Il gioco delle classi

Di Gabriele Valenza
Voto: 7
Prima edizione: 2016
Numero di pagine: 134
Editore: Self Publishing
Consigliato: Si

Tags: Contemporaneo, Italiano, Emergente, Sociale
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Trama in breve

Il conte di Canterbury è il protagonista di questo libro, il suo unico scopo è quello di beffarsi degli altri e fargli pesare la loro condizione di inferiorità. Il suo potere e il suo denaro sono lo scudo perfetto, o almeno questo è ciò che crede lui. 

Incipit

Sono qui, in questa enorme sala da pranzo, ed è perfettamente normale che sia così grande, d'altronde è di un castello che stiamo parlando. Me ne sto seduto a capo di questo lunghissimo tavolo privo di commensali, e sono al buio per scelta, se si esclude la fioca luce che emana la piccola candela che si trova davanti al mio piatto.

Recensione

Dell'autore Gabriele Valenza ho già letto L'isola bianca: 33º22'04.0"N, 112º16'10.0"W; libro che mi ha colpita per la trama e per gli spunti originali che presentava. L'impressione che mi sono fatta leggendolo era che l'autore avesse molte idee e che sapesse cosa inserire in un libro per renderlo intrigante.

Leggendo Il gioco delle classi ho avuto la riconferma di ciò che già avevo pensato; si tratta di un libro molto originale che rispecchia questa particolarità in ogni suo elemento, in questa mia recensione cercherò di spiegarvi il perché.

Partiamo subito parlando del protagonista; uomo ricco e malvagio, sicuramente non il tipico personaggio che ci aspetteremmo. Il conte è un personaggio che, istintivamente, non suscita simpatia; sembra che l'unica cosa che gli importi sia quella di sentirsi superiore a chiunque altro, sbeffeggiandolo e deridendolo. Eppure sprazzi di umanità ce lo fanno conoscere meglio; facendoci capire il suo punto di vista e, anche se questo è insolito, piano piano ci viene naturale pensarla come lui; entrare nell'ordine delle cose che lui ha prestabilito.

La struttura del libro mi è piaciuta molto; possiamo idealmente dividerlo in due parti di lunghezza pressoché uguale. La prima parte è schematica e ripetitiva; elemento che ho apprezzato molto perché rende l'idea perfettamente di ciò che deve accadere e fa venire voglia al lettore di vedere come quella situazione si evolverà la volta successiva. Nei casi di ripetitività delle scene si rischia sempre di annoiare il lettore, Valenza invece è riuscito a renderlo un punto di forza tanto da rendermi dipendente da quella schematicità che invogliava alla lettura alla fine di ogni capitolo. La seconda parte è, invece, completamente diversa; niente più ripetitività, è tutto nuovo e accade molto più velocemente. La dicotomia tra le due sezioni del libro è grande e sarà inevitabile per ogni lettore apprezzare più la prima (quella che ho preferito io) o la seconda. In questo modo, visto anche la brevità del romanzo, la lettura di questo libro si presta ad un ampio gruppo di persone. C'è anche un'altra particolarità della struttura relativa alle denominazioni dei capitali, lascio scoprire a voi, però, di cosa si tratta!

I personaggi sono stati tutti caratterizzati; ognuno ha una propria personalità e un modo di affrontare la vita e le situazioni avverse. Anche il loro rapporto con il conte è differente ed è interessante vedere come ognuno di loro reagisce alle beffe di quest'ultimo. Essendoci un unico protagonista, ovviamente, la mentalità dei personaggi non è particolarmente approfondita e viene vista solamente dal punto di vista del conte; questo però era inevitabile per come si sviluppa la trama.

La trama è intrigante ma prende uno sviluppo inaspettato da metà romanzo in poi. Non anticiperò nello specifico di cosa si tratta per rendervi la lettura più interessante; mi limito semplicemente a dire che il libro è categorizzato come thriller psicologico ed è la seconda parte ad essere quella veramente definita con questo genere. L'idea l'ho trovata originale ed interessante, lo svolgimento altrettanto ma, seguendo il mio gusto personale, avrei preferito più una deviazione sul giallo, più deduttiva.

