Nonnasballo

Di Mirko Zullo
Voto: 7,5
Prima edizione: 2018
Numero di pagine: 174
Editore: Cairo
Consigliato:

Tags: Contemporaneo, Italiano, Emergente, Vincitore di un concorso, Romanzo, Narrativa, Stand-alone
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Trama in breve

Nonnasballo è la Milvia, la nonna di Michelle. Sempre esuberante e piena di vita, si trova ora ad affrontare un evento inatteso: la progressiva perdita della memoria. È l'Alzheimer la malattia che la sta inesorabilmente portando via dai suoi cari.

Dedica

Alla Milvia e all'Ivana,
quelle vere, quelle "mie"

Incipit

«Nonna, sono tornata!»
«Che spavento! Pensavo fosse l'Alberto...»
«Nonna domattina partiamo.»
«Come dici?»
«Domani si parte. Ti porto via da qui, per sempre.»

Recensione

Non voleva essere chiamata nonna. A me lasciava uno strano amaro in bocca chiamarla per nome, ma così doveva essere, almeno sino al giorno in cui mi aveva dimenticata.

Nonnasballo di Mirko Zullo è il vincitore del Premio Zanibelli Leggi in Salute 2017.

Promosso da Sanofi e con la presenza di Gianni Letta in qualità di Presidente della giuria, il Premio si rivolge a storie che si prendono cura delle persone e ha come obiettivo quello di sostenere l’importanza e il valore della narrazione come strumento fondamentale dal punto di vista sociale e terapeutico.
Quest'anno oltre alla consueta sezione dedicata alle opere di narrativa edite, il Premio apre anche alla saggistica ed è stata rinnovata la collaborazione con Cairo Editore che pubblicherà il vincitore della sezione INEDITI  (i testi per questa categoria dovranno essere presentati entro e non oltre il 30 luglio 2018). 
Per chi ha nel cassetto una storia in linea con il tema del Premio, potrebbe essere davvero una bella occasione.

Se siete interessati a partecipare eccovi il Link del sito Sanofi, con il Bando e i moduli di partecipazione.

Passiamo ora alla recensione del vincitore del 2017. Spesso, quando leggo un romanzo che ha vinto un Premio, mi accorgo di essere più esigente: quel libro, infatti, non solo è piaciuto, ma ha vinto contro molti altri e, perciò, tra le sue pagine io ricerco sempre il perché della sua vittoria. Capita spesso e volentieri che, proprio per questa mia aspettativa, io rimanga delusa da ciò che leggo, perché magari apprezzo il libro, ma non trovo quel quid che mi induca a dire "doveva vincere lui!".
Sin dalle prime pagine, invece, quel quid è scattato con Nonnasballo. Un romanzo che parla di Alzheimer e che riesce a farti comprendere la portata dell'orrore della malattia senza dover insistere su dettagli pesanti e difficili da digerire.

«Certo tesoro, e come si chiama la tua mamma?»
Pensavo mi prendesse in giro.
O almeno era ciò che speravo.

La narratrice di Nonnasballo è Michelle, una ragazza di 26 anni che può contare solo sulla madre Ivana e la nonna Milvia, da lei soprannominata Nonnasballo per la sua passione sconfinata per il liscio. La protagonista di questo romanzo è, sicuramente, una ragazza atipica: non ha vissuto alcune delle più grandi gioie della giovinezza e ha devoluto la sua intera vita a favore di ciò che credeva giusto fare. Si nota in lei, perciò, una dualità: da una parte è più matura di altre sue coetanee a causa di ciò che ha vissuto, dall'altra ha dentro di sé una gran voglia di uscire dalla pesantezza del suo ruolo e riprendere in mano la propria vita.

Basta. Io non ero così, non sono così. Non lo sono mai stata.

Lo stile dipende fortemente da questa scelta: è direttamente la ragazza a raccontarci la vicenda e, per questo, vengono alternate parole più ricercate e da narratrice ad altre di uso comune e colloquiali. Questo aspetto aumenta la veridicità della storia e anche il livello di intimità con la protagonista.

