TRAMA IN BREVE

Cardiologia, secondo volume della Trilogia delle Erbacce, è una raccolta di racconti che parla di noi. Di quello che siamo stati, ciò che siamo, e quello che saremo.

INCIPIT

Stare al mondo

Avevo sette anni, lo ricordo con esattezza. Camminavo verso casa e cantavo. Forse era aprile, o maggio, era un giorno caldo, e l'erba che cresceva lungo il marciapiede mi sfiorava le gambe.

Denti

Adesso abbiamo questa cosa dello sfratto: cinque mesi e ce ne dovremo andare. È inutile chiedere a papà che cosa pensa di fare, è come se non ci fosse.

Il solitario

Il freddo della stanza gli frugò nel petto come una mano, lo svegliò. Fece un respiro profondo e si guardò introno spaesato, finché gli occhi non si abituarono alla penombra della cucina.

Il cuore

L'uomo chinò il capo verso l'altare, lo rialzò. Attese qualche secondo, ancora stupito di trovare un'ombra di commozione nella voce del prete che pregava affinché il sacrificio fosse gradito a Dio.

La gioia del mondo

Il bambino oltrepassò il cancello, si bloccò sul ciglio della strada, guardò a destra e a sinistra. In quel momento la motrice di un tir sbucò dalla curva, accelerò, gli passò a un metro di distanza; lo spostamento d'aria lo fece barcollare.

Riflessi

Attese che il convoglio fosse fermo, dal finestrino guardò ai palazzi, alle rondini che tagliavano l'azzurro del cielo romano. 

La migliore cosa

Erano le nove do sera quando rientrò. - Sono io - disse al corridoio buio. Tolse la chiave dalla serratura, tornò sul pianerottolo e sfregò le suole degli stivali sullo zerbino sfilacciato.

Nella cattiva sorte

Era il terzo giorno del mese di luglio quando Sofia ricevette quella bizzarra richiesta. Lei e Raffaele erano sposati da otto anni, e da cinque mesi vivevano in una Fiat Punto 3 porte, di colore rosso.

L'unico miracolo

- Non ti alzi? - L'uomo sedette sul bordo del letto, tirò sul col naso. Guardò la tazzina di caffè col piattino azzurro, ancora intatta sul comodino.

Il dono

Stefano aveva otto anni, e il giorno prima aveva visto un toro. Era accaduto perché il padre lo aveva portato con sé a Stella, a comprare del formaggio.

La forma della bellezza

Caterina mise la figlia sul gabinetto e attese che cacasse. Le pulì il culo, le fece il bidet e preparò la colazione. La bambina si chiamava Serena, aveva dieci anni e pesava ottanta chili.

RECENSIONE

Se non ci fosse la vita di mezzo, l'amore potrebbe funzionare.

Cardiologia è il secondo volume della Trilogia delle Erbacce di Marco Freccero. Non si tratta di un romanzo, bensì di una raccolta di undici racconti e può essere letta anche autonomamente, senza aver letto in precedenza il primo volume: Non hai mai capito niente.

La prima volta che mi sono imbattuta nei racconti di questo autore, sono rimasta sbalordita ma, questa volta, pensavo di essere più pronta: sapevo già cosa mi aspettava e non credevo che ci fosse qualche effetto a sorpresa in agguato.
In realtà, pur mantenendo una linea concettuale comune con il precedente libro, Cardiologia non è affatto una sua copia o un prolungamento: alcuni aspetti sono rimasti gli stessi, altri sono stati ampliati in altre direzioni.

Come sempre, io cercherò di essere più oggettiva possibile ma, immancabilmente, vi farò sapere anche le mie opinioni personali al riguardo.

