recensione

Lo intitolai Il libro della follia umana, e pensavo di riportare in esso, con il linguaggio più semplice e chiaro possibile, il racconto di tutti gli svarioni e capitomboli, i pasticci e i pastrocchi, le topiche e le goffaggini in cui ero caduto nella mia lunga e movimentata carriera di uomo.

Paul Auster è uno di quegli autori che, ormai, rappresenta per me un porto sicuro. Follie di Brooklyn, infatti, è stato un fuori programma che mi sono concessa proprio perché sentivo la necessità di leggere qualcosa che avrei apprezzato sicuramente.

Trattandosi solamente del quinto romanzo che leggo sui diciotto scritti, non posso ancora dichiarare di conoscere perfettamente la bibliografia di questo grande autore, ma se dovessi avvicinare l'esperienza di lettura di questo romanzo ad un altro di Auster, lo paragonerei certamente a quella di Leviatano.

In Follie di Brooklyn non si parla d'altro che della vita quotidiana, quella che potrebbe vivere ognuno di noi e che, certe volte, può portarci a scelte assimilabili a vere e proprie follie, perlomeno se valutate con il senno di poi. La trama del libro è, perciò, piuttosto semplice: adatta più a chi ama leggere della realtà; matrimoni, divorzi, problemi di soldi, amicizie, cotte e rapporti genitore-figlio oltre che a molte stravaganze (tipicamente Austeriane), piuttosto che un determinato genere letterario.

La struttura del libro è una delle preferite dall'autore (e anche dalla sottoscritta): un libro nel libro in cui il narratore è anche uno dei protagonisti. Le sue parole si confondono totalmente con quelle di Auster, facendoci spesso volutamente dimenticare che non sia veramente lui, colui che ci sta raccontando della sua vita e delle sue amicizie e che a volte, si rivolge direttamente a noi, consapevole della nostra presenza.

E anche se nelle pagine successive di questo libro compare raramente, in effetti c'è sempre. Aspettatevi di scorgerla tra le righe.

L'ambientazione è piuttosto semplice da indovinare: Brooklyn in tutte le sue sfaccettature. Vista dapprima come qualcosa di estraneo e descritta, poi, per le sue particolarità. Questo elemento per quanto importante non viene ripetuto o approfondito quanto potremmo aspettarci leggendo il titolo. 
Ci sarà un altro luogo molto importante nella narrazione, un luogo sperduto del Vermont.
Le descrizioni di stanze e luoghi specifici sono presenti ma non fondamentali.

Lo stile è fortemente ironico. Auster gioca con le parole mostrando un'ottima abilità nel riuscire a combinare scorrevolezza, divertimento e significato. La sua stravaganza si nota in particolare nel capitolo scritto come se fosse una sceneggiatura.

Questo autore mi colpisce ogni volta per la sua capacità di divagare consapevolmente. In nessuna sua opera che ho letto, infatti, mancano frammenti totalmente lontani dallo scopo primario della narrazione. Questo aspetto rende gli scritti di Auster particolarmente credibili, proprio perché vengono inseriti da lui ad hoc per darci la sensazione di leggere qualcosa di reale. Come in un discorso reale, infatti, il narratore indugia su dettagli importanti per lui ma non oggettivamente necessari, dandoci un'ulteriore riprova della sua personalità e del fatto che chi parla è una persona realmente esistente, dotata di gusti personali e proprie piccole ossessioni.
Per questo motivo non posso definire il ritmo veloce, nonostante la scrittura non sia affatto pesante o lenta. Sono totalmente consapevole che questo aspetto possa disorientare alcuni lettori, anche se io mi diverto molto davanti a questi siparietti di vita ordinaria, tanto che difficilmente riuscirei a riconoscere un Paul Auster senza questo suo marchio di fabbrica.

Perché indugio su questi dettagli? Perché la verità della storia sta nei dettagli, e io non ho altra scelta che raccontarla esattamente come si è svolta.

Questo aspetto influisce sullo svolgimento che, per quanto comprensibile, differisce spesso da ciò che ci si aspetta. Il narratore di questo libro ci dice, infatti, che la storia che racconterà è su Tom, uno dei protagonisti del romanzo, ma ci sarà ben chiaro che, sebbene il focus possa essere considerato quello, in questo libro troveremo molto di più e che il suddetto Tom non sarà, di certo, l'unico protagonista della storia.

