Assassinio sull'Orient Express

Di Agatha Christie
Titolo originale: Murder on the Orient Express
Voto: 5,5
Prima edizione: 1934
Numero di pagine: 215
Editore: Mondadori
Consigliato: Ni

Tags: Film/Telefilm, Classico, Inglese, Giallo, Treno
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Trama in breve

Il famoso personaggio di Agatha Christie, Hercule Poirot, si ritrova davanti ad un caso molto particolare: non è possibile seguire i soliti metodi investigativi. Bisognerà fare affidamento solamente sul proprio cervello. 

Incipit

Erano circa le 5 di una mattina d'inverno, in Siria. Lungo il marciapiede della stazione d'Aleppo era già formato il treno che gli orari ferroviari internazionali indicavano pomposamente cl nome di Taurus Express, e che consisteva in due vetture ordinarie, un vagone-letto e un vagone-ristorante con annesso cucinino.

Recensione

Per esempio, se tutta questa gente avesse in comune... la morte.

Io e Agatha Christie abbiamo sempre avuto un rapporto difficile: a 12 anni ho letto Assassinio sull'Orient Express per la prima volta, e non l'ho apprezzato particolarmente.
Per questo motivo ho lasciato sempre da parte i suoi libri finché, cinque anni fa, non ho riprovato con 10 piccoli indiani, libro che mi è piaciuto di più perché gli ho riconosciuto una certa dose di genialità ma che, effettivamente, sotto moltissimi punti di vista non mi aveva entusiasmata. Dopo quel giorno, ho deciso che io e Agatha non eravamo forse fatte l'una per l'altra e ho lasciato perdere ulteriori tentativi.

In questo 2017, però, è uscito il nuovo film di Assassinio sull'Orient Express e, visto il cast eccellente, ero davvero curiosa di vederlo. È nata da sé la necessità della rilettura del libro, perché ricordavo ben poco (possiamo dire nulla) della trama e, inoltre, speravo di cambiare idea su un'autrice che rispetto ed ammiro per essere stata la pioniera del genere giallo al femminile.

Il mio problema principale con A. Christie è relativo al suo stile: fatico a farmelo piacere.
Ho scoperto, in realtà, che i suoi libri non sono stati tradotti letteralmente nelle vecchie edizioni e che solo le nuove edizioni sono realmente fedeli a ciò che viene scritto dall'autrice. L'edizione che possiedo io è piuttosto vecchia, perciò quanto dirò (e le relative citazioni) sarà collegato a ciò che ho letto e non a ciò che potrebbe esserci scritto nell'originale e nelle nuove traduzioni. Anzi, mi sono ripromessa di leggerla ancora in lingua originale per poterla giudicare con maggiore consapevolezza.
Dello stile della Christie non mi piace la poca profondità; sicuramente si tratta di una narrazione leggera ed informale ma non corrisponde all'idea di classico che ricerco ed è un aspetto che non apprezzo in un libri giallo; apprezzo molto di più lo stile di Sir Arthur Conan Doyle, sempre ironico ma ben più ricercato e formale.
Inoltre, è piena di stereotipi e luoghi comuni, che anche tenendo conto dell'anno di pubblicazione del romanzo, 1934, mi paiono davvero esagerati e poco interessanti da leggere.

L'aspetto che, invece, gradisco enormemente, è la capacità di ironizzare. L'impressione che ho avuto di questa scrittrice è quella di una donna intelligente che riesce, però, a non prendersi sul serio. Anche per questo mi dispiaccio di non riuscire, invece, a trovare queste qualità nello stile. Probabilmente alcuni degli aspetti che non mi sono piaciuti sono nati proprio dalla volontà dell'autrice di voler ampliare l'ironia a tutto; purtroppo però l'ironia mi è piaciuta ma la sua estremizzazione in alcuni altri elementi della narrazione no.

I dialoghi sono l'elemento in cui l'autrice dà il suo meglio e, al contempo, il suo peggio: la maggioranza delle frasi migliori vengono estrapolate proprio da essi, non a caso nel film molte sono state riportate quasi pedissequamente, ma anche le banalità sono piuttosto evidenziate. C'è da dire, comunque, che i dialoghi sono qualitativamente superiori alla semplice narrazione.