Inizio con il dire che, se non conoscete ancora Marco Freccero, vi consiglio immediatamente di correre ai ripari. Non solo è un bravissimo autore che, personalmente, ascriverei tra gli scrittori italiani che meriterebbero di essere celebri, ma anche nei suoi canali social, specialmente YouTube, Freccero ci regala opinioni e conoscenze (perlopiù libresche o legate al mondo di autori, lettori e blogger) davvero interessanti. Perciò, se non lo avete ancora fatto, vi esorto a seguirlo e ad acquistare almeno una delle sue opere: provare per credere.

Lo stile di questo autore mi piace molto. Possiamo affermare che sia l'esatto opposto di ciò che solitamente apprezzo di più: amo lo stile verboso, ridondante, arzigogolato e, invece, Marco Freccero scrive in maniera sintetica, semplice, veloce. Perché, allora lo apprezzo così tanto? Prima di tutto perché quando la bravura c'è non ci sono preferenze personali che tengano: l'oggettività rimane. Secondariamente, ma non in ordine di importanza, devo aggiungere che il suo modo di scrivere, pur essendo minimale, trasmette emozioni e sensazioni che vanno al di là della semplice parola scritta. Ha, cioè, la capacità di scegliere le giuste parole e la perfetta disposizione sintattica per colpire nel segno, parafrasando la frase di un suo personaggio: non ha bisogno di utilizzare dieci parole perché riesce a far arrivare il significato con una sola.

Dovevo vivere. Devo vivere. 

Come potrete vedere nella sezione apposita, gli incipit sono tutti molto diversi tra loro ma fanno immediatamente percepire al lettore la frequenza giusta su cui entrare per leggere il racconto. Sicuramente, quello più ad effetto è l'inizio di La forma della bellezza, ultimo racconto della raccolta che, vedrete, vi colpirà dritto nello stomaco proprio come in suo incipit.

Le trame degli undici racconti sono, altro volta, diverse ma contengono al loro interno un tema comune, anche con la raccolta di racconti precedente, che è quella della sofferenza e del bisogno di far scattare quel qualcosa che ci induca ad uscirne.
Il focus delle storie, infatti, è la vita dei personaggi che le popolano. Il titolo della Trilogia è di per sé chiarificatore su questo punto; non a caso si chiama la Trilogia delle Erbacce e, difatti, i personaggi di cui racconta si sentono un po' delle Erbacce da strappare via.
Trattandosi di argomenti diversi, è inevitabile che ve ne siano alcuni che ci toccano maggiormente e altri che, pur rimanendo forti, non ci coinvolgono allo stesso modo. Trattandosi, però, di temi molto importanti ed essendo narrati con uno stile molto incisivo e, soprattutto, emozionante, sarà difficile che non apprezziate affatto la trama di qualche racconto.
Personalmente le ho amate tutte. È passato un po' di tempo da quando ho letto questo libro e, ad oggi, riguardando le citazioni da trascrivervi ho rivisto tutto molto velocemente e, mi sono accorta, di non aver dimenticato nulla: mi sono rimaste tutte così impresse da farmi venire la voglia di rileggere la raccolta già da ora. L'unico miracolo è il racconto che ho preferito di più per questo aspetto.


I buoni possono sognare perché qualcuno senza scrupoli veglia sui loro sogni.

Sui finali, invece, ho avuto reazioni totalmente differenti. Alcuni racconti mi sono sembrati perfetti nella loro conclusione; davano il massimo possibile senza indugiare oltre. Altri, invece, mi sono sembrati incompiuti. Ovviamente non si tratta di un aspetto oggettivo; la medesima storia per me può concludersi prima o dopo e, senza dubbio, è l'autore a decidere quando finisce realmente, però devo dirvi la verità, in molti momenti, girando la pagina del mio Kindle vivevo con il terrore che quella successiva sarebbe stata l'ultima. Ovviamente, da una parte, quanto sto dicendo dimostra che questa raccolta mi sia piaciuta davvero molto, tanto che non avrei mai voluto finisse. D'altro canto tutte le volte in cui mi è capitato che la storia si troncasse, dal mio punto di vista, troppo presto ho un po' sofferto e, senza dubbio, ciò ha influito sul mio giudizio generale della raccolta.  Il cuore è il racconto di cui ho apprezzato maggiormente il finale,