Altra caratteristica immancabile è l'incipit ad impatto. L'autore sa esattamente come attirare l'attenzione e il suo Stavo cercando un posto tranquillo per morire lo dimostra chiaramente.

Il finale colpisce altrettanto, anche se per un motivo differente. Dopo un'intera lettura divertente ma apparentemente priva di messaggio ecco che, con un'unica frase, l'autore ribalterà completamente le carte in tavola. Sconsiglio vivamente di leggere la sinossi per intero.

I personaggi di Paul Auster sono uno degli elementi che apprezzo maggiormente nei suoi scritti. Sono sempre diversi, mai unicamente buoni o solamente cattivi, intelligenti e spesso molto acculturati ma ironici e autoironici al punto da prendersi sempre poco sul serio. 
Le loro personalità vengono descritte a 360 gradi senza darci l'impressione di farlo, l'effetto di stare semplicemente leggendo il racconto di una persona reale che ci parla dei suoi amici realmente esistenti, non ci abbandona mai.

In conclusione, Follie di Brooklyn di Paul Auster è un romanzo piacevole, divertente ma significativo. Le capacità dell'autore sono indubbie e ben visibili, ma forse in questo romanzo l'azzardo è minore, nonostante il termine Follie del titolo possa far pensare al contrario.
Questo ha implicato per me, che ho letto altri suoi libri, un apprezzamento pieno ma meno entusiasta che, invece, sarebbe stato maggiore se questa fosse stata la mia prima opera Austeriana e non avessi esperito quanto la sua genialità possa estrinsecarsi in qualcosa di ancora più unico.

Lo consiglio a tutti, sia a coloro che voglio iniziare a leggere qualcosa dell'autore, che a coloro che lo apprezzano già. Credo che, a differenza di altre sue opere, questo sia un romanzo adatto a tutti. 

Citazioni

Lo shock del cancro era stato così terribile che non vedevo come avrei potuto sopravvivergli.

Mai confessare una scoreggia in pubblico. È una legge non scritta: il più rigido fra i protocolli dell'etichetta americana. I peti non provengono da nessuno e da nulla, sono emissioni anonime appartenenti al gruppo nel suo insieme, e anche qualora tutti i presenti sappiano additare il colpevole l'unica procedura corretta è la negazione.

Leggere per me era evasione e conforto, era la mia consolazione, il mio stimolante preferito: leggere per il puro gusto della lettura, per il meraviglioso silenzio che ti circonda quando ascolti le parole di un autore riverberate dentro la tua testa.

Ho visto queste cose per trent'anni senza stancarmi mai. Il grande spettacolo della corruzione umana. Continui a ritrovartelo davanti dappertutto, e che ti piaccia o no è il più interessante che ci sia in cartellone.

Eccola lì: confessione completa. Sherlock Holmes aveva colpito ancora, e mentre mi sbalordivo dei miei sovrumani poteri deduttivi, mi spiacque che non ci fossero due me stesso per darmi una pacca sulla schiena.

Ogni uomo ha in sé diversi uomini, e la maggior parte di noi rimbalza da un'identità all'altra senza nemmeno sapere chi è. Un giorno su e un altro giù: imbronciati e taciturni al mattino, ridanciani e pronti alla battuta di sera.

Il motivo è che scrivere è una malattia, continuò Tom, una cosa che si potrebbe definire un'influenza o infezione dello spirito, e quindi può colpire chiunque in qualsiasi momento. Giovani e vecchi, forti e deboli, alcolizzati e astemi, savi e folli.

Lei ha la storia, e quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all'interno di una storia, da vivere in un mondo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché fino a quando la storia continua, la realtà non esiste più.

Non puoi rinunciare a decidere per te stessa neppure quando pensi che l'altra persona sappia cosa è meglio.

Sinossi ufficiale

Nathan Glass è un assicuratore in pensione in cattivi rapporti con la ex moglie e la figlia. Dopo una pesante operazione chirurgica, e senza una lunga prospettiva di vita, decide di finire i suoi giorni a Brooklyn, nel quartiere dove è nato. Qui ritrova il nipote Tom, ormai ingrigito commesso di libreria, Lucy, la figlioletta della sorella di Tom, e, mentre è in viaggio per il Vermont, anche la donna della sua vita... Tutti e quattro tornano a Brooklyn e le cose si mettono bene, finché non arriva un fatidico 11 settembre...

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