Il ritmo di lettura è molto veloce proprio grazie allo stile: essendo leggero e fluente anche nei momenti più difficili, si arriva al termine del romanzo senza nemmeno accorgersene. Io l'ho finito in un pomeriggio.

Questo è anche il motivo per cui l'atmosfera è avvertibile ma mai pregnante. Ciò che viene detto è importante e lascia il segno, ma l'autore non rimarca ciò che il lettore può desumere da solo, lasciandogli la possibilità di non soffrire insieme ai personaggi ma, sempre, di gioire insieme a loro.

Se Michelle, Nonnasballo e il nonno, vengono raccontati molto bene, altri personaggi importanti vengono lasciati più sullo sfondo. Questo dipende, ovviamente, dal grado di intimità e, dunque, di conoscenza che la ragazza ha con le diverse persone della sua vita: se lei non è in grado di capire i comportamenti di uno di loro, nemmeno noi saremo in grado di farlo.

La struttura del romanzo mi è piaciuta particolarmente: il capitolo iniziale è anche quello conclusivo e ci anticipa, quindi, il momento topico della narrazione, senza farcene capire tutte le variabili. 
Come incipit mi è piaciuto perché ti colpisce da subito, comprendi che c'è qualcosa che non va e che il momento è importante e ti butti nella lettura con molta curiosità.
Come apertura del finale è stato bello, perché molto significativo.
Ho riscontrato, piacevolmente, una ciclicità anche in un altro aspetto; una situazione che viene raccontata relativamente all'infanzia della narratrice si ripresenterà sotto nuova forma, nel suo futuro.
Ho apprezzato moltissimo anche gli interludi che raccontano delle fasi dell'Alzheimer e procedono parallelamente alla storia.

Amica e complice di entrambi, perché certe volte si vuole così bene a due persone che non si riesce a scegliere, non si può scegliere. E rischi solo di perderle entrambe.

La trama del romanzo si concentra inizialmente sulla figura di Nonnasballo e della sua vita. 
Vengono introdotti tutti i personaggi principali della vita di Michelle e ci vengono lasciati pochi indizi sul quello che sarà, poi, lo svolgimento.

Questo sarà sorprendente perché lascerà spazio a temi che, seppur collegati al tema della malattia, esuleranno da quella che abbiamo individuato essere il fulcro della vicenda. Non aggiungo altro perché, altrimenti, l'anticipazione sarebbe troppa, ma dico solamente che ciò che viene raccontato è così rilevante da rischiare quasi di distogliere l'attenzione del lettore sull'Alzeheimer. Ho avuto l'impressione di stare leggendo "troppo" come se per trattare i due temi ci fosse la necessità di due libri separati per dare il giusto spazio a tutto.
Mi sono piaciute molte le relazioni tra i personaggi, specialmente la triade femminile della famiglia. Ho apprezzato ogni momento ed ogni dialogo fra loro.

Gli uomini arrivano in ritardo, capiscono quando siamo già verso nuovi orizzonti, quando nasce in noi un istinto di sopravvivenza tale che non sapevamo nemmeno di possedere fin tanto che non ci è servito. Siamo noi quelle più forti, soprattutto nella sottomissione.
L'amore è donna, come la violenza.

L'ambientazione non è particolarmente importante, se non per quanto riguarda alcune determinate scene, dove i luoghi che fanno da sfondo vengono descritti per le loro caratteristiche principali.

In conclusione, Nonnasballo è un romanzo che ho apprezzato molto, anche più delle aspettative. Riesce a portare in letteratura il tema della malattia senza che esso debba risultare di difficile lettura e lasci un effetto negativo sul lettore.

Per questo motivo, mi sento di consigliarlo a tutti. Se amate questo genere di romanzi vi potrà piacere perché è scritto bene e ben ritmato, se non li amate potrete ricredervi vedendo come si possa affrontare ogni argomento, se lo si fa con la giusta dose di sorriso. Il fine del premio Zanibelli è perfettamente rappresentato da questa opera.

Non conoscevo l'autore in precedenza ma mi ha già conquistata, complimenti.

Citazioni

Dall'estate della pista da ballo – io avevo sedici anni – la soprannominai "Nonnasballo".