I personaggi descritti sono molto variegati tra loro ma profondamente stereotipati. In più punti del romanzo vengono descritti i loro lati estetici per caratterizzare la loro personalità, aspetto che non apprezzo in alcun romanzo. Inoltre, l'appartenenza a l'uno o l'altro Paese rende loro delle macchiette semplicissime da analizzare per il detective belga. Mi sono resa conto che quanto vi ho appena detto faccia parte del gioco; le esasperazioni dei caratteri sono certamente volute e, penso, che siano state fatte per rendere il tutto più divertente. Non rientrano, però, nel mio gusto personale né per quanto riguarda i discorsi in sé, né per quello che ricerco da un giallo: mi è impossibile sentire l'atmosfera degli accadimenti infilati in mezzo alle divertenti sciocchezze.

Il personaggio più importante, nonché quello maggiormente caratterizzato e meno stereotipato è, indubbiamente, Hercule Poirot, il protagonista. Il detective belga ha una personalità spiccata e, a tratti, divertente. Nemmeno lui mi ha colpita particolarmente ma, in mezzo agli altri, è indubbio che questo personaggio sia il meglio reso.

Come anticipato, l'atmosfera l'ho sentita ben poco: mi sono divertita davanti all'ironia dell'autrice ma non mi sono affatto preoccupata per i passeggeri. Chiunque fosse stato l'assassino non avrei battuto ciglio sulla sua sorte o quella della vittima: non vedevo i personaggi come persone reali, con veri sentimenti. La suspense in un giallo per me non è fondamentale come in un thriller, è bene però che non manchi del tutto.

L'ambientazione, come si deduce dal titolo e, come tutti saprete, è il treno Orient Express, dove i nostri personaggi si apprestano ad affrontare un viaggio di ben tre giorni. A questo aspetto viene data molta rilevanza: non solo viene ribadito più volte che si tratta di un luogo particolare e perfetto per un romanzo, ma alla collocazione dei vagoni viene data un'importanza fondamentale. Un'ambientazione certamente affascinante che scaturisce da un'ottima idea dell'autrice, l'ho assolutamente apprezzata.

L'incipit del romanzo non mi ha grandemente colpita: ci fa entrare immediatamente in un'ambientazione che, inizialmente, può spaesare perché non è quella che ci aspetteremmo e introduce il personaggio di Poirot senza troppi fuochi d'artificio. Sicuramente se lo stile dell'autrice mi avesse colpita di più, sarei riuscita ad apprezzarlo maggiormente.

L'idea di partenza, come anche quella di Dieci Piccoli Indiani, la trovavo molto interessante ed intelligente: una quindicina di persone bloccate sullo stesso treno e un assassinio! Cosa si potrebbe chiedere di più? La trama, perciò, mi ha da subito trovata favorevole e pronta ad entusiasmarmi per la risoluzione del caso.

Purtroppo, lo svolgimento non ha soddisfatto del tutto la mia curiosità: alcuni aspetti, quali gli interrogatori e gli appunti di Poirot mi sono piaciuti molto, altri che non posso anticipare perché si ricollegano al finale, invece, mi hanno fatto, da subito, storcere il naso: era impossibile che introducendoli la conclusione non fosse deludente.

E, difatti, ciò che ho apprezzato meno di questo romanzo è stato proprio il finale: strutturato e credibile per quanto riguarda le prove riportate nel testo ma, veramente triste per chi legge un giallo per riuscire a raggiungere alla soluzione del caso grazie agli indizi raccolti. Ho trovato che, sia in questo libro che in Dieci Piccoli Indiani gli escamotage inseriti dall'autrice per risolvere il caso fossero troppo un deus ex machina: certo, vengono spiegati bene, ma perché scrivere una trama intricata solo per farla concludere in un modo che non poteva essere pensato perché non attinente a ciò che viene raccontato al lettore? Ho letto che questo viene considerato un pregio della scrittrice: a molti lettori piace scoprire un finale che non avrebbero mai potuto indovinare, ma colpi del genere io li prediligo in un thriller, in un giallo preferisco che sia l'intuizione a prevalere.

La struttura mi è piaciuta: all'inizio di ogni capitolo ci viene detto chi sarà l'interrogato o l'evento rilevante. Anche la coesione degli elementi è ben collegata; per quanto non abbia apprezzato lo sviluppo della trama, esso non è campato per aria e ben costruito.

Infine, il ritmo: molto buono. Pur non apprezzando molto questa lettura e lo stile, ho terminato il romanzo molto velocemente, ciò significa che per ogni lettore sarà una lettura leggera e veloce.

In conclusione, il libro è leggero e divertente ma non riesco a capirne l'enorme fama. Agatha Christie è stata una donna dalle grandi idee ma il suo modo di portarle avanti non è riuscito ad entusiasmarmi né in giovane età né ad oggi.

