Buongiorno Massimo, prima di tutto ti chiedo di dirci qualcosa su di te. Chi è Massimo Zona?

Come dico nella presentazione dei miei libri, Massimo Zona nasce a Roma, dove frequenta il liceo classico al Virgilio di Via Giulia e successivamente si laurea in Giurisprudenza. Vincitore di un concorso pubblico per Commissario di Pubblica Sicurezza, ci rinuncia per lavorare in una multinazionale del petrolio e comincia a girare il mondo. Nel frattempo diventa giornalista pubblicista, cercando di coltivare quella che è la sua più grande passione: scrivere. Ci riesce in pieno solo tre anni fa, quando riesce ad andare in pensione.

Il libro recensito da noi e di cui parleremo in questa intervista è una raccolta di racconti chiamata Quella casa sulla roccia e altre piccole storie, ci sono altre tue opere che potranno essere acquistate dai nostri lettori?

Ci sono i due romanzi in cui il protagonista è Mauro Baveni, un ex contractor che si trova ad affrontare una serie di problemi nella sua attuale vita quotidiana coi suoi modi diretti e spicci. Le sue gesta sono narrate nel libro “Rosso teatro” uscito nel 2015 e “La cantina di tufo”, del 2017. A ottobre dovrebbe uscire il terzo episodio della serie intitolato “Un amore comunque”.

Passiamo ora a parlare dell’opera. Prima di tutto complimenti, ho apprezzato tutte le storie e molte di esse hanno avuto anche grande rilevanza in diversi Concorsi Letterari. Com’è stato trovare questo buon riscontro?

Prima di pubblicare l’intera raccolta con Maristella Occhionero, che ringrazio sempre per la fiducia che mi ha dato chiedendomi di pubblicare il libro con la sua casa editrice “Edizioni La Ruota” di Roma, avevo cominciato ad inviare qualcuna delle storie a vari concorsi letterari. Sono rimasto piuttosto sorpreso, seppure piacevolmente, dei lusinghieri risultati che molti di essi hanno raggiunto, tra i quali due o tre primi premi.

Consiglieresti il percorso del Concorso Letterario ai giovani autori emergenti? Quali sono secondo te le regole da seguire per dedicarsi al meglio a questa passione?

Ad alcuni concorsi vale la pena di partecipare. Per quanto mi riguarda, l’avere vinto il premio Navarro mi ha molto giovato in termini di notorietà, sempre relativa, intendiamoci, e di pubblicità sul libro. Per quanto riguarda le regole da seguire per dedicarsi allo scrivere: la prima è la passione nel farlo, che deve essere enorme e totalizzante; la seconda è l’umiltà di sottoporsi al giudizio degli altri; la terza è quella di leggere il più possibile e cercare di imparare quante più cose possibile da autori bravi e competenti. Altre non ne conosco.

Dato che hai sperimentato sia la narrazione lunga di un romanzo che quella breve dei racconti, ce ne è una che senti più tua?

A me piacciono tutti e due i generi. Nei racconti puoi condensare le storie in 8/10 pagine e riuscire comunque a creare un’aspettativa, una curiosità, un’atmosfera. Il romanzo è più complesso poiché, sviluppandosi in duecento/duecentocinquanta pagine devi riuscire a tenere continuamente desta l’attenzione del lettore.

Le tue storie sono anche molto diverse tra loro: quanto di quello che scrivi rispecchia i tuoi interessi e la tua vita?

“Martina” è un racconto dedicato alla nascita della mia ultima figlia, alla quale ho voluto regalare un ricordo dei suoi momenti pregressi prima che venisse al mondo.

Anche nella geografia sei stato molto vario, nonostante si noti una maggioranza di racconti ambientato a Calvi Risorta. Questo luogo ha una rilevanza particolare? Cosa rappresenta per te?