Uno degli aspetti che, ai miei occhi, è mutato rispetto alla raccolta precedente è la caratterizzazione dei personaggi. Da quello che, ricordo, infatti, nonostante i personaggi di Non hai mai capito niente fossero tutti diversi tra loro e avessero vite e problemi differenti, non c'era una eterogeneità così grande come quella che si può trovare in Cardiologia. Sin dall'elemento più banale, cioè l'età dei protagonisti della storia che, in questa raccolta, varia dal bambino, passando dal padre e finendo con il nonno. Non è possibile prima di cominciare un racconto, perciò, immaginarsi chi sarà il protagonista e quale sarà la sua personalità. Freccero, infatti, riesce anche a centrare i problemi di ogni età; non solo ognuno ha il proprio carattere ma esso è anche forgiato dall'età e dalle esperienze che ha dovuto affrontare ancora prima della storia narrata. Questo rende i personaggi realistici e, anche se è più complicato per il lettore saltare dai panni di un bambino a quelli di un anziano signore che potrebbe essere suo nonno, d'altro canto è appagante vedere come sia possibile, grazie all'autore, entrare nelle menti di persone così differenti. Il personaggio con cui sono entrata maggiormente in empatia è, paradossalmente, l'anziano signore protagonista di Il solitario.

È che a volte, sa, la gente. Vuole tutto per bene. Io di queste cose però non me ne intendo.

Per quanto lo stile mi piaccia, ritengo però, che siano i dialoghi il fiore all'occhiello della raccolta. È veramente complicato scrivere dialoghi che siano al contempo credibili e significativi perché, nella vita di tutti i giorni, capita davvero di rado che le poche parole di un dialogo abbiano una risonanza così importante nella vita di chi le pronuncia. Sicuramente i personaggi di Freccero hanno una consapevolezza che a molti di noi manca e ciò viene dimostrato dalle parole altamente significative che scelgono per comunicare tra loro. D'altro canto l'autore non dimentica nemmeno le sciocchezze; ne fa dire alcune ai personaggi e ciò rende la lettura dei dialoghi più realistica. Il carattere dei personaggi e, spesso, anche le loro leggi morali, vengono principalmente rilevati grazie a questo elemento.

- Quanto è accaduto a lei poteva capitare a chiunque. Anche a mia moglie.
- Michele si chiarì la voce, sforzò un sorriso. - Pure a lei.
- No, a me no.

L'ambientazione non è particolarmente rilevante dal punto di vista geografico, anche se nella maggior parte delle storie viene spiegato che ci si trova nei pressi di Savona, ma sono gli ambienti in cui i personaggi vivono e lavorano ad avere la vera importanza. Le descrizioni di questi luoghi mi sono piaciute perché, anche in questo caso, l'autore riesce ad essere sintetico ma incisivo. Basta un unico dettaglio per farci capire tutto l'insieme. 
Temporalmente i racconti si svolgono tutti in momenti diversi dell'anno ed è semplice riuscire a capire in quale periodo sia ambientato ognuno di loro tramite riferimenti diretti o indiretti da parte dello scrittore.

Sì guardò attorno, verso i colli che chiudevano la visuale da ogni lato; le luci nelle villette, nelle vecchie case, erano il solo indizio di vita in un pezzo di mondo reso opaco dalla pioggia.

La sofferenza che ho provato leggendo la raccolta precedente, questa volta non è arrivata. In parte ero pronta; sapevo che si sarebbero toccati temi importanti e avevo messo la corazza. Nonostante questo sono sempre entrata dentro le storie e, non solo ho capito il punto di vista dei protagonisti ma anche quello degli altri personaggi. Per quanto mi riguarda, perciò, l'atmosfera è stata percepita a dovere. Inoltre, l'ottimismo derivante dalla nuova consapevolezza dei personaggi in questo caso, mi è in parte arrivata.