Non mi sento di sconsigliare il romanzo perché è una lettura che si fa velocemente e che ha alcuni buoni spunti, inoltre se alla stragrande maggioranza dei lettori piace così tanto, è probabile che possa piacere anche a voi.
D'altro canto io non l'ho particolarmente apprezzato, perciò, non posso nemmeno consigliarlo.

Ora, invece, vi parlo del filmAssassinio sull'Orient Express (2017), diretto da Kenneth Branagh, con Kenneth Branagh, Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Penélope Cruz e Judi Dench e chi più ne ha più ne metta.

Parto con il dire ciò che un lettore non dovrebbe mai asserire: il film mi è piaciuto molto di più del libro.
Banalmente, il regista è riuscito a prendere i punti di forza del romanzo e a renderli decisamente più convincenti e, al tempo stesso, ha smorzato quelli che io ritengo i punti deboli.

Partendo dal presupposto che di cinema mi intendo decisamente meno, cercherò di raccontarvi qualcosa del film paragonandolo ad alcuni elementi del libro.

Uno dei punti vincenti che viene esaltato è la figura di Poirot.
Se nel libro Poirot spicca, nel film risplende. La sua personalità viene esaltata al 100%, sia attraverso un'ottima recitazione di Kenneth Branagh (che è anche il regista), sia con l'aggiunta di alcune scene inedite che non esistono nel libro, che per la capacità di inserire i medesimi elementi all'interno di contesti più ampi e, quindi, rendendolo molto più realistico.
Anche la sua capacità è ulteriormente enfatizzata: si capisce bene anche nel libro che si tratta di un genio dell'investigazione, ma nel film ciò è sottolineato più volte sia dagli altri personaggi che da Poirot stesso.

Anche l'ironia viene ampliata: non solo vengono inserite le parole e le allusioni della Christie, ma sia in scene inedite che in alcune esistenti anche nel libro, vengono aggiunti nuovi particolari, alcuni dei quali difficili da inserire in un romanzo. (Quali ad esempio gli errori ripetuti dai personaggi di pronunciare il nome di Hercule Poirot).

Due punti che non ho apprezzato del tutto nel libro sono lo svolgimento e il finale. Ebbene, il film segue ciò che viene raccontato dalla scrittrice britannica ma, sono stati inseriti all'interno della sceneggiatura elementi aggiuntivi che complessivamente aumentano la credibilità di quanto raccontato, aggiungono la suspense che, invece, mi è mancata nel romanzo, rendono tutto più teatrale e, quindi, affascinante.

Tra il libro e il film ci sono pochissime differenze di trama; alcuni elementi sono stati leggermente modificati per renderli più credibili, ci sono piccoli cambiamenti in alcuni personaggi che risultano, così, più interessanti (primo su tutti Bouc che ha una personalità totalmente rinnovata) e, inoltre, sono state aggiunte alcune scene, soprattutto all'inizio. 

Sono moltissime le scene simili in cui i dialoghi vengono riportati fedelmente: noterete, però, sempre delle aggiunte un po' qui e un po' là che, complessivamente, cambieranno di molto la portata della scena rendendola più efficace di quella narrata del libro. Mi astengo da fare esempi perché non voglio anticiparvi nulla, ma sono sicura che capirete di ciò che parlo se leggerete il libro e visionerete il film a distanza ravvicinata.

Inoltre, da ignorante, aggiungo che la fotografia mi è piaciuta davvero molto: alcune scene erano davvero molto suggestive e, in generale, l'ho davvero apprezzata sia per i paesaggi che per i primi piani degli attori di cui vengono esaltate la migliori caratteristiche estetiche.

Il film ha al suo interno anche gli stereotipi e i luoghi comuni del libro; spetta a voi scegliere se ciò sia un bene o un male; non sono sicura di ricordare bene, perciò correggetemi se sbaglio, ma mi pare che essi non siano stati mai pronunciati dal personaggio di Poirot, rendendo perciò il suo personaggio meno superficiale degli altri, cosa che nel romanzo non accade.

In conclusione (questa volta veramente!), il film mi è piaciuto più del libro perché il regista è riuscito ad esaltare il meglio e a coprire (anche se in parte) il peggio. Gli attori sono stati eccellenti e la qualità del film assolutamente soddisfacente, perciò ve lo consiglio!