Tra nonno e il Luigino c'era la top ten degli acciacchi. Di solito era il nonno a vincere, che era sempre quello messo peggio. E per essere sicuro di spuntarla, si portava dietro lastre, esiti, ricette e medicinali d'ogni sorta.

Una volta alle persone bastava vivere.

Nonno non era proprio il più bravo della pista, ma nonna era talmente emozionata, che sembrava lei quella inesperta, tant'è che nei primi tempi l'aveva soprannominata "Obliteratrice", da quanti erano i buchi che gli faceva nei piedi con i tacchi.

Ogni Natale chiedeva a nonno Alberto di regalarle una lavastoviglie, ma lui le rispondeva sempre che vivevano in un paese antico r genuino e certe stupidaggini da metropoli non gli sarebbero mai interessate.

Con nonna potevo parlare di tutto. L'imbarazzo era solo mio, e la sua esperienza mi dava forza nel sentirmi meno sola nei confronti dell'adolescenza.

Mi faceva quasi pena. Sembrava facesse più chiasso che poteva per non ascoltare cosa avesse da sussurrarle la vecchiaia.

Mi sono sempre chiesta come possa essere l'intimità delle persone anziane, specie quella clandestina. Cosa succede in quegli istanti? Bastano gli abbracci, le parole sussurrate, magari qualche bacio?

Quando sarei stata grande, pensavo. Invece è già tutto qui, così dietro l'angolo da fare paura.

Ma lo farò, lo farò molto presto. Perché ne ho bisogno, perché devo parlare con qualcuno del mio più grande segreto, perché ho ventisei anni e poche vere amiche.

Gli uomini hanno paura del silenzio delle donne, non lo comprendono, vogliono che gli si dica qualcosa, qualsiasi cosa. E subito.

Il buio che abitava la mia mente, col passare del tempo, iniziava a farsi meno pesante e poco a poco, mi sentivo pronta ad affrontare ogni verità, a qualsiasi prezzo.

«Ma a me delle sberle fregava mica niente. Io volevo solo ballare. Ballare, e ballare e ancora ballare.»

L'Alzheimer è quasi prevalentemente una sfortuna sporadica, che colpisce senza nessi genetici gran parte della popolazione, una sfortuna destinata a crescere sempre più, visto quanto invecchia il nostro Paese.

Non sapevo se tutto quello che mi raccontava fosse vero e, devo ammetterlo, nemmeno m'importava di andare a controllarne la fonte. Ero stregata. Avrebbe potuto propinarmi una qualsiasi baggianata e io gli avrei ugualmente creduto.

Avevo tanto freddo sulla pelle quanto dentro al cuore.

Al mondo ci sono persone che nascono per vivere e far vivere bene, altre che vivono per distruggere l'anima degli altri.

Come sarebbe stata la mia vita se tutto ciò non fosse mai successo?

Sinossi ufficiale

Michelle ha poco più di vent'anni, non riesce a guardarsi nuda allo specchio e non ha mai avuto una storia d'amore. Vive in un piccolo paese di provincia e ha rinunciato all'università per aiutare la madre nella trattoria di famiglia. Ha una nonna, "la Milvia" - come la chiamano in paese -, che è sempre stata "una di quelle che difficilmente tenevi ferme" e che più di ogni altra cosa ama ballare. Per questo Michelle l'ha soprannominata Nonnasballo. Una nonna chiassosa, irruente, a volte scurrile, sempre straordinaria. Impossibile non volerle bene. È lei, la nonna, ad averla cresciuta quando il padre se n'è andato da un giorno all'altro senza un'apparente spiegazione. Una fuga che nasconde un doloroso segreto che Michelle, per la vergogna, non è mai riuscita a confidare a nessuno. Poi un giorno, Nonnasballo inizia a non essere più la stessa. E la diagnosi del neurologo è una sentenza: Alzheimer. Per Michelle è il dramma, si sente sola e abbandonata. Nonnasballo non potrà più essere il suo punto di riferimento, forte e coraggiosa, fonte inesauribile di consigli. I ruoli si sono invertiti: ora è nonna la sua bambina, tocca a lei starle vicino come una mamma. Una storia che, con delicatezza e ironia, affronta il tema della malattia e dei rapporti famigliari.

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