La credibilità generale dal punto di vista logico c'è; non ci sono errori di sorta che portino ad errori nella trama, però penso che in alcune parti Valenza avrebbe dovuto specificare più cose onde evitare dubbi al lettore. I comportamenti del protagonista, ad esempio, sono logici e conformi a quello che dice ma al lettore che vi si è in qualche modo affezionato e ha pensato di capirlo possono risultare non del tutto chiari. Come ben sapete io preferisco sempre che ci sia di più rispetto a di meno, caratteristica che la stragrande maggioranza dei lettori non condivide affatto però, per gradire di più questo aspetto, avrei preferito maggiori spiegazioni, anche a costo di incidere negativamente poi sulla ripetitività e sul ritmo. Non vedo l'ora di leggere altre opere dell'autore che lascino più spazio ad aspetti quali quelli psicologici perché penso che abbia le idee necessarie per renderli molto interessanti.

Il ritmo della lettura è veloce; io l'ho letto in due giorni e in circostanze in cui mi era estremamente scomodo leggerlo (al mare con il cellulare, non lo consiglio a nessuno! undecided) ma la voglia di andare avanti era talmente tanta che non ho potuto evitare ed aspettare un altro giorno per finirlo.

Lo stile dell'autore mi ha colpita perché in precedenza, come vi ho anticipato, avevo già letto altro di Valenza e, sebbene il suo timbro stilistico sia ben chiaro e riconoscibile, l'ho trovato migliorato dal punto di vista della fluidità del racconto; si capisce che l'autore nel frattempo ha accumulato maggiore esperienza e ha lavorato per migliorarsi; ottenendo un ottimo risultato che, sicuramente, non farà altro che migliorare con le prossime pubblicazioni.

Mi è piaciuto anche il fatto che vi fossero diversi spunti di riflessione su argomenti quali il potere, la schiavitù, la religione e simili che danno la possibilità di rendere la lettura anche utile; perché ti fa riflettere sulla propria opinione su quegli argomenti. Il concetto della piramide, ad esempio, già lo conoscevo ma esposto in questo modo mi ha colpita particolarmente.

All'ambientazione viene data molta importanza nel libro; è inevitabile immaginarsi chiaramente le scene, specialmente quelle ambientate all'interno del castello e sembra di essere lì in compagnia dei personaggi.

L'atmosfera è un altro elemento positivo di questo romanzo; nella prima parte l'ho ritenuta impeccabile, nella seconda parte ben fatta. Tra le due parti si vede l'inevitabile cambiamento che porta anche il lettore a cambiare stato d'animo.

Lo consiglio perché si tratta di un libro di un autore emergente che vale la pena di essere letto (ad un piccolo prezzo tra l'altro), perché l'autore sta migliorando sempre di più ed è assolutamente da tenere d'occhio anche riguardo a quello che pubblicherà nel futuro e perché mi è piaciuto e penso possa piacere a tutti; ottimo al mare (in un display grande però wink) per passare ore di intrattenimento assicurato.

Citazioni

Alfred tende la mano e mi porge la lista, e se ne sta lì con il braccio proteso verso di me a sostenere l'impercettibile peso di un foglio di carta, ma io so che il non prendere immediatamente quel foglio, rende quell'impercettibile peso un peso enorme.

Dopo che furono cacciati dall'Eden e furono condannati alla mortalità i due si perdonarono, continuarono ad amarsi. E così, mogli perdonano mariti, padri perdonano figli, vittime perdonano carnefici e l'umanità persiste grazie a quella qualità del tutto terrena che è il perdono. Il peccato originale, Alfred, è l'amore! Ed è grazie a quello che abbiamo imparato a perdonare, allontanandoci dal divino. Il perdono è stato partorito dall'amore.

L'unico limite del potere è il muro invalicabile di un intelletto che ha vinto gli inganni del tempo e della materia.

Il tempo... Lo sento tutto, ne sento il lento incedere, il suo gravare sulle mie spalle, si dilata per ricordarmi che adesso è questa la mia realtà.

Dopo la morte di Isabel mi sono sentito come il capitano di una nave priva di equipaggio, con al timone il mio istinto. Persa nella tempesta notturna, con radi fulmini a rischiarare il cielo e ad illuminare un sentiero fatto da boe invisibili. A volte... a volte avrei voluto abbandonare la nave.

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