Ricordo a tutti che quanto detto è relativo ad una mia opinione, non penso e non intendo essere la fautrice della Verità, spero di essere riuscita a spiegarvi il perché delle mie opinioni in modo che sia chiaro a tutti voi che i miei pareri non nascono da pregiudizi o da pareri privi di spessore o significato. Invito coloro che non la pensano come me a scrivermi qui o anche in privato: mi fa sempre piacere scambiare opinioni con i lettori e trovo che, specialmente con chi non è d'accordo con me, si possa instaurare un dibattito interessante ed utile al riguardo! 

Citazioni

Dalla conversazione che seguì, Poirot comprese che i due avevano scoperto di avere amici comuni, la qual cosa li rese immediatamente meno sostenuti e, contrariamente all'uso inglese, quasi amici.

Ritirò tre lettere e un telegramma. Alla vista di quest'ultimo, inarcò leggermente le sopracciglia: non lo aspettava. Naturalmente lo aprì, come al solito, senza fretta eccessiva e lo lesse attentamente.

Così, a distanza, aveva il blando aspetto del filantropo: la lieve calvizie, l'alta profonda, la bocca sorridente che mostrava bianchissimi denti falsi, tutto sembrava rivelare in lui un uomo d'animo mite e benevolo.

Quando mi è passato accanto, nel ristorante, ho avuto anch'io una strana impressione: come se passasse un animale selvatico, anzi una belva, e delle più feroci.

La voce era lievemente appannata: aveva uno strano tono, quasi dolce, ma di una dolcezza che si sarebbe detta pericolosa.

Era in quello stato di soddisfazione fisica che sembra predisporre lo spirito alla filosofia.

Vero? Non credo che sia stato già fatto; e tuttavia c'è lo spunto di un romanzo, qui. Persone di diverse classi sociali, diverse nazionalità e diversa condizione, che per tre giorni, estranee fra loro, devono stare raggruppate insieme.

Caro signore, l'esperienza mi insegna che, quando un uomo è in posizione di avere dei nemici, come lei dice, è molto difficile che si riducano a uno solo.

Signor Ratchett, voglia scusarmi se vengo a un argomento personale; ma vede, non posso accettare la sua proposta perché la sua faccia non mi piace.

Filosofia? Questo implica una certa indifferenza; confesso invece che la mia tranquillità ha un'origine più egoistica. Ho imparato, voglio dire, a evitare le emozioni inutili.

Era come se sentissero che, dato il caso, la vita in comune era preferibile, per evitare la noia.

Ha una bassa opinione degli americani, mentre degli altri non ha neppure un'opinione.

Vede, caro dottore, io non sono solito basarmi sui vari procedimenti seguiti dai miei colleghi. È della psicologia, che mi preoccupo, non delle impronte.

Sì, ma lei dovrebbe avere quel dono speciale dei militari, che osservano senza vedere, ma registrano tutto con gli occhi della mente. O sbaglio?

- Lei è una vera anglosassone, Mademoiselle. Vous ne prouvez pas d'émotion.
L'istitutrice accennò un sorriso. - Non posso lasciarmi andare a una crisi isterica, per dimostrare la mia sensibilità. Dopo tutto, muore ogni giorno tanta gente.

Quando interrogo qualcuno, lo scruto, mi faccio un'idea del suo carattere, e poi do alle mie domande la forma che ritengo più opportuna.

Qui non si tratta del solito lavoro formale e consueto, ma è tutta una questione di cervello.

È forse il difetto di noialtri investigatori, ci aspettiamo che una persona non muti di contegno, e certi atteggiamenti e cambiamenti d'umore non li comprendiamo.

- Mi piace vedere gli inglesi irritati - commentò l'investigatore. - Sono divertenti, molto divertenti.

Questo è il più strabiliante di qualsiasi romanzo poliziesco che abbia mai letto.

 

Sinossi ufficiale

L'Orient-Express, il leggendario treno delle spie e degli avventurieri internazionali, occupa un posto importante nell'immaginario collettivo degli appassionati di letteratura poliziesca. Il merito è di Agatha Christie, la regina del giallo, e della sua creatura, l'impareggiabile Poirot. In quella che rimane probabilmente la più celebre delle sue imprese, l'investigatore belga, salito a bordo di un vagone di prima classe partito da Istanbul e diretto a Calais, è costretto a occuparsi di un efferato delitto.
Assassinio sull'Orient-Express, apparso nel 1934, è da molti considerato il capolavoro di Agatha Christie, sicuramente uno dei libri gialli più conosciuti in tutto il mondo.

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