Tokyo Express

Di Matsumoto Seichō
Titolo originale: Ten to sen
Voto: 8
Prima edizione: 1958
Numero di pagine: 175
Editore: Adelphi
Consigliato:

Tags: Giapponese, Giallo, Treno
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Trama in breve

Due persone apparentemente sconosciute ritrovate, ormai cadaveri, in luogo molto lontano rispetto a quello in cui vivevano. Due investigatori intuitivi ed intelligenti che non se la sentono di archiviare il caso come un doppio suicidio. Un'atmosfera che ti avvolge come una bolla e non ti lascia più.

Incipit

La sera del tredici gennaio Yasuda Tatsuo invitò a cena uno dei suoi clienti al ristorante Koyuky di Akasaka.
L'invitato era un alto funzionario di un certo ministero.

Recensione

Tokyo Express di Matsumoto Seichō è il primo libro che leggo dell'autore definito il Simenon giapponese.

Si tratta, ovviamente, di un romanzo giallo che, nel titolo, dona già importanti indizi per comprendere gli elementi fondamentali della lettura: l'ambientazione nipponica e la grande importanza dei viaggi in treno.

Ho deciso di recensire questo libro datato 1958 come un classico perché, secondo me, nonostante la data borderline in cui è stato scritto e pubblicato, presenta al suo interno tanti degli aspetti che io ricollego al giallo più tradizionale e non contiene, invece, elementi contemporanei.

Lo stile dell'autore è asciutto: frasi corte e con pochi segni di interpunzione. I concetti sono spiegati nella loro semplicità, lasciando lo spazio per le riflessioni al lettore. Se si cercano frasi altisonanti e particolarmente incisive questo romanzo non è la scelta giusta. Seichō in Tokyo Express ci parla con semplicità, pur sottintendendo molto di più di quanto dichiara.
Una scrittura, comunque, molto personale, che contiene al suo interno molti vezzi artistici che fanno riconoscere facilmente l'autore, come ad esempio l'utilizzo della parola forse per spiegare ogni movimento, allo scopo di rendere misterioso tutto ciò che viene raccontato senza, però, esporsi minimamente.  

Yasuda strinse gli occhi, forse per via del fumo.

L'incipit del libro è semplice: ci dà l'impressione di riportare i fatti con freddezza, di introdurre i concetti essenziali per comprendere le variabili dell'indagine. Ci fa comprendere, da subito, l'atmosfera che aleggerà sull'intero romanzo; un connubio tra forti emozioni, più raccontate che sentite, e un clima di attesa, come se il lettore e l'autore fossero stati rinchiusi in una bolla e i sentimenti, non potendo uscire da essa, rimbalzassero tutt'intorno creando qualcosa di surreale che, al contempo, ci circonda completamente.
Insomma, una volta entrati dentro al libro, non se ne esce più fino alla risoluzione del caso.

Proprio per questo motivo il ritmo di lettura è veloce: non si tratta di un thriller dai mille colpi di scena o di un narratore rapido e particolarmente dinamico, eppure fino a quando non si termina la lettura, non ci si rende conto di girare pagina dopo pagina. Se lo si apprezzerà e se ne avrà il tempo, difficilmente il romanzo verrà chiuso prima dell'ultima pagina.

La trama è classica: due cadaveri vengono rinvenuti e un ispettore è chiamato ad indagare al riguardo. A prima vista sembra di trovarsi davanti ad un doppio suicidio ma alcuni aspetti non convincono totalmente alcuni degli investigatori coinvolti. L'idea è stuzzicante proprio per la sua attinenza con la tradizione.

Ma è in un luogo sperduto che, di lì a poco, il cadavere di Otoki sarebbe stato ritrovato accanto a quello dell'uomo che avevano visto con lei.

Lo svolgimento è ciò che ho trovato meno convincente. La risoluzione del caso procede a gradi e lentamente, come è giusto che sia, ma la mentalità di chi indaga appare poco credibile. L'ispettore, infatti, ha una grande capacità intellettiva ed intuitiva ma la compensa con un'ingenuità veramente poco adatta a chi, di mestiere, si occupa di indagare su casi come questo.

Come aveva fatto a non pensarci prima? Se non avesse avuto gente intorno, si sarebbe preso a schiaffi.

Tutto ciò che è raccontato è coerente con il filone principale della storia ed è, grazie a questo, che poi il finale risulterà particolarmente interessante, ma il modo in cui ci si arriva dà l'impressione di essere già inserito in binari (per rimanere attinenti al tema) già prestabiliti in precedenza. 

Come ho già anticipato, il libro è ambientato in Giappone; le città toccate e nominate sono molte a causa della forte rilevanza delle rotte ferroviarie, che portano il nostro ispettore protagonista da una parte all'altra del suo Paese. Non conoscendo questa ambientazione, mi è stato difficile immaginare precisamente i luoghi descritti da Seichō. Non si può richiedere che un autore orientale scriva i propri romanzi per farli capire a chi non conosce il luogo ma, oggettivamente, le caratteristiche ambientali sono poco presenti all'interno del romanzo e danno per scontati alcuni aspetti che, se raccontati, sarebbero stati interessanti.