Beh, qui si apre un mondo infinito e fantastico. Calvi Risorta, paese d’origine dei miei genitori, è il luogo dove mi recavo ogni estate a trascorrere le mie lunghe vacanze presso parenti ed amici. Mi limiterò a dire, per mancanza di tempo e chiara volontà di non tediare, che della mia infanzia, splendida e felice, ricordo tutto. E quel tutto è ancora oggi presente nella mia vita concreta, naturalmente elaborato e integrato nell'adulto Massimo di oggi e conservato gelosamente nei più nascosti meandri dell'anima.

Ci sono alcune raccolte di racconti che presentano al loro interno anche una breve prefazione dell’autore che spiega come gli è venuta in mente la storia che ci proporrà: c’è un aneddoto in particolare che ci vuoi raccontare?

Ce ne sono parecchi, poiché ogni racconto è nato da uno spunto rubato a qualcuno dei nostri grandi vecchi, che amavano raccontare le storie di allora la sera accanto a un camino. “Pietro, da Petrulo”, ad esempio, è un episodio che un mio zio, di nome appunto Pietro, amava raccontare continuamente, aggiungendo ogni volta un particolare nuovo e inedito alla storia. Ancora oggi non so se l’abbia o meno vissuta veramente, ma era troppo bella per lasciarla nel dimenticatoio.

Immagino che per un autore tutto ciò che scrive sia importante e speciale, ma c’è un racconto a cui ti senti particolarmente legato e che significa qualcosa di più per te?

Mi piacciono molto quelle che parlano di giovani donne, come “Martina”, “Adina”, “Il ratto delle calene” e “Quella casa sulla roccia”.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti? C’è qualcuno che consideri abbia potuto influenzare particolarmente la tua prosa?

Il leggere molto e di tutto, come faccio io, dà continuamente stimoli e suggerimenti per migliorare il proprio stile di scrittura. Dopo l’uscita del mio secondo romanzo, un fantasioso giornalista mi ha definito il Lee Child italiano e in effetti il mio Mauro Baveni, pur con le dovute trasposizioni storiche e territoriali, somiglia molto al suo Jack Reacher, non tanto per lo svolgimento delle varie trame dell’autore britannico, ma per la caratterizzazione del protagonista che si presenta, come Baveni, incurante del pericolo, stratega delle sue azioni, perseverante nel raggiungimento di un obiettivo e, ....naturalmente, vincente. Confesso che mi piacerebbe veramente che questa somiglianza venisse individuata anche da tanti altri lettori. Adoro i fumetti e frequento Tex Willer più o meno da quando è nato, ne posseggo l’intera collezione e ancora oggi continuo a comprarlo. Mi piacciano molto anche i gialli e li seguo con il mio abbonamento a Segretissimo. Leggo ovviamente anche i romanzieri americani come John Grisham, Dan Brown, Stephen King, John Carpenter, Ken Follett, Foster Wallace e molti altri. Insomma, cerco di tenermi aggiornato.

Fai leggere le tue opere a qualcuno dei tuoi familiari ed amici prima della loro pubblicazione?

Ogni volta che concludo un capitolo di 10/15 pagine lo sottopongo a parecchie verifiche da parte mia apportando sempre molte correzioni. Quando scrivi ti sembra di avere fatto il possibile, ma in realtà non è così. Il testo necessita sempre di verifica. Una volta compiuto il restyling lo sottopongo a qualche mio familiare volontario e gli chiedo il parere. A seconda di quello che mi dicono cerco di migliorare il testo.

Di che aiuto ti avvali per la correzione delle bozze e l’editing?

Il correttore di bozze è importante, ma un primo severo esame alle stesse lo faccio personalmente, guardandomi rigo dopo rigo quello che ho scritto. Molto più importante è l’opera di editing, che è la revisione totale del testo e la messa a punto dello stesso prima dell’invio alla stampa. L’editor dev’essere qualificato prima di tutto da un punto di vista letterario. Deve conoscere insomma la grammatica, la sintassi e soprattutto l’arte dello scrivere, che è cosa a sé stante. Io ho avuto la fortuna di incontrare una lettrice volontaria, alla quale il mio editore aveva inviato in esame il mio primo libro “Rosso teatro”. Dopo la stroncatura del libro da parte sua, le ho chiesto se voleva darmi una mano. E ancora oggi Noemi Campopiano, tra l’altro deliziosa scrittrice del genere fantasy, collabora con me a tutto campo.

