D'Amore e Morte

Di Teresa Campi

Albeggi

346 pagine

8/10

Consigliato: Sì

Contemporaneo

Storico

Italiano

TRAMA IN BREVE

Roma nel 1817. Christian, il protagonista, giunge da straniero in questa città sconosciuta ma grazie alla sua immensa bellezza e all'arte che racchiude in sé imparerà ad amarla come se fosse, da sempre, casa sua.

DEDICA

A mia madre Clara

INCIPIT

Perché certe notti, notti come quella, per esempio, Christian non riesce a rincasare che alle prime ore del mattino? È spossato e fuori di sé per avere bevuto solo un boccale di birra - è astemio, ma che importa, beve quel tanto che basta per buttarsi sul letto con gli abiti addosso.

RECENSIONE

Sin da quando, studiando francese alle superiori, ho scoperto dell'esistenza dei salotti letterari sono rimasta affascinata dall'esistenza, nel passato, di luoghi in cui autori e lettori avevano la possibilità di incontrarsi e parlare solamente di cultura, ho scoperto poi che ciò non succedeva solamente in maniera formale ma anche spontaneamente nella loro vita reale (un esempio la bellissima autobiografia di Zweig Il mondo di ieri). Da quel momento ogni riferimento ad incontri di questo tipo in Hemingway, Dostoevskij e persino nei film, mi ha sempre affascinata enormemente.

Quando ho scoperto che in D'Amore e Morte il protagonista avrebbe vissuto, almeno in parte, quella vita affascinante (che io cerco di ricreare nel mio piccolo all'interno del mio blog, ma che ahimè non potrò mai vivere pienamente) sono rimasta subito colpita perché, sebbene sia un argomento presente nei classici si tratta di una trama inaspettata in un contemporaneo e non vedevo l'ora di leggerlo.

Tra gli elementi che più mi hanno colpito del romanzo sicuramente quello che spicca maggiormente è l'ambientazione: la Roma del 1800. Dalle parola dell'autrice non solo scaturiscono immagini vivide e realistiche ma si comprende anche quanto Campi conosca e ami questa città. Si tratta già del secondo libro della collana "Roma" che leggo dell'editore, Albeggi, e ho notato in entrambi questa capacità innegabile di farcela conoscere e farcene innamorare prima ancora di averla vista di persona.

Anche la resa dei personaggi mi è piaciuta moltissimo, premetto che, per quanto mi interessi molto all'argomento, non conoscevo minimamente le personalità degli scrittori presenti in questo romanzo. L'impressione è la stessa che ho avuto riguardo all'ambientazione: resi benissimo, sono reali e realistici in più si deduce la grande conoscenza della scrittrice che ha, chiaramente, svolto un lavoro preciso ed attento raccontandoci questa storia.

Lo svolgimento della storia principale risente un po' per questo; la storia di Christian, il protagonista, è volutamente subalterna agli incontri narrati. Questo è comprensibile perché lo scopo del libro era quello di introdurre i personaggi storici, in particolare Keats, Shelley e Byron, scelta assolutamente giusta perché rende particolare ed utile il romanzo. D'altro canto però è inevitabile che il lettore, al di là delle interessanti nozioni, non provi lo stesso interesse riguardo alla trama non storica del romanzo. Questo fa sì che il ritmo di lettura non sia particolarmente veloce, perché, almeno nel mio caso, lo si legge più come lettura utile che come intrattenimento. Ovviamente non si tratta di un aspetto negativo del libro bensì di una sua particolarità che vi scrivo semplicemente per spiegare per quali lettori può essere più indicato.

Lo stile dell'autrice è piacevole e adattissimo al romanzo. Ho apprezzato particolarmente il gergo utilizzato appositamente per rendere al meglio l'ambientazione. Un ottimo lavoro!

L'atmosfera è ben resa e mi è piaciuta, ma come spesso accade quando altri aspetti mi sono piaciuti moltissimo (come ad esempio l'ambientazione) avrei sperato anche in qualcosa di più! In questo caso si tratta più di un bisogno mio che di un difetto del libro, che non è assolutamente manchevole al riguardo.

Lo consiglio a tutti perché si tratta di un libro utile, interessante e diverso. Un romanzo che ti fa vivere pienamente un'epoca e, nel mio caso, anche una città diversa. 

CITAZIONI

Ce ne sono, di questi tipi a Copenhagen. Gente dall'apparenza insignificante e slavata nel volto con improvvisi fervori e se per caso alimentano qualche oscura passione, non se la tengono ben stretta dentro. Esplodono come esplodono le anime morte, con grande rumore prima della fine.

È giovane, sono le cinque del mattino ed è al centro del mondo. Non può perdere quella partita. Giura a se stesso che farà di tutto per meritarsi quella vita sgangherata fra artisti poveri in canna esattamente come lui. Ora è li e deve cavarsela.

Un uomo può mentire anche a se stesso ma la poesia - e voi ne converrete con me - sgorga dalle viscere del poeta. Il suo flusso non può essere arrestato, neppure dal suo autore.

Non è questa un'opera d'arte? Suscitare emozioni profonde, vedere là dove l'occhio umano fa fatica a distinguere e che magari ci appartiene senza che noi ne siamo coscienti? In quel luogo indistinto non ci può essere morale.

QUARTA DI COPERTINA

Siamo nella Roma di inizio Ottocento e sullo sfondo di strade, locande, studi di artisti e salotti mondani, si intrecciano le vite, l'arte e le sorti dei tre celebri poeti romantici inglesi Lord George Gordon Byron, Percy Bysshe Shelley e John Keats. Intorno a loro la beltà e le miserie di una Roma meta agognata di artisti, antiquari truffaldini e vagabondi, una Roma sublime e desolata, cosmopolita e provinciale, con i suoi ruderi, le sue feste popolari, le sue credenze. Il soggiorno romano di Byron, Shelley e Keats a Roma offre ai tre poeti, malfamati, diseredati e semisconosciuti (fatta eccezione per Lord Byron verso cui il mondo romano nutre una spasmodica curiosità), visioni, suggestioni e pensieri metafisici, e fa da palcoscenico ad avvenimenti intimi che cambiano il loro modo di essere. Li accomuna l'esperienza della morte: Byron assiste ad una esecuzione capitale a Piazza del Popolo che lo sconvolge. A Shelley muore suo figlio William a Via del Corso, mentre Keats spira poco dopo in una pensione ai piedi di Piazza di Spagna. La voce narrante è quella un giovanotto di Copenhagen, Christian Abrahams, che arriva nella Roma degli artisti e sotto l'ala protettiva dello scultore Thorvaldsen si mette sulle tracce di Byron, Shelley e Keats, rimanendo inviluppato inesorabilmente nei loro destini.

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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