Però a volte, quando meno me l'aspettavo, la sua mano mi sfiorava ed era una furia di tenerezza che mi muoveva lo stomaco, le viscere. Mordevo le labbra per non piangere. Avrei voluto tuffarmici in quelle braccia.

Infine parliamo del ritmo del libro. Le storie variano di lunghezza e, anche, di intensità. Cardiologia si può leggere sia velocemente che lentamente, dipende dalla vostra volontà. Io, quando mi trovo davanti a storie profonde preferisco sempre leggermele una alla volta per interiorizzarle maggiormente, anche se , spesso e volentieri, davanti a dei bei racconti, fatico a chiudere il lettore e a passare a qualcos'altro. Come ho già detto, l'autore è sintetico e chiaro, perciò anche chi non gradisce la prolissità lo potrà apprezzare e riuscirà a leggere Cardiologia senza alcun problema e in tempistiche brevi.

Consiglio questa raccolta di racconti a tutti. È scritta bene e ha qualcosa da dire, molti dei suoi racconti lasciano il segno e ci portano a riflettere su determinati argomenti che, magari, preferiamo evitare ma che sono lì e affrontarli in questo modo può aiutarci a fronteggiarli poi. 
A scatola chiusa, vi consiglio l'autore in generale.

Avrei voluto farvi una classifica di gradimento dei racconti, ma mi sono piaciuti talmente tanto che ho preferito semplicemente inserire di fianco ad alcuni elementi trattati il racconto in cui esso ha spiccato di più per me.

CITAZIONI

Stare al mondo

Anni dopo, mentre crescevo, ho pensato spesso a quell'episodio, e ho capito questo: che se qualcuno vigila, si sta meglio al mondo.

A scuola dicevano che ero intelligente. Che dovevo studiare perché meritavo un sacco di cose belle. Mi sembravano discorsi strani, secondo me la gente che me li faceva era matta. Come se fosse possibile ottenere qualcosa con lo studio.

Però io sapevo che non era possibile. Certa gente appartiene a un destino e basta.

Lui si strinse nelle spalle, quasi che la vita non lo potesse sorprendere o scuotere mai. Ebbi paura per lui.

Sapevo che un uomo può sopportare una cura dura quanto l'inferno, ma non che una donna rida di lui mentre ci fa l'amore.

- Che strana giornata. A volte non hai voglia di niente. E poi succedono delle cose. Forse ne vale la pena.
Pensai che avesse ragione.

Denti

Posso sopportare tante cose, ma mio padre che piange no.

Certa gente pensa che la vita sia tutto un luna park.

Quando sei dentro a certe situazioni la tua parola non vale niente.

- Se non tieni duro finisce tutto.
- Se tengo duro serve?

Non vale niente. È un libro.

Non è colpa tua, o 
nostra. È la vita che ci rende cattivi.

Sai che c'è. Non serve a niente lavorare. Puoi farlo per tutta la vita ma sei sempre allo stesso punto.

Se dici di sì, è sì. E non devi fare domande. Mai.

Il solitario

Annuì, quasi avesse udito un richiamo contro il quale non poteva opporre i suoi novant'anni.

Non fare i capricci. Se vuoi crescere bene, devi comportarti in un certo modo. Sempre. Non solo ogni tanto.

Perché nelle cose che fai, c'è il tuo nome. Se le fai male le cose vanno in giro con il tuo nome e parlano male di te. Se invece le fai bene, vanno in giro e parlano bene di te. Cosa preferisci? Che parlino bene o male di te?

Il cuore

Non c'è nessun luogo sicuro al mondo.

Quando si rispolvera l'onore dei vecchi lo si fa perché il proprio è andato perduto.

È la testa che decide tutto. Ma è il cuore che distingue.