Già. La scena si stava ormai allargando a tutto il Giappone.

La struttura del libro è particolare, il narratore è esterno e non ci introduce da subito colui che sarà il vero protagonista della storia. In questo modo il focus della narrazione passa di mano ben due volte, lasciandoci la curiosità di ritrovare il punto di vista precedente. Del protagonista vero e proprio, vengono espresse le emozioni a parole, ma esse non vengono percepite nello stile narrativo, che rimane invariato in ogni momento. L'atmosfera "da bolla" di cui parlavo precedentemente impedisce di entrare in empatia con i personaggi, rimaniamo testimoni esterni di ciò che accade.

Era da un po' di tempo che non leggevo un Adelphi e ho ritrovato questo Editore con piacere: bella la copertina, il formato utilizzato e ottima la cura.

In conclusione penso che questo libro debba le sue doti maggiori alle capacità innate di scrittura dell'autore. Si tratta di un romanzo elegante, che affascina. Per quanto l'indagine abbia molti punti di debolezza l'autore riesce a riscattarsi pienamente con il finale.

Lo consiglio a tutti perché è un libro di qualità che merita di essere letto.

Citazioni

I due cadaveri erano disposti a pochissima distanza l'uno dall'altro. Un piccolo granchio spuntò da una fessura della roccia e cercò di arrampicarsi sopra una bottiglia di succo d'arancia che si trovava di fianco al corpo dell'uomo.

.. solo i vivi possono uscirsene con una frase del genere! I posti dove si muore non sono mai né caldi né freddi.

«Voglio dire, capo, che alle donne in genere non manca l'appetito. Anche con lo stomaco pieno, se il loro accompagnatore mangia, prendono sempre qualcosa insieme a lui. Magari soltanto un budino o un caffè».

Non avrebbe avuto pace fino a quando non sarebbe riuscito a trovare le risposte che cercava.

Spirava un vento freddo. Le tende dei negozi ondeggiavano tristemente.

Sullo sfondo nero del cielo, le stelle scintillavano come lame acuminate.

Mihara restò in silenzio per qualche istante. Forse rifletteva sulla domanda successiva, o forse su qualcos'altro.

Ora invece era in preda di un tale sconforto che per un attimo lo sfiorò perfino il sospetto che non si trattasse di lui.

Sa meglio di me che la qualità di un investigatore coincide con la sua ostinazione nel voler risolvere ogni caso, anche quelli che altri vorrebbero archiviare.

Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontate.

Questo caso mi ha lasciato davvero l'amaro in bocca.

Sinossi ufficiale

In una cala rocciosa della baia di Hakata, i corpi di un uomo e di una donna vengono rinvenuti all'alba. Entrambi sono giovani e belli. Il colorito acceso delle guance rivela che hanno assunto del cianuro. Un suicidio d'amore, non ci sono dubbi. La polizia di Fukuoka sembra quasi delusa: niente indagini, niente colpevole. Ma, almeno agli occhi di Torigai Jutaro, vecchio investigatore dall'aria indolente e dagli abiti logori, e del suo giovane collega di Tokyo, Mihara Kiichi, qualcosa non torna: se i due sono arrivati con il medesimo rapido da Tokyo, perché mai lui, Sayama Ken'ichi, funzionario di un ministero al centro di un grosso scandalo per corruzione, è rimasto cinque giorni chiuso in albergo in attesa di una telefonata? E perché poi se n'è andato precipitosamente lasciando una valigia? Ma soprattutto: dov'era intanto lei, l'amante, la seducente Otoki, che di professione intratteneva i clienti in un ristorante? Bizzarro comportamento per due che hanno deciso di farla finita. Per fortuna sia Torigai che Mihara diffidano delle idee preconcette, e sono dotati di una perseveranza e di un intuito fuori del comune. Perché chi ha ordito quella gelida, impeccabile macchinazione è una mente diabolica, capace di capovolgere la realtà. Non solo: è un genio nella gestione del tempo. Con questo noir dal fascino ossessivo, tutto incentrato su orari e nomi di treni - un congegno perfetto che ruota intorno a una manciata di minuti -, Matsumoto ha firmato un'indagine impossibile, ma anche un libro allusivo, che sa con sottigliezza far parlare il Giappone. «Si era appena fatto giorno. Il mare era avvolto in una foschia lattiginosa. Shikanoshima, l'isola dei cervi, si vedeva a malapena, così come il sentiero del mare. Tirava una brezza fredda e salmastra. L'operaio, col bavero alzato e il capo chino, procedeva a passo svelto. Attraversava quella spiaggia rocciosa per arrivare prima in fabbrica, come era sua abitudine. Ma qualcosa di totalmente inatteso attirò il suo sguardo, sempre rivolto al suolo. Due corpi adagiati su una lastra di roccia scura stonavano incredibilmente con quel paesaggio a lui così familiare».

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