Recensione di Santo cielo

Incipit

Quando fu morto, Albert Moindre considerò la sua nuova situazione con perplessità. Non soffriva per le spaventose ferite che avevano quasi istantaneamente causato il suo trapasso e persino l’eventualità sempre preoccupante di penosi postumi con annessi handicap sembrava dover essere scartata. Si sentiva in piena forma e, a dirla tutta, più vispo rispetto a prima dell’incidente. Più leggero, certamente, più… represse la locuzione in gamba che gli si proponeva: Albert Moindre aveva cambiato campo lessicale, occorreva tenerne conto. Eppure, era proprio quella la sua impressione.

Informazioni sul libro

Santo cielo è un libro del 2015 di Éric Chevillard ed è pubblicato in Italia dalla Casa Editrice Prehistorica Editore che gli ha dedicato un’intera collana tradotta dallo stesso editore, Gianmaria Finardi.

In Francia, è pubblicato da Les Éditions de Minuit, editore che pubblica i grandi scrittori del Nouveau Roman (come Robbe-Grillet, che vi consiglio di leggere se amate la sperimentazione linguista e strutturale) da cui Chevillard dimostra avere ereditato molto.

L’autore, infatti, si distingue per il suo stile sperimentale che in questo libro unisce una tematica profonda ed esistenziale come quella dell’aldilà a un linguaggio burocratico e minuzioso che solitamente assoceremmo ad aspetti più “terra a terra” (come potrebbe dire lui stesso, scherzando sul tema).

In questo volume l’ironia è un elemento importante e gioca spesso su modi di dire e il loro significato letterale, così come avrà già notato chi ha letto l’incipit con il suo in gamba.

PRO

L’elemento più interessante del testo è il suo stile perché diverso dal modo di scrivere di qualunque altro autore. Chevillard vive di contrasti ed è costantemente inaspettato. Anche quando comincerete a capire che quando parla di un elemento alto riesce a scovare figure retoriche che vi faranno cadere a terra con uno schianto e che quando invece la frase parte con un’assunzione normale finirà per farvi volare più in alto del nostro protagonista, non riuscirete comunque mai a indovinare ciò che sta per dire. Leggendolo non ci si annoia mai e si sperimenta l’Arte nella sua essenza più pura: parla di noi ma in modo tale da comprendere il mondo intero, facendoci sentire immensi e il nulla contemporaneamente.

Il secondo aspetto che contraddistingue il testo è la sua originalità. Il contrasto presente all’interno delle frasi, infatti, si manifesta anche nel testo stesso, rendendolo differente da ogni altro libro che parla della vita dopo la morte. Nonostante sia un tema che leggo frequentemente, infatti, ciò che mi ha suscitato Santo cielo è stato per me completamente nuovo: non solo perché forse fa riflettere più sulla propria vita che su quello che succederà dopo, ma anche perché con il suo tono scanzonato e il suo svolgimento surreale porta a trattare l’argomento in modo meno solenne e, quindi, più libero.

CONTRO

Ciò che invece non bisogna cercare da questo libro è una trama normale: presenta un inizio, uno sviluppo e un finale ma è sicuramente atipica e meno dinamica rispetto a quello a cui un lettore può essere abituato. In questo testo potrei dire che è il viaggio a contare ma in realtà il punto è proprio questo: non c’è un viaggio ma una staticità che costringe protagonista e lettore a riflettere, ad approfondire.

Per lo stesso motivo, non è da scegliere per i suoi personaggi. Il protagonista, che come fa notare Paolo di Paolo nella prefazione, si chiama Moindre (”moi” = io in francese), è il fulcro di tutta l’opera e sono i suoi pensieri a contare. Sono citati anche altri personaggi, come la compagna di aldilà Clarice, che potranno comunque piacere al lettore, ma difficilmente saranno loro a suscitare in lui quel “di più” che renderà la loro lettura speciale.

CONCLUSIONE

In conclusione, Santo cielo di Éric Chevillard è un romanzo diverso da tutto ciò che avete già letto. Con le sue frasi pirotecniche, che iniziano in un modo e terminano in un altro e la sua cavillosità burocratica vi farà vivere un’esperienza unica che, oltre che a divertirvi molto, vi porterà a porvi molte domande sul dopo ma anche sulla vita stessa. Ad esempio, quale parola avevate sulla punta della lingua il 12 luglio 1981 alle ore 18:37? È un libro difficile da raccontare, perché non assomiglia a nient’altro e non si limita a seguire uno schema letterario che potremmo riconoscere, ma è un’opera velocissima da leggere e rileggere. Le citazioni in questo caso credo possano farvelo conoscere meglio delle mie parole.

Citazioni

Ora, lui faceva del moto tutti i giorni, e se aveva il passo un po’ strascicato era perché camminava risolutamente verso l’abisso.

Dei moribondi, già molto avanti nel processo letale, ma che alla fine si erano ravveduti, evocavano volentieri nel documento che non mancavano mai di pubblicare al loro ritorno un corridoio di luce, un accecante chiarore, di che domandarsi se non fosse quell’abbaglio ad averli paradossalmente fatti indietreggiare e subito tornare al mondo stropicciandosi gli occhi.

La pagina era voltata. Albert Moindre non rispondeva più presente. Non avrebbe più tremato di freddo la mattina presto.