Funziona con le cose. Non con gli uomini. Un uomo rotto, è rotto.

La gioia del mondo

Sarebbe bello essere rilassati come te, vero? La vita sarebbe tanto facile. Ma non lo è.

Sapeva che quando si conosce il nome di una persona, non si può far finta di nulla.

I genitori spesso avevano dei problemi, disse, perché quello vuol dire essere genitori.

Capì che la felicità è un gioco che i grandi interrompono sempre.

Riflessi

Certe cose sono da figli. I padri devono attendere.

Un uomo non può stare da solo. Non è come per la donna.

I gesti e le parole devono avere un senso. Essere collegati al cuore. Ai sentimenti. Oppure sono una finzione, e allora anche questo che vedo è finto. Tu, io.

La migliore cosa

Però ricordati questo. Ti vogliamo bene. Un giorno quando sarai grande potrai avercela con noi. Dire che eravamo scemi, delle bestie.

Perché sei il nostro gioiello. La cosa migliore che due tipi come noi possono fare su questa terra.

Nella cattiva sorte

Pensò che loro due erano come recipienti vuoti, bocche spalancate che attendevano la carità degli altri.

Si dice che quando c'è da mordere la polvere, le difficoltà insomma, allora si capisce se c'è l'amore, e questo l'ho sempre saputo. Quello che non so, è dove si nasconde la forza che fa andare avanti. Come riconoscerla, per fidarsi e non restare soli quando tutto va male.

L'unico miracolo

Come ogni mattina, la vicina batteva i tappeti. Lo trovò ingiusto, ma sapeva che la vita non si arresta di fronte a nulla.

Siamo vecchi. Per noi l'unico miracolo è la morte.

È stato un attimo, ma mi ha fatto male.

Non credevo esistesse una stanchezza del genere. Non serve a niente riposare.

Quando le cose vanno male, si accatastano l'una sull'altra. L'hai notato? E tu ci sei sotto. Non hai più tempo per pensare.

Il dono

Suo padre gli aveva spiegato che quella era la vita: una forza senza limiti che poteva permettersi qualunque cosa.

Non siamo le uniche persone che hanno fatto le cose giuste. Il mondo è pieno di gente che riga dritto. Ma non serve. Non basta.

Forse i bambini sanno osservare le cose. Hanno più tempo.

Dottore, le persone si lamentano perché non costa niente. Se piangere costasse qualcosa, si metterebbero persino a lavorare.

La forma della bellezza

Spaventare è un modo perché la gente impari a rispettarti.

La bellezza aveva tante forme, pensò, e non era sufficiente ammirarla. O averne cura.

QUARTA DI COPERTINA

Con la seconda raccolta di racconti dal titolo "Cardiologia", l'autore continua l'esplorazione di una realtà che pare distante dalla vita quotidiana di ciascuno di noi, ma che è, invece, vicinissima. Anche in questo secondo ciclo di storie, Marco Freccero ci mostra i suoi personaggi, di certo anonimi; ma per questo tanto simili a noi da costringerci ad aprire gli occhi, a farci i conti. Quello che le storie di Cardiologia rivelano è fastidioso, perché vi troviamo uomini e donne, ma anche bambini, che non fanno nulla di straordinario, né lo vogliono. Vivono all'ombra di un'ordinarietà sempre più difficile da conquistare, da conservare. Poi, succede qualcosa: una serata in discoteca, oppure un malore, o una banconota falsa. E come una rivelazione, ciascuno di essi è indotto ad agire, a reagire; a riflettere su quello che egli è, che poteva essere, o forse, sarà. Questo è il secondo libro della Trilogia delle Erbacce, ed esce dopo oltre un anno da "Non hai mai capito niente". "Cardiologia" rende più evidente, e inevitabile, il dovere di riconoscere il valore di ogni piccola vita. Soprattutto se ai margini, soprattutto se "erbaccia".

PRO / INDIFFERENTE / CONTRO
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