Ad oggi, come ti definiresti?

Mi definisco una persona felice di fare quello che più mi piace e cioè scrivere. Non ho problemi di vendere, cosa del resto difficilissima in questi periodi, ma solo quella di sentirmi soddisfatto di aver fatto del mio meglio nello svolgere il mio lavoro. Di cui saranno però sempre arbitri i lettori, pochi o molti che siano.

Infine, dopo aver apprezzato le tue storie, non posso che chiederti: c’è qualche altro progetto in cantiere? Un romanzo o un’altra raccolta di racconti a cui stai lavorando?

Tra le forme espressive da me esercitate ci sono anche le poesie e le canzoni, terreno fertile fin da ragazzo e che fanno parte delle mie vicende goliardiche, ben riuscite debbo dire e anche apprezzate. Ho perciò in programma, per settembre, l’uscita di un libro di poesie e di canzoni, nonché la pubblicazione di una commedia musicale. La narrazione è traguardo più recente, ma cerco di approcciarmi a entrambi i generi con la stessa identica tensione. Sto lavorando alla rifinitura del terzo episodio di Mauro Baveni, che uscirà a novembre, dal titolo “Un amore comunque” e che invito tutti i lettori del genere noir a non perdere.

I tre libri di questa serie sono autoconclusivi o è bene leggerli in ordine cronologico per comprendere al meglio la storia?

Nel primo, Rosso teatro, ci sono tutti i presupposti per comprendere i personaggi e delinearne i contorni. Ovvio che in quelli seguenti non posso ripetermi nelle descrizioni. Però faccio in modo che anche chi non abbia letto il primo libro comprenda a fondo l’ambiente e i vari personaggi. Tutti i libri hanno una loro precisa trama che si conclude alla fine del libro. Mi pare giusto nei confronti del lettore che non sarà costretto a comprare il seguito se non per la voglia di rileggermi.

Grazie mille per le tue risposte, ora procedo con le domande inviate dai followers di Instagram!

Quando hai pensato di scrivere questo libro? È stato in seguito a qualche avvenimento?

Un libro fatto di racconti non segue un iter prestabilito. Non c’è stato un avvenimento preciso a seguito del quale ho deciso di scrivere. Ci sono stati fatti, situazioni, occasioni, pretesti, annotati pazientemente nel corso degli anni e poi esplicitati e trascritti sulla carta. Una volta completati in numero idoneo alla composizione di un libro, la soluzione successiva era quello di pubblicarlo. Lo stimolo più forte di chi scrive è vedere la sua opera pubblicata e letta dal maggior numero di persone.

Che tipo di difficoltà hai riscontrato nella pubblicazione e promozione del libro?

Premesso che una statistica recente indica che in Italia leggono 3 persone su 10, questo dato rende evidente la difficoltà di pubblicazione da parte di editori seri, per intenderci quelli che non ti fanno pagare per pubblicare una tua opera. Proprio per questo ogni volta che posso ringrazio “La Ruota Edizioni” di Roma e la sua responsabile Maristella.

A chi è rivolto il tuo libro? Qual è il target?

Un libro di racconti, proprio per l’eterogeneità degli argomenti, è di per sé rivolto a più target di persone. Per quanto riguarda il mio libro c’è spazio per chi ama il noir, il mistery, il racconto storico, la storia a lieto fine. Insomma, su tredici storie diverse, spero che ognuno trovi quella che più l’affascini e la intrighi.

Sei tu che scegli un filone conduttore nei racconti o ti rendi conto solo a lavoro finito di aver seguito la stessa tematica?

Penso che un libro di racconti non abbia un filone conduttore, né lo possa avere. Altrimenti rischia di essere sempre uguale e monotono. Se mi accorgessi di seguire per ognuno di essi la stessa tematica, mi affretterei a cambiarla.

Come sei riuscito a far combaciare il lavoro in una multinazionale con la passione della scrittura, visto che la figura di manager richiede sacrifici e molto volte non conosce orari?

Scrivo da sempre, da quando frequentavo il liceo classico e l’Università a Roma e in seguito anche nel corso del mio lavoro che, come hai giustamente sottolineato, è stato molto impegnativo e coinvolgente. Ma se hai voglia di scrivere, il tempo lo trovi sempre. Io lo trovavo nei lunghi spostamenti in treno o sull’aereo o nelle serate passate in albergo fuori casa. A me bastava spesso mettere giù solo un’idea, un pensiero, uno spunto del nuovo racconto o romanzo, che poi in seguito avrei sviluppato con la calma e la concentrazione necessarie.

Cosa si prova a vedere il proprio lavoro in libreria?

Beh, è una grossa soddisfazione, è inutile negarlo. Certo mi piacerebbe che i miei racconti e i miei romanzi campeggiassero nelle vetrine accanto ai libri di Lee Child e John Grisham. Ma non si può avere tutto e subito dalla vita.

Un buon racconto deve contenere un messaggio o un consiglio utile al lettore?

Penso di no. Altrimenti mi diletterei a scrivere saggi o consigli per l’uso. Un buon libro deve dare al lettore una qualche emozione che quanto più forte è, quanto più l’opera è riuscita.

Quanto impieghi solitamente a scrivere un libro?

Sia per un libro di racconti che per un romanzo, non meno di sei mesi. Segue la fase che io chiamo di rifinitura che nel mio caso prende altri tre/quattro mesi. È la fase più importante, a mio avviso, perché qualunque cosa scrivi devi dargli il tempo giusto per decantare, scrollartelo dalla mente e vederlo con occhi nuovi e più critici. E dopo che hai rivisto moltissime impurità, ci sarà il tuo editor che ti correggerà impietosamente altre parti. Il mio è una ragazza di 22 anni che scrive oltretutto dei bellissimi libri di genere fantasy.

Come mai hai deciso di sperimentare questo genere piuttosto che proseguire con i romanzi?

Come scrittore non ho mai deciso di sperimentare un genere e tralasciarne un altro, per cui porto avanti i due generi con lo stesso entusiasmo.

Quante ore al giorno scrivi? Hai qualche hobby che utilizzi per distrarti durante la stesura dei romanzi?

Premetto che non scrivo tutti i giorni, ma solo due o tre volte a settimana, in genere di mattina presto quando i pensieri sono più freschi e vitali. Ho un orto che curo personalmente, un bel pollaio e il mio amico Manfred, un magnifico pastore tedesco, che pretende da me molta attenzione e affetto.

C’è qualcosa di autobiografico nel libro?

Di autobiografico ci sono i tanti ricordi di una vita che riporto nei racconti e nei romanzi, tradotti in immagini di persone, in paesaggi, in sensazioni. Nei racconti: “Martina” è dedicato alla mia ultima figlia; “Pietro, da Petrulo” a un mio zio realmente esistito; “Una vincita al lotto” a una Zi’ Filumena che era nella donna reale l’anziana donna che ho descritto. Sono stato, e lo sono tuttora, estremamente curioso di quel che mi succedeva intorno, pronto ad annotarlo nella mia memoria per verificare poi se fosse o meno meritevole di essere narrato in un libro.

Secondo te scrivere è un talento o , mettendo il giusto impegno, possono riuscirci tutti?

Ecco una domanda difficile. A mio avviso chi scrive un certo talento innato deve averlo, talento che va affinato poi con lo studio, l’impegno e soprattutto la lettura. Ho avuto la fortuna di avere in casa una professoressa di lettere al liceo classico che fin da piccolo mi ha insegnato i rudimenti dello scrivere. Ho proseguito poi per conto mio, leggendo un’infinità di libri, confrontandomi con tutti, cercando sempre di comunicare qualcosa di mio, di regalare emozioni in quel che scrivevo. Se questo è talento non te lo so dire. Perché a dirlo saranno solo e unicamente i tuoi lettori, pochi o molti che siano.

Pensi che intraprendendo la carriera in Polizia saresti comunque riuscito a scrivere libri?

Il fatto che io abbia cominciato a scrivere “professionalmente” solo tre anni fa, in età da pensione, mi fa credere che avrei comunque scritto anche se fossi stato in Polizia. Magari, a quel punto, avrei scritto solo romanzi polizieschi.

Domande e risposte molto interessanti! Ti ringrazio ancora per il tuo lavoro Massimo e ti auguro tanta fortuna anche con le nuove pubblicazioni!

Biografia
Massimo Zona

Massimo Zona nasce a Roma, da madre professoressa di lettere al liceo classico e padre ufficiale di Marina. Dopo il diploma ottenuto al liceo Virgilio di Roma, si laurea in Giurisprudenza e vince un concorso di commissario della Polizia di Stato. Vi rinuncia per entrare in una multinazionale petrolifera che gli permetterà di girare Italia, Europa e America. Coltiva intanto il suo amore originario per la scrittura, arricchendo la sua passione con preziose esperienze di vita. Forse rimpiange di aver rinunciato a una vita ancor più movimentata, che la professione di commissario gli avrebbe assicurato, ma di certo non si crogiola nell’inerzia: a 45 anni, al culmine delle potenzialità professionali nell’azienda in cui lavora, abbandona tutto per fondare un’agenzia commerciale di supporto all’attività delle multinazionali del petrolio, dimettendosi da dirigente e iniziando un lavoro in proprio. Oggi, nell’azienda, lavorano tutti e tre i figli e la moglie dello scrittore, libero finalmente di dedicarsi totalmente a quel che più gli piace: scrivere.

Commenti

jcomotti85

13:02 - 19 settembre 2018

Grazie per questa intervista che ci permette ci conoscere meglio un autore, senza limitarci ai suoi libri. Personalmente non ho mai letto nulla di Zona, ma leggendo l'intervista posso intuire la vastità delle sue esperienze e mi viene voglia di rimediare.

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gc_lella

13:13 - 19 settembre 2018

Bellissima intervista! Mi hanno affascinata diverse risposte dell’autore. Mi trova d’accordo sul concetto di complessità nei racconti lunghi, ritengo, però, altrettanto difficile elaborare una storia breve. Un autore che riesce a condensare una storia in poche pagine attirando l’attenzione del lettore ha un notevole talento.

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Martolinad

13:44 - 19 settembre 2018

Ottima intervista! Non conoscevo i libri di questo autore, adesso sono curiosissima di leggerli. Di solito leggo pochi racconti, preferisco i romanzi, ma questa intervista mi ha fatto venire voglia di approfondire.

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Fede

13:45 - 19 settembre 2018

Perché proprio questa storia??? A chi è dedicata ???

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Ale Nek

14:43 - 19 settembre 2018

Intervista interessante. Sicuramente è difficile riuscire a catturare bene l'attenzione di un lettore con un racconto, però di solito non mi piacciono e preferisco romanzi. Però sono curiosa :D :D

Rispondi

Ale Nek

14:43 - 19 settembre 2018

Intervista interessante. Sicuramente è difficile riuscire a catturare bene l'attenzione di un lettore con un racconto, però di solito non mi piacciono e preferisco romanzi. Però sono curiosa :D :D

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Valentina Bellettini

16:45 - 19 settembre 2018

Bella intervista, sia per le domande sia per le risposte! Ora vado a informarmi su questo Premio Navarro... C'è molta esperienza di vita in questo libro, si percepiva già dalla sinossi, ma dall'intervista diventa evidente...

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Ylaila.books

21:14 - 19 settembre 2018

Intervista molto esaustiva. È belllo conoscere determinate cose di un autore. Chissà se sarebbe riuscito a pubblicare questi libri, se avesse intrapreso la carriera in Polizia.

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Jenna

22:20 - 19 settembre 2018

Vorrei chiederle se secondo lei scrivere sia un talento oppure se con un po' di impegno possono riuscirci tutti

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Mary

22:27 - 19 settembre 2018

Volevo chiederle se secondo lei scrivere sia un talento ose con l'impegno possono riuscirci